(Dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato“. A cura di Renzo Fazio) Fra le cose che ogni tanto voglio ricordare ci sono purtroppo anche i ricordi più amari ma che è opportuno non dimenticare. Nei giorni scorsi è caduta una di queste ricorrenze, visto che praticamente 80 anni fa, il 14 aprile 1941 un altro giovane germignaghese veniva sacrificato alla patria, purtroppo non per difendere i nostri confini ma per invadere quelli altrui, in ossequio ad un’ennesima stolta decisione superiore.
Il Caporal Maggiore Enrico Buffo, figlio di Luigi Buffo, era un giovane e valente meccanico nato a Germignaga e “plasmato dall’obbedienza” fin dalla Leva giovanile del Partito Nazionale Fascista, come avvenne per molti altri coetanei in quell’epoca.
Allo scoppiare della campagna italiana di Grecia, voluta per cercare di bilanciare i successi ottenuti dai tedeschi a seguito dell’occupazione della Polonia del 1939, partì per questo fronte arruolato in un reggimento di carristi di assalto.
Il tutto ebbe inizio il 28 ottobre 1940, un giorno “speciale” quello scelto per sferrare il primo attacco, essendo quel giorno l’anniversario della Marcia su Roma. Nelle aspettative doveva trattarsi di una guerra-lampo tanto che una delle più celebri ed infelici frasi di quel periodo, “spezzeremo le reni alla Grecia…” verrà pronunciata da Mussolini pochi giorni dopo in Piazza Venezia a Roma, il 18 novembre. Poi però le cose non andarono proprio come auspicato.
Le cronache dell’epoca ci raccontano che durante i primi sei mesi di combattimento, Enrico Buffo si distinse per capacità ed abnegazione sulle montagne di quella che ai tempi era chiamata Jugoslavia, ma risultò per lui fatale la battaglia di Scutari, la cittadina albanese immediatamente a ridosso del confine con l’attuale Montenegro. Qui rimase gravemente ferito in un combattimento per poi morire subito dopo.
Il suo corpo venne tumulato in Albania e vi rimase per oltre vent’anni, fino al 1962 quando le sue spoglie fecero ritorno a Germignaga, con gli onori militari e una partecipata e commovente cerimonia officiata da Don Piero Bonfanti e Don Rino Villa.
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