La sfida impossibile all’attacco più forte del campionato ha portato ieri sul parquet dell’Enerxenia Arena la Varese più bella della stagione. Serviva il secondo scontro consecutivo fuori portata – dopo la sconfitta di Bologna – in una fase così complessa, segnata da tutte le implicazioni della corsa salvezza, per scatenare una reazione da giganti degli uomini di Massimo Bulleri.
Una reazione che va ben oltre il moto d’orgoglio e proietta un fascio di luce sul fondo della classifica. La storia di Varese – Sassari, dalla palla a due alla sirena finale, con l’89-74 impresso sul tabellone, è una storia da manuale che insegna come cogliere le mille insidie di un’annata così difficile traducendole in carburante per provare ad invertire la rotta, in anticipo rispetto alla tabella di marcia che presenta ora diverse gare da non fallire (a cominciare da Pesaro, domenica prossima, poi Reggio Emilia, Trento e Treviso).
I biancorossi in quaranta minuti hanno messo sul campo tutto ciò che per venti turni è stato materia esclusiva dei sogni proibiti, arrivando persino a liberarsi dal vincolo della dipendenza da Scola, trovando nello slancio per affrontare un simile ostacolo, la combinazione che ha attivato tutti gli ingranaggi del sistema squadra.
Sette gli assist di Douglas (accompagnati da 22 punti e da una serie di triple decisive, trovate in molteplici momenti caldi della gara, che ha visto Varese passare da parziali di svantaggio che hanno sfiorato la doppia cifra a contro parziali che hanno invece portato la squadra a condurre anche grazie alle realizzazioni della guardia americana, vivace e determinata); diciassette i punti di Ruzzier, massimo stagionale raggiunto per la seconda volta, dopo Trieste, a suon di transizioni e incursioni fulminee verso il ferro (degno di nota anche il supporto con ingresso dalla panchina di De Nicolao); soltanto tre le palle perse nei primi venti minuti, indice dell’attenzione alla costruzione del gioco nella stessa fase della partita che ha visto Scola “bloccato” con quattro punti messi a referto; nove i rimbalzi di Egbunu, che tra limiti e difficoltà di varia natura, si è caricato sulle spalle il peso di spostare il gioco sotto canestro; dodici i punti costruiti su rimbalzi offensivi e diciotto quelli maturati dai possessi lasciati per strada da Sassari, passata del predominio iniziale nell’area colorata, grazie ai suoi due mastini Happ e Bilan, alla sofferenza, forse non calcolata, davanti ad una difesa finalmente capace di chiudersi, di non perdere la rotazione e di forzare il turnover, portando poi la squadra sull’altro lato per capitalizzare le giocate.
Otto è il numero che chiude la sequenza e corrisponde alle vittorie consecutive della compagine guidata da Gianmarco Pozzecco, racchiuse in una striscia positiva che è andata in fumo sul campo di Masnago, dove gli uomini in canotta biancorossa hanno messo in fila una dietro l’altra tutte le ragioni per cui, a otto turni dalla fine, vale la pena di continuare a credere nella Pallacanestro Varese.
PALLACANESTRO OPENJOBMETIS VARESE-BANCO DI SARDEGNA SASSARI: 89-74
Pallacanestro Openjobmetis Varese: Beane 4, Morse 8, Scola 9, De Nicolao 6, Ruzzier 17, Strautiņš 11, Egbunu 6, De Vico ne, Ferrero 6, Douglas 22. Coach: Massimo Bulleri.
Banco di Sardegna Sassari: Spissu 19, Bilan 15, Treier ne, Chessa ne, Kruslin 4, Happ 15, Martis ne, Katic 7, Re ne, Burnell 7, Gandini, Gentile 7. Coach: Gianmarco Pozzecco.
Arbitri: Vicino – Quarta – Pierantozzi.
Parziali: 18-22; 23-17; 21-17; 27-18. Progressivi: 18-22; 41-39; 62-56; 89-74.
Note – T3: 11/32 Varese, 6/20 Sassari; T2: 22/39 Varese, 21/42 Sassari; TL: 12/14 Varese, 14/20 Sassari. Rimbalzi: 40 Varese (Egbunu 9), 37 Sassari (Gentile 9); Assist: 18 Varese (Douglas 7), 13 Sassari (Spissu 5).
(Foto di copertina © Alberto Ossola)
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