Monvalle | 25 Settembre 2020

“Adriana con le sue spose”, quarant’anni di abiti in una mostra

La lunga attività di Adriana Milani, sarta di Monvalle, verrà celebrata nel weekend con un'esposizione: il regalo della figlia per il suo 80esimo compleanno

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La signora Adriana Milani, ottant’anni compiuti a maggio in coda al lockdown, impiegava più di un mese per confezionare su misura i suoi abiti, destinati alle giovani donne che a lei affidavano la gestione dell’aspetto più delicato, e allo stesso tempo più affascinante, di quel giorno della vita in cui tutto deve essere perfetto. Quello che con la solennità di una cerimonia in cui ogni formula è scandita da un’emozione, segna l’inizio di un nuovo percorso, in assoluto il più importante e atteso per chi sceglie di seguirlo.

Dal soggiorno della sua casa di Monvalle, che per lungo tempo è stata anche laboratorio di idee, di forme e di colori, sfoglia le pagine di un raccoglitore rilegato. In ogni pagina è ritratta una sposa con indosso una sua creazione.

Impossibile risalire al numero esatto di vestiti realizzati in più di quarant’anni di lavoro, ma una cosa è certa: in diversi salotti dell’alto Varesotto, così come in quelli delle abitazioni di amici e conoscenti sparsi tra l’Emilia e il Piemonte, sui mobili e negli angoli in cui sono incorniciate le fotografie che rimandano ai momenti più felici, c’è anche una parte di lei. E della sua arte di lavorare e impreziosire i tessuti.

In ogni pagina del raccoglitore c’è un volto con la sua storia. Alcune sono legate agli affetti familiari, ai matrimoni delle nipoti e a quello della figlia Maria Antonietta, che per celebrare a dovere l’ambito traguardo anagrafico della madre, ora che le condizioni sanitarie lo consentono, ha scelto di ricostruire i momenti salienti della sua longeva e brillante esperienza professionale in una mostra, pensata e organizzata con l’ambizione di raccogliere il maggior numero di abiti realizzati, facendoli “rivivere” per due giorni insieme alle persone che li hanno indossati.

Una sorpresa, concepita durante le settimane difficili dell’isolamento, che oggi non è più tale, perché molti abiti sono già posizionati sui rispettivi manichini all’interno del laboratorio di Monvalle, in attesa del completamento della ricerca e, naturalmente, del grande evento. Resta però l’omaggio,  con la sua originalità e l’affettuoso intento, che ha ravvivato tante immagini custodite nella memoria.

“Per stirare uno solo di questi abiti mi ci vogliono tre ore – racconta la signora -. Riguardandoli ora, con tutti quei dettagli e quelle lunghe code, fatico un po’ a credere di averli fatti tutti io”. Eppure la media, nel periodo più fiorente dell’attività, avviata dopo il matrimonio nei primi anni Settanta, era di circa cinque – sei vestiti all’anno.

I segreti del mestiere, che non è certo tra le priorità e i sogni nel cassetto delle nuove generazioni, ma che rimane senza ombra di dubbio indispensabile, diventano il pane quotidiano per la signora Milani già dopo le scuole medie, tra i corsi di cucito e quelli di taglio frequentati a Ferrara, città natale. Poi arriva il trasferimento a Cinisello, alle porte di Milano, che coincide con l’impiego in una grande sartoria (“utile per imparare ad essere veloci”) e poi ancora quello definitivo a Monvalle, dove ha inizio il lavoro autonomo.

“Era molto difficile costruirsi un giro di clientela – ricorda – e conquistare la fiducia delle persone. Tenere dei corsi serali di taglio e cucito mi ha sicuramente aiutato, è servito all’inizio per farmi conoscere. I clienti in seguito sono arrivati e per fortuna non sono mai mancati. La complessità di un abito era spesso dettata dalla capacità di spesa delle singole persone. Più questa era ampia, più cresceva la sfida per soddisfare tutte le esigenze della futura sposa”.

L’abito più complicato? Un capolavoro dal valore di 8 milioni di lire, costellato di perline. Una cascata di perline. Tutte applicate manualmente, una ad una, dopo la visita in atelier al fianco della ragazza, e dopo lo studio delle foto, le misurazioni, la realizzazione dei campioni. E poi un altro vestito indimenticabile, “tutto doppio, corto davanti, lunghissimo dietro e a forma di calla, in linea con il richiamo alle composizioni floreali, soprattutto nei particolari delle maniche. Un classico”.

Certi dettagli oggi si trovano raramente. Questione di moda, “oggi i vestiti sono meno larghi e meno pomposi”, ma anche di portafoglio. E di tempi che cambiano. Quello che non cambia è l’approccio da sarta esperta della signora Milani, che nonostante il meritato riposo, qualche lavoro di tanto in tanto ancora se lo concede, per assecondare le richieste di amici e parenti.

Fare vestiti impegnativi era la cosa più bella – sottolinea in conclusione -. Le difficoltà aiutano molto quando si fa l’artigiano. Aggiungono soddisfazione al proprio lavoro”.

La mostra “Adriana con le sue spose” si terrà nelle giornate di domani, sabato 26 settembre, e di domenica, dalle 14.30 alle 17.30, presso la tenuta “La Quassa” di Ispra, in via Cadorna 327. Per ulteriori dettagli, visitare la pagina Facebook dedicata all’evento.

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