Il primo weekend della Lombardia in zona gialla ha fatto discutere e ha destato preoccupazione per l’assalto ai negozi e per gli assembramenti registrati nelle principali vie dei grandi centri urbani, tanto che sul versante istituzionale – anche alla luce di quello che sta avvenendo in molte altre regioni da nord a sud – si è aperto nell’immediato il dibattito su un eventuale ritorno ad altre restrizioni per salvaguardare i traguardi fino a qui ottenuti guardando ai numeri e ai dati statistici della curva epidemiologica.
Code e bagni di folla non hanno però interessato gli esercizi commerciali delle aree di confine. Decisamente diverso è stato infatti lo scenario che ha accolto nella giornata di domenica le realtà locali della fascia prealpina. Una situazione in particolare ha stimolato le reazioni, anche scettiche, di cittadini e amministratori: quella di Lavena Ponte Tresa.
Nulla di inaspettato, volendo guardare alle disposizioni attualmente in vigore e nello specifico a quelle scattate ieri, come da dpcm. L’assenza di compratori provenienti dal Ticino ha comunque sollevato perplessità e delusione, data la speranza nutrita da molti negozianti di poter recuperare almeno una piccola parte degli incassi mancati in questi giorni di “respiro” che ci separano dalle festività.
Tale malcontento, filtrato soprattutto attraverso i gruppi Facebook locali, rende necessaria una precisazione rispetto a quanto previsto dalle normative.
Come riportato nei giorni scorsi dai principali quotidiani di informazione del territorio, e anche dal nostro sito, il passaggio della Lombardia dalla zona arancione a quella gialla ha sancito l’attivazione di nuove regole circa gli spostamenti che riguardano la vicina Confederazione elvetica. Chi dalla Svizzera ha intenzione di spostarsi verso qualsiasi zona gialla d’Italia, già dal 10 dicembre (quando in Lombardia vigevano ancora le restrizioni della zona arancione), deve mettersi in contatto con l’ATS per fornire la prova della propria negatività al tampone, accertata nelle quarantotto ore antecedenti l’ingresso in Italia (o in alternativa sottoporsi all’isolamento fiduciario una volta varcato il confine).
Alla misura sono applicate delle esenzioni che tuttavia – ed è qui che si inserisce la delusione di molti – non riguardano gli acquisti e lo shopping natalizio. La permanenza in Italia per ragioni professionali o di salute, e per un tempo massimo di 120 ore, non prevede l’accertamento della negatività al tampone tramite ATS. Identico discorso per chi transita sul territorio italiano per un periodo massimo di 36 ore. Le esigenze in questo secondo caso devono essere tassativamente legate ad uno spostamento, per esempio verso un aeroporto o un altro tipo di scalo, al fine di raggiungere un paese estero o comunque completare un trasferimento che includa il passaggio da una regione gialla del nostro Paese.
Spese e acquisti, è bene ribadirlo, non figurano tra le casistiche citate nell’ambito delle esenzioni, ed ecco dunque spiegata l’assenza della consueta clientela dal Ticino tra i negozi del Luinese e della cittadina affacciata sul Ceresio, dato il vincolo del tampone e le annesse procedure burocratiche da attivare tramite ATS, oggettivamente poco funzionali per uno spostamento non essenziale come quello relativo alle compere.
Ragionando in conclusione su quanto descritto, è comprensibile la posizione di chi ritiene le norme anti Covid di carattere nazionale, oggi in vigore, carenti in termini di efficienza per quanto concerne interazioni e spostamenti tra le aree di confine. In merito a questo aspetto, come riporta il sito web della RSI, sono in corso trattative a livello ministeriale per disciplinare in modo diverso i rapporti alla frontiera da qui ai prossimi giorni, a cominciare da requisiti e condizioni che consentano ai cittadini stranieri di effettuare i propri acquisti negli esercizi commerciali di confine.
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