Si è tenuta nella mattinata di ieri, domenica 27 settembre, la commemorazione del 76esimo anniversario dell’eccidio dei partigiani alla Gera di Voldomino con una cerimonia in forma più ridotta rispetto al solito, senza la tradizionale sfilata per le vie del centro, ma con un unico momento celebrativo in piazza Risorgimento, dove il nuovo sindaco di Luino – Enrico Bianchi – ha indossato per la prima volta la fascia tricolore in pubblico.
Dopo il consueto omaggio ai caduti con la deposizione di una corona al monumento loro dedicato, alla presenza – oltre che del primo cittadino e dei “colleghi” di Germignaga (Marco Fazio), Maccagno con Pino e Veddasca (Fabio Passera) e Cunardo (Pinuccia Mandelli) – dei rappresentanti delle forze dell’ordine locali, delle associazioni d’arma e di volontariato e dell’ANPI, è stato proprio Enrico Bianchi a prendere la parola per primo: “Per me la giornata odierna assume un significato speciale: è la mia prima uscita ufficiale e coincide con questo importante ricordo. La sento come se fosse l’inizio di un’avventura che, come tutti gli inizi, necessita di partire con dei principi e dei fondamenti per un percorso di impegno e di lavoro per la citta“, ha infatti affermato il sindaco all’inizio del suo discorso.
“Vogliamo rinnovare un patto coi martiri della Gera, – ha proseguito il sindaco – vogliamo dire loro che raccogliamo la loro eredità, che oggi non siamo qui per celebrare solamente un fatto storico, ma per rinnovare e rinnovarci nei valori che hanno costituito l’essenza della loro esistenza: il coraggio delle loro scelte, il desiderio e la speranza di una vita migliore, di pace e di diritti – senza dimenticare i doveri -, di libertà, di giustizia e democrazia. Se rivolgiamo il nostro pensiero ai martiri della Gera, riusciamo a sentire ancora le loro voci che ci dicono: ‘Non c’è politica senza valori, senza programmi, senza condivisione, le persone al primo posto: questa è la politica per la quale abbiamo sacrificato le nostre vite'”, ha concluso Bianchi prima di lasciare il posto a Marco Fazio sulla tribuna degli oratori.
Anche il primo cittadino di Germignaga ha voluto sottolineare i valori per i quali gli uomini e le donne, che hanno perso la vita o sono finiti in prigione in quelle settimane fra il settembre e l’ottobre 1944, hanno lottato e che sono poi diventati un’eredità giunta fino a oggi. Citando Umberto Eco, che scriveva che “si può giocare al fascismo in molti modi”, ne ha voluti riconoscere due in modo particolare. Uno è quello dei cosiddetti “nostalgici”, che ritengono il fascismo un’opzione da poter riproporre politicamente ancora oggi e il secondo è quello “in abiti civili, mascherato al punto da essere irriconoscibile”: “Se l’esperienza storica infatti è conclusa, non sono state estirpate le radici del fascismo né distrutti i suoi frutti”.
“Intorno a noi vediamo continuare ad agire chi mette muri, chi mette gli uni contro gli altri per controllare entrambi, chi limita le libertà civili e individuali”, ha proseguito Fazio, “se i ragazzi della Gera erano convintamente antifascisti, lo erano perché combattevano queste idee: come possiamo dunque noi non dirci a nostra volta antifascisti? Come loro pratichiamo una lotta di resistenza quotidiana, piccola ma non per questo meno importante. Lo dobbiamo ai giovani della Gera, ma lo dobbiamo soprattutto al nostro paese e ai nostri figli”.
L’orazione ufficiale è stata invece affidata alla dottoressa Arianna Petrotta, giovane iscritta dell’ANPI, che ricordato anche dal punto di vista storico quanto accaduto non solo a Voldomino, ma anche al cimitero di Brissago Valtravaglia e alle Bettole di Varese, dove si sono consumate le altre rappresaglie perpetrate dai fascisti. Anche lei, successivamente, ha voluto puntare l’attenzione ciò che oggi “si presenta come nazionalismo esasperato, come populista, razzista e intollerante verso le altre religioni e le minoranze, maschilista e omofobo”: forme di neofascismo – spesso anche velate – alle quali occorre prestare attenzione per smascherarle e condannarle e che contribuiscono a far percepire ai giovani come incerto il loro futuro insieme a tutte le altre problematiche attuali quali la pandemia, le difficoltà economiche o i cambiamenti climatici.
In conclusione, la dottoressa Petrotta ha letto una poesia di Franco Fortini, “Canto degli ultimi partigiani”, dopodiché una piccola delegazione dei partecipanti si è spostata alla Gera per la tradizionale celebrazione della messa proprio nel luogo in cui sono avvenuti i tragici fatti nel 1944.
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