Cuveglio | 12 Ottobre 2020

Cuveglio, il Museo indiano va in tv: “Piccole soddisfazioni dopo una stagione da incubo”

Alcuni reperti faranno parte degli oggetti di scena nel nuovo film con protagonista Kim Rossi Stuart. Crollo delle visite per il Covid ma si pensa ai progetti futuri

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Alla conclusione di una stagione mai iniziata perché travolta sul nascere dal coronavirus, arrivano per l’American Southwest Museum di Cavona due piccola soddisfazioni che trasmettono fiducia, non soltanto in vista della ripresa delle attività – ormai rimandata all’anno prossimo – ma anche a conferma della preziosa testimonianza che la struttura offre dentro e fuori i confini della Valcuvia.

Da una parte c’è la citazione (con servizio dedicato) all’interno del programma tv “Quante Storie“, condotto da Corrado Augias e in onda su Rai Tre; dall’altra, la casa di produzione Palomar, leader nel mercato della fiction (“Il Commissario Montalbano”), si è rivolta alla struttura per avere in prestito alcuni reperti appartenenti alla storia dei nativi americani, da collocare tra gli oggetti di scena del nuovo film con protagonista Kim Rossi Stuart (“Il nome della Rosa”, “Romanzo Criminale”, “Vallanzasca – Gli angeli del male”, “Gli anni più belli”), le cui riprese sono tuttora in corso.

E’ la prima volta che succede, perlomeno da quando sono direttore io – commenta Michele Gibin, responsabile del museo -. Nei prossimi giorni consegneremo il materiale alla società, si tratta di libri e altri oggetti che troveranno posto negli interni di una scena. La Palomar è entrata in contatto con la nostra realtà dopo aver visionato il sito internet del museo”.

Alla fine di febbraio presso gli spazi di via Filzi erano in corso i preparativi per una grande giornata inaugurale che avrebbe sancito l’inizio della stagione nel migliore dei modi, grazie ad una donazione proveniente da Alessandria e destinata ad arricchire ulteriormente il già ampio patrimonio (più di quattrocento pezzi che raccontano la storia dei nativi americani e della nascita del Nuovo Mondo) con quaranta oggetti appartenuti a Fabrizio Colonna, collezionista e amante di viaggi come Lorenzo Vescia, il chirurgo milanese originario di Cavona a cui il museo – grazie ad una donazione della famiglia dell’uomo, avvenuta a seguito della sua morte nel 1989 – deve la sua preziosa raccolta.

Abbiamo riaperto a inizio luglio – prosegue Gibin – in linea con le disposizioni del governo, ma abbiamo perso, sempre a causa del Covid, tutte le attività già programmate, come mostre di pittura, presentazioni di libri e visite delle scolaresche che per noi sono di vitale importanza”. Gli istituti scolastici ogni anno fanno la differenza, consentendo al museo di raggiungere un numero soddisfacente di accessi, che nel 2019 hanno raggiunto quota 770. “A fine novembre chiuderemo i battenti e la scoperta della nuova collezione è dunque rimandata alla prossima estate. In cantiere però c’è molto di più – svela in conclusione il direttore – perché stiamo pensando ad un ammodernamento generale della struttura, dal percorso tematico interno alla cartellonistica, magari con l’aggiunta di un’audio guida che aiuti a mettere in risalto l’atmosfera legata ai nativi americani, alla loro storia e alle loro condizioni”.

Il messaggio è inevitabilmente rivolto anche all’amministrazione comunale, proprietaria del sito, che ha recentemente deliberato l’ok per la cessione degli oggetti di scena alla Palomar. “Crediamo molto nelle potenzialità del nostro piccolo museo – commenta l’assessore Renato Furigo – purtroppo reduce da una sfortunata stagione. Si tratta di una struttura forse unica in Italia che non mancheremo di valorizzare insieme alla chiesa di S. Anna, per noi un altro importante spazio dove cultura, arte e musica sono di casa”.

Qui, grazie ad un progetto condiviso tempo fa con i carcerati di Opera, l’intera Via Crucis è stata riqualificata. Ora si pensa ad un progetto per l’area esterna, dove il Comune punta ad allestire un parco giochi inclusivo, panchine e tavoli per i momenti ricreativi.

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