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Alto Varesotto | 15 Dicembre 2020

Torna la cultura di frontiera: a Natale la seconda uscita de “La Breva”

Numerosi contributi culturali e narrazioni che riguardano tutto il territorio insubrico, ecco tutti i punti vendita dove acquistare il volume nell'alto Varesotto

Tempo medio di lettura: 3 minuti

La rivista dedicata al territorio insubrico compie due anni, rinnovando l’obiettivo intrapreso con il suo esordio: rispecchiare il territorio che racconta, riscoprendosi altrettanto ricca e sfaccettata.

Storie, idee e scoperte le cifre stilistiche del progetto divulgativo “La Breva” che, fortemente voluto dall’omonimo Circolo in collaborazione con l’Archivio Storico di Ponte Tresa, un anno fa dava alle stampe il suo primo numero. Il vento lacustre da cui prende il nome è, anche fuor di metafora, ancora una volta il filo conduttore che soffia tra le sue pagine, che in questa seconda pubblicazione si presentano ancor più dense, ricche e corpose della precedenti.

Perché, se si fa presto a dire cultura locale, non altrettanto agevole figura il compito di tessere la narrazione d’un oggetto d’indagine così complesso, ramificato, vario e molteplice come il territorio insubrico. Ed è proprio qui che la volontà di carpire l’essenza di una realtà dai confini tanto sfumati da mescolarsi e confondersi a più riprese si palesa, non potendo risultare più distante dall’essere fine a sé stessa.

“La Breva”, infatti, fin dal primo numero ha squadernato i suoi intenti: essere sì un atteso contenitore di conoscenza e storia locali ma, soprattutto, proporsi come spunto di scoperte e approfondimenti che, slegati dai confini geografici, propongono infinite discussioni e riflessioni dal respiro molto più ampio. Un modo, vero e vivo, per affondare cuore e mente in una materia pulsante, in parte quotidiana ma, per molti versi, ancora sconosciuta, soprattutto quando s’indagano vicende antiche o s’esplorano i nostri cieli, terre, acque.

Non è quindi difficile prevedere che, quest’anno, l’avvio de “La Breva” scaturisca dall’emergenza Covid19. Come una macchina del tempo, la rivista recupera le memorie del secolo scorso, scandagliando i giorni di quell’influenza “spagnola” che non risparmiò neppure l’Insubria. In due articoli di Giuseppe Ottavio Armocida e Rosario Talarico, ecco quindi palesarsi un’esistenza quotidiana che, negli anni del morbo, non fu poi tanto diversa da ciò che oggi patiamo, mostrandoci quanto allora funzionò (oppure no) per contenere il contagio.

Dalla guerra ai virus a quella degli uomini: ecco come subìre un conflitto mondiale senza averlo in casa propria. L’articolo di Domenico Righetti, infatti, tratteggia uno schizzo vivace di Ponte Tresa, svizzera e neutrale, ai tempi della Grande Guerra del 1914-18, che infuriava nell’Italia confinante, davvero tanto, troppo vicina.

Ma “La Breva” raccoglie suggestioni persino dal paesaggio: a partire da quello tormentato della Linea Cadorna in un pezzo di Jenny Santi che, idealmente, si fonde con la riscoperta storica delle miniere di Sessa e del Varesotto e dei loro possibili sfruttamenti turistici, ad opera rispettivamente di Daniela Vitello e Massimiliano Naressi.

Dalla terra alla gente, alle persone che ogni giorno si spostano da un confine all’altro per centinaia di motivi, rendendo complessa la convivenza con la frontiera e le sue leggi. Sull’argomento fa piena luce Cecilia Sanna, che traccia una lucida disamina dei diritti e dei doveri sanciti, nel corso del tempo, da patti e accordi su cui si discute tutt’ora.

Attraverso la penna brillante di Enrico Fuselli, ecco rivivere la storia, comica e romantica allo stesso tempo, del contrabbando agli inizi del Novecento: un gioco tra guardie e ladri fatto d’astuzia, valore e furbizia popolare. Dal folclore di dogana alle ombre del lago: Bernardino Croci-Maspoli schizza il ritratto del Barbablù della Torrazza, una storia vera che è un vero thriller.

Sempre ambientato sullo Stretto il racconto di Piero Chiara “La sentinella di Lavena”, che fa riferimento agli accadimenti susseguitisi dopo l’otto settembre millenovecentoquarantatré, allorché la nostra zona di frontiera divenne teatro di un massiccio esodo verso la Svizzera da parte di Ebrei, antifascisti, militari sbandati, fascisti in disgrazia con altri perseguitati da Tedeschi e repubblichini. In proposito un doveroso ringraziamento va al linguista, il professor Federico Roncoroni e agli eredi della famiglia Chiara per aver concesso gratuitamente i diritti d’autore.

Alessandro Soldini, invece, indaga su una vera “fuga di cervelli”… o quasi! Il cervello in questione è di Jacopo Morelli, grande erudito nato a Casaccia, ma vissuto per lo più a Venezia, dove fu intelligentissimo e agguerrito prefetto della Biblioteca Marciana, tanto da tener testa persino a Napoleone.

Francesco Pellicini, membro della celebre compagnia teatrale “I Legnanesi”, chiude la rivista ponendosi una domanda davvero imprescindibile: ma che ci sarà mai tanto da ridere, sulle sponde di Luino? O, meglio, perché questa nostra regione ha messo al mondo così tanti comici, artisti e intrattenitori? Colpa del lago o di questa strana terra? Scopriamolo.

Ecco i punti di vendita sul territorio: a Luino “L’Angolo Quotidiano”, in piazza Libertà”, e la Tabaccheria Edicola, in piazza Risorgimento; a Lavena Ponte Tresa “Edicola del Lago”, presso il valico; a Porto Ceresio, “Edicola Celestina”; a Ponte Tresa (Ticino), “Agenzia della Posta”, presso via Lugano e, infine, a Lugano, “Libreria Segnalibro”.

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