Secondo il Governo ticinese, il notevole flusso transfrontaliero appare solo parzialmente legato a motivi professionali e per questa ragione, nella giornata di ieri, il Consiglio di Stato ha inviato una lettera al Consiglio federale richiedendo di reintrodurre controlli sistematici al confine e di chiudere i valichi minori con fasce d’orario. L’obiettivo dei ticinesi, così facendo, sarebbe quello di diminuire la diffusione del Covid.
La notizia non è stata presa positivamente da parte delle istituzioni e dai sindaci del territorio di frontiera dell’alto Varesotto, che si sono già interfacciati con i rappresentanti parlamentari della nostra zona per capire come evitare la situazione che si è verificata nella scorsa primavera, quando migliaia di frontalieri hanno subito numerosi disagi a causa della chiusura dei valichi.
Oggi è proprio Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’Associazione Comuni italiani di frontiera, ad aver scritto alle istituzioni e ai parlamentari della provincia di Varese, per denunciare la difficile situazione economica sul confine.
“Alle istituzioni e ai parlamenti ho chiesto due cose – commenta Mastromarino -: la prima i ristori, a fondo perduto in tempi certi e in modo semplice e chiaro, e la seconda invece riguarda il superamento di una visione statica degli spostamenti tra gli Stati (in virtù anche del fatto che giornalmente per motivi di lavoro, oltre 60.000 frontalieri varcano il confine senza aver effettuato alcun tampone), a favore di una visione dinamica degli stessi, che permetta a tutte le persone in possesso di test molecolare antecedente almeno le 48/72, ai soggetti vaccinati e a quelli guariti di varcare liberamente la frontiera”.
© Riproduzione riservata








Vuoi lasciare un commento? | 0