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Milano | 8 Settembre 2020

Anche Luino in festa per le ordinazioni presbiterali e la consacrazione all’Ordo Virginum

Sono stati consacrati lo scorso sabato i nuovi preti, tra cui due che hanno svolto servizio nelle parrocchie del Decanato da seminaristi, e la luinese Rosaria Ruffini

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Giornata importante per tutta la Diocesi di Milano, quella dello scorso sabato 5 settembre.

Nel corso della mattinata, infatti, l’arcivescovo Mario Delpini ha finalmente ordinato sacerdoti i 23 candidati in attesa di compiere questo importante passo. Il rito, infatti, ha generalmente luogo in Duomo nella prima metà di giugno, ma la pandemia ha costretto a posticiparne la celebrazione fino ad ora.

I mesi in più – seppur pochi – si sono rivelati molto intensi per la classe più numerosa del seminario di questi ultimi anni, dandole l’opportunità di “partecipare alla sofferenza e all’incertezza che tutti abbiamo attraversato, ma anche saper riconoscere la stabilità di quella Roccia sulla quale hanno deciso di fondare la loro vita”, ha dichiarato don Fabio Molon, il vicerettore del Quadriennio, che ha seguito da vicino i candidati durante il loro percorso di formazione.

“Siete stati chiamati e siete venuti, siete stati preparati e conosciuti e ora siete mandati: siate grati, siate lieti, non siate attaccati a quello che è vostro, al vostro punto di vista, per essere un cuore solo e un’anima sola perché il mondo creda“, sono le parole rivolte ai nuovi sacerdoti dall’arcivescovo Delpini, a conclusione dell’omelia. Fra loro ve ne sono due che hanno prestato servizio anche nelle parrocchie del decanato di Luino negli scorsi anni, don Lorenzo Valsecchi e don Alessandro Fornasieri, che svolgeranno ora il loro ministero rispettivamente a Gorgonzola e a Sesto San Giovanni.

Nel pomeriggio di sabato, invece, nella basilica di San Simpliciano, sono state consacrate – sempre dalle mani di monsignor Delpini – due donne che sono entrare a far parte dell’Ordo Virginum, l’Ordine delle vergini già presente nelle comunità cristiane dei primi secoli e del quale, nel 2020, ricorrono i 50 anni dalla promulgazione del nuovo rito avvenuta su mandato di San Paolo VI: si tratta di Cristina Leggeri e Rosaria Ruffini (a sinistra dell’arcivescovo nell’immagine in gallery), quest’ultima originaria di Luino, dove ha ricevuto i primi sacramenti e dove rientra – da Milano, dove lavora come commercialista – molto spesso.

“Avevo da tempo nel cuore un grande desiderio di radicalità, di totalità, nel mio rapporto con il Signore e nel servizio alla Chiesa”, ha dichiarato Rosaria nell’articolo di Gloria Mari sul sito web della Diocesi ambrosiana, motivando la sua scelta di vita. “Avvertivo la tensione a entrare in uno spazio di vita più ampio della famiglia. Gradualmente la risposta a questa chiamata si è chiarita, anche grazie ad alcuni sacerdoti che mi hanno accompagnata nella necessaria fase di discernimento vocazionale. In questi anni di formazione poi ho avuto modo di maturare questa scelta, arrivando a comprendere che il dedicarmi alla famiglia della Chiesa, al popolo di Dio, rispondeva pienamente a me“.

“La gioia della vergine consacrata si consegna alla vita quotidiana della gente, della famiglia, della comunità cristiana e consente all’inquietudine di diventare una domanda: come è possibile la gioia? – ha affermato l’arcivescovo in un passaggio della sua omelia – Come mai questa donna che abita dove abitano tutti, lavora come lavorano tutti, ha i fastidi che hanno tutti, proprio questa donna che conosciamo, che è nostra vicina di casa, è nostra collega di lavoro, soffre nella stessa camera di ospedale, viaggia sullo stesso treno, come mai è contenta? Come mai questa donna che non si è fatta una famiglia, non sgomita per fare carriera, non pensa ad arricchirsi, come mai questa donna vive nella gioia?”. (Immagini © Diocesi di Milano)

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