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Germignaga | 10 Aprile 2021

Germignaga, dai lager tedeschi alla serie A: il campione Ambrogio Baira torna a casa

Le spoglie del calciatore, deceduto a Milano nel 2004 e originario dell'alto Varesotto, torneranno in paese domani. Fu una bandiera del Novara, sua unica squadra

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(Tratto dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”, a cura di Renzo Fazio) A quasi cento anni dalla nascita, avvenuta a Germignaga nel novembre del 1923, domani mattina faranno ritorno nel cimitero di San Giovanni i resti di Ambrogio Baira, morto a Milano nel 2004.

A molti questo nome è probabilmente sconosciuto ma stiamo parlando di un altro campione germignaghese, questa volta del calcio nazionale e protagonista per oltre vent’anni con la maglia del Novara Calcio, una delle quattro squadre di quello che era chiamato “il quadrilatero piemontese” (le altre tre erano il Casale, la Pro Vercelli e l’Alessandria) che dominarono nei primi decenni del calcio italiano.

Proveniente dalla U.S. Sestese di Sesto Calende, fece il suo esordio da centrocampista nel 1942 a Novara a soli 19 anni di età: “palliduccio e apparentemente gracilino… di coscia bianca e gambe a ics” così veniva descritto e ricordato in un articolo su “La Stampa” pubblicato in occasione del suo settantesimo compleanno.

Dimostrò invece fin da subito di quale forza in realtà era dotato quando, arruolato negli Alpini, dopo l’8 settembre 1943 venne catturato dai tedeschi, deportato nello “Stammlager nr. 746” di Hamm in Germania (Renania Settentrionale-Westfalia) e costretto ai lavori forzati, riuscendo a resistere alla fatica e alle angherie.

A guerra conclusa, dopo la liberazione rientra in Italia e subito si reca al Novara Calcio che lo re-inserisce in prima squadra. Dopo due campionati giocati in serie B, nel 1947 il Novara ingaggia il trentaquattrenne Silvio Piola e grazie anche al contributo di questo campione, nel 1948 arriva nuovamente la promozione in serie A dove vi rimane ininterrottamente per 8 stagioni, raggiungendo nella stagione 1951-52 il miglior piazzamento in classifica con l’ottavo posto.

In tutti questi anni e in quelli successivi fino al 1962 Ambrogio Baira è sempre presente: è il “cervello libero della squadra”, infaticabile trascinatore ma leale avversario, pronto a battere le punizioni dal limite dell’area o i rigori con il suo sinistro potente e micidiale, temuto da tutti i portieri.

Memorabile l’impegno da lui profuso l’11 giugno 1961 quando in un drammatico spareggio salvezza giocato a Ferrara contro la Triestina, il Novara ha la meglio solamente ai supplementari dopo essere stato sotto per 1 a 0.

Alla fine della sua carriera, con la fascia di capitano al braccio, al suo attivo si conteranno ben 496 presenze tutte con la maglia del Novara, l’unica da lui indossata a livello professionistico, suddivise in 231 presenze in serie A e 265 in serie B con uno score di 25 centri nella porta avversaria.

Come numero di presenze nel Novara, solo Giovanni Udovicich lo ha superato. Una volta “appese le scarpette al chiodo” Ambrogio Baira si dedicherà a una torrefazione di caffè avviata a Milano quando ancora calcava i campi di gioco. Negli anni successivi manterrà stretti rapporti con la sua squadra del cuore, spesso presente sulle gradinate dello stadio ad incitare le nuove leve e sempre disponibile ad iniziative finalizzate alla promozione e alla crescita della sua unica squadra.

Di lui ci rimangono alcune figurine sportive antesignane delle mitiche “ figurine Panini”, qualche fotografia in bianco e nero e il ricordo di uno sportivo esemplare che ha contribuito a far parlare di Germignaga al di là dei nostri dintorni.

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