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Luino | 7 Gennaio 2021

Disposizioni Covid-19: il calendario dei prossimi giorni in Lombardia fra aperture, chiusure e incognite

Il 7 e l’8 gennaio siamo gialli, arancioni il 9 e 10, colore da definire dall’11 gennaio

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Articolo pubblicato da Confcommercio Ascom Luino

L’Epifania tutte le feste si porta via e, per due giorni, la Befana si porta via anche la zona arancione.
Tornano i colori del Covid-19, con la tonalità che comanda sui nostri comportamenti. Districarsi nel dedalo di norme, vecchie e nuove, non è facile: analizziamo la situazione, con particolare riferimento alle attività commerciali.
Le novità normative sono previste dal decreto legge n. 1 del 5.1.2021 e si raccordano con le precedenti disposizioni: facciamo il punto della situazione, analizzando cosa si potrà fare e cosa non è consentito.

                                                                                   Giovedì 7 e venerdì 8 gennaio 2021
In questi due giorni ritorniamo gialli: quindi, dalle ore 5.00 alle 22.00, ci si potrà spostare liberamente (senza obbligo di motivazione, né di autocertificazione) ma solo all’interno della propria regione. Si può andare fuori regione, o provincia autonoma, solo per motivi di lavoro, necessità, salute: per gli stessi motivi ci si può spostare, all’interno della regione, dalle 22.00 alle 5.00.
I negozi, a prescindere dalla tipologia di prodotti venduti, possono restare aperti.
Bar, ristoranti, pubblici esercizi in genere possono aprire con il servizio al banco o al tavolo dalle 5.00 alle 18.00: massino 4 persone al tavolo, a meno che non siano tutti conviventi. Dalle 5.00 alle 22.00 è consentito l’asporto (con divieto di consumazione sul posto e nelle vicinanze), la consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario.
La ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive è consentita senza limiti di orario, limitatamente ai propri clienti.

                                                                               Sabato 9 e domenica 10 gennaio 2021
Torniamo ad essere arancioni, quindi dalle 5.00 alle 22.00 ci si può spostare liberamente all’interno del proprio comune, mentre gli spostamenti in altri orari (anche se nello stesso comune) o in altri comuni sono possibili solo per motivi di lavoro, necessità, salute. Chi risiede in un comune con meno di 5.000 abitanti può spostarsi entro il raggio di 30 chilometri, ma non si potrà recare nei capoluoghi di provincia.
I negozi, a prescindere dalla tipologia di prodotti venduti, possono restare aperti, ma sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali, ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.
Bar e ristoranti sono aperti ma solo per l’asporto (dalle ore 5.00 alle 22.00) e la consegna a domicilio (senza limiti di orario). Non possono servire al bancone o al tavolo: con l’asporto è vietata la consumazione sul posto o nelle immediate vicinanze.

                                                                                                 Da lunedì 11 gennaio
Oggi non sappiamo cosa succederà: dipende dall’andamento dei contagi e dall’indice RT, il dato che misura la trasmissibilità del virus, i cui parametri sono stati resi più restrittivi proprio dal decreto legge del 5 gennaio. L’ISS – Istituto Superiore di Sanità l’8 gennaio renderà noto il suo report, con i contagi rilevati regione per regione: sulla base di questi dati il Ministero della Salute, già il giorno 8 o il 9 gennaio, assegnerà il colore alle regioni. Proprio dal colore dipenderà cosa sarà consentito, regione per regione. Se la Lombardia sarà gialla ci sarà maggiore libertà di movimento e molte più attività aperte; in arancione le limitazioni sono maggiori. Non dovremmo rischiare di finire in zona rossa.
In ogni caso, anche se diventassimo gialli, fino al 15 gennaio non ci si potrà spostare fuori regione se non per lavoro, necessità, salute.

                                        Oggettive difficoltà per le aziende e per i pubblici esercizi in particolare
Il quadro come si vede è articolato. L’emergenza Coronavirus ha danneggiato molte imprese, ma senza dubbio i pubblici esercizi sono quelli che stanno pagando il prezzo più alto. Il 26 ottobre è scattato l’obbligo di terminare il servizio al tavolo e al banco alle ore 18.00; dal 6 novembre al 13 dicembre sono stati chiusi, potendo effettuare solo asporto e servizio a domicilio. Gli è stato permesso di riaprire, con servizio sino alle 18.00, per dieci giorni, dal 14 al 23 dicembre. Poi di nuovo chiusi, solo con possibilità di asporto e servizio a domicilio. Adesso possono riaprire per due giorni, il 7 e 8 gennaio, poi chiusi il 9 e 10, dall’11 non si sa. Gestire un’impresa in queste condizioni è … un’impresa, impossibile. Asporto e consegna a domicilio garantiscono ricavi limitati e non sono così facili da organizzare. FIPE Confcommnercio, con i sindacati dei lavoratori dipendenti, lo ha fatto presente al Governo.
Ne abbiamo scritto qui.
Speriamo proprio che gli enti competenti ascoltino il grido di dolore della categoria.

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