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Varese | 19 Novembre 2020

Covid, “Sì alla spesa fuori dal Comune, no al parrucchiere di fiducia”

La Prefettura chiarisce la differenza tra i supermercati con prezzi più economici e gli altri servizi lontano da casa. Confartigianato: "Rischio due pesi e due misure"

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Se il supermercato più vicino non è il più economico, il cittadino ha tutto il diritto di superare i confini del proprio comune di residenza per raggiungere la struttura in grado di garantire prezzi più adeguati.

A permetterlo sono le Faq pubblicate dal Governo per cercare di far chiarezza nel merito dei divieti imposti in zona rossa, quella in cui è saldamente inchiodata la Regione Lombardia e, con essa, la provincia di Varese.

“Una scelta di buonsenso che riconosciamo come tale e apprezziamo – afferma il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli, che ha bene in mente altre casistiche alle quali, dice – a questo punto, si potrebbe applicare il principio: perché andare dove la spesa costa meno, e dove ci si sente quindi a proprio agio, non può equivalere ad andare dal meccanico, dal gommista o dalla parrucchiera di fiducia?”.

Galli pensa ai tanti cittadini pronti a fornire autocertificazioni più che valide e rivela: “I prefetti di Sondrio, Cremona, Brescia e Bergamo, città in zona rossa come Varese, hanno chiarito che i cittadini possono raggiungere le attività di fiducia anche al di fuori del proprio comune, a condizioni naturalmente che i professionisti chiamati a erogare il servizio lo facciano nel più totale rispetto delle norme anti Covid. Nei giorni scorsi abbiamo scritto al prefetto di Varese: chissà se anche in questa provincia non si possa pensare a una interpretazione che nulla toglierebbe alla sicurezza ma darebbe agli operatori la possibilità di lavorare (si pensi ai parrucchieri, certo, ma anche a meccanici e gommisti)?”.

Dalla Prefettura, nel giro di poche ore, è arrivato il chiarimento richiesto. “Si ritiene che, in tale contesto, non possa assumere alcuna rilevanza l’aspetto fiduciario che caratterizza i rapporti tra consumatori ed esercenti, atteso che una diversa interpretazione condurrebbe inevitabilmente all’elusione del dettato normativo”, si apprende dal documento firmato dal prefetto Dario Caputo.

A conti fatti, ci si sposta solo quando sul territorio del proprio comune non ci sono i servizi di cui si ha necessità. O qualora si debba raggiungere (vedi Faq del Governo) una struttura che consenta di fare una spesa più conveniente.

“L’interpretazione di Varese è chiara – ha dunque ribadito il presidente Galli – nonostante altre prefetture, è il caso di Sondrio, Cremona, Brescia e Bergamo, abbiano dato versioni differenti, vale a dire che i cittadini possono spostarsi e raggiungere le attività di fiducia anche fuori dal comune di residenza, a condizione che i gestori assicurino flussi contingentati e corretta applicazione dei dispositivi anti contagio. Prendiamo comunque atto di quanto indicato e così faranno gli operatori attivi in provincia. Ciò premesso, intravediamo il rischio dei due pesi e delle due misure, con i centri commerciali per i quali è stata certificata una ‘apertura’ direttamente dal Governo, tramite le Faq, e gli artigiani fermi all’angolo. Comprendiamo il riconoscimento del concetto di necessità inteso come bisogno da soddisfare con urgenza – sottolinea in conclusione il presidente di Confartigianato Varese – ma siamo proprio certi che lo sia il dover fare acquisti in un centro commerciale piuttosto che in un altro, anche se più vicino al luogo di residenza? È questa una corretta interpretazione del significato di necessità?”.

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