Leggiuno | 2 Giugno 2021

Suore nella trappola del “finto direttore di banca”: verranno risarcite, condannato il truffatore

Un 53enne torinese dovrà scontare un anno e tre mesi per aver raggirato nel 2017 la madre superiora dell'Istituto Maria Consolatrice di Leggiuno

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Fingendosi un direttore di banca intervenuto per un disguido relativo ad un bonifico, un uomo torinese di cinquantatré anni pensava di averla fatta franca, dopo aver ottenuto con l’inganno 4.500 euro dalla anziana madre superiora dell‘Istituto delle suore di Maria Consolatrice di Leggiuno, ma gli stessi strumenti utilizzati per il raggiro gli si sono ritorti contro, inchiodandolo alle proprie responsabilità.

L’uomo è stato individuato, sottoposto a processo e oggi anche condannato per truffa, a un anno e tre mesi di reclusione, dal giudice Cristina Marzagalli del tribunale di Varese.

I fatti, come riporta il quotidiano La Prealpina, risalgono al settembre del 2017 quando la religiosa ricevette una chiamata da una finta dipendente comunale che la informava di un accredito dell’entità di 25 mila euro ottenuto per errore. La suora, per porre rimedio, avrebbe dovuto contattare il direttore della banca al numero di cellulare indicato per telefono. Si fidò, anche perché in quel periodo l’istituto aveva realmente chiesto un contributo economico, nello specifico alla Regione Lombardia, per coprire le spese di una ristrutturazione.

Dei 25 mila euro ricevuti ne andavano restituiti 4.500, seguendo le indicazioni del finto direttore che spiegò all’anziana donna come provvedere al versamento tramite carta postepay. La superiora si accorse della truffa dopo un controllo in banca, successivo al pagamento. Dalle verifiche emerse l’assenza totale del bonifico regionale, ma anche il fatto che il numero di cellulare contattato, e dal quale aveva ricevuto le istruzioni, non apparteneva al direttore.

Alla spiacevole scoperta, si apprende ancora dalle pagine del quotidiano locale, seguì la denuncia presso la stazione dei carabinieri di Laveno Mombello. I militari si attivarono nelle indagini e grazie alla collaborazione con la polizia postale risalirono all’intestatario della carta: l’uomo oggi condannato.

“L’imputato – viene specificato in conclusione sulle pagine de La Prealpina – dovrà anche risarcire l’istituto che ospita una casa di riposo per suore; l’entità dell’indennizzo sarà decisa in una successiva causa civile, ma il magistrato ha già disposto una provvisionale di 5.000 euro, oltre al rimborso delle spese di costituzione di parte civile”.

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