Società | 29 Giugno 2020

Il “caso” Bing: virus o software?

Partiamo sfatando un luogo comune: di per sé, Bing non è un virus né un malware, anche se in molti lo percepiscono come tale. Ecco tutti i consigli utili

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Chiunque possieda un PC con ambiente Windows o un Mac e utilizza il suo terminale – fra le altre cose – per scaricare software o file di vario tipo da provenienze eteroclite, si sarà imbattuto, presto o tardi, in Bing. E spesso e volentieri non si è trattato di un incontro piacevole. Di cosa si tratta nello specifico?

Partiamo sfatando un luogo comune: di per sé, Bing non è un virus né un malware, anche se in molti lo percepiscono come tale. In realtà, si tratta semplicemente di un motore di ricerca, uno dei pochi sopravvissuti al monopolio di fatto instaurato da Google. Bing ha un suo pubblico e uno zoccolo duro di utenti affezionati, soprattutto in Asia: tanto per fare un esempio recente, Microsoft lo incorpora nel pacchetto base del suo nuovo browser Edge.

Il problema di Bing è che si presta a essere invaso di pubblicità, inoltre è infestato da programmi ombra di phishing (i quali peraltro si sono moltiplicati durante la pandemia da Covid-19) che raccolgono dati sensibili dell’utente, come pagine visitate, credenziali di login o indirizzi IP. Insomma, pur non essendo di suo un malware, Bing rappresenta un potenziale pericolo, soprattutto per gli utenti di Mac, in media meno abituati a difendersi da tali attacchi.

Inoltre Bing è spesso incluso in “pacchetti” ombra di software installati furtivamente sul computer, ad esempio in quei casi in cui una sorgente terza, non appartenente a software houses di comprovata affidabilità, chiede di installare fantomatici “aggiornamenti” sull’apparecchio, e l’ignaro utente, in maniera alquanto incauta, accetta.

Molto spesso tra quei presunti aggiornamenti c’è anche un Bing Redirect, ovvero un malware che reimposta automaticamente Bing come motore di ricerca predefinito sul browser di riferimento, esponendo di conseguenza quest’ultimo alle azioni di phishing di cui sopra. Negli ultimi mesi, i possessori di Mac hanno ricevuto numerosi attacchi da hacker tramite Bing Redirect, e sono dovuti correre ai ripari

La rimozione manuale di Bing dal browser su cui è stato installato è relativamente semplice. Indipendentemente dal fatto che esso si trovi su Chrome, Firefox o Safari, per farlo sparire è sufficiente rimuoverlo dalle estensioni e successivamente reimpostare la pagina iniziale (che per la maggior parte degli utenti è Google). Ma esiste un modo ancora più drastico e, se vogliamo, definitivo, per eliminare Bing non solo dal singolo browser nel momento in cui esso viene infettato, ma dalla totalità dell’orizzonte del proprio Mac, anche in previsione di nuovi futuri attacchi.

Basta infatti installare sul proprio apparecchio un programma di scansione, controllo e pulizia del sistema operativo, in grado di esaminare in un tempo relativamente limitato le migliaia di file presenti in esso, individuando quelli potenzialmente pericolosi. Non un semplice antivirus, dunque, e per questo motivo un cleaner – come sono definiti in gergo questo genere di programmi – non deve essere considerato un’alternativa ai programmi che danno la caccia ai virus informatici, bensì un loro compendio.

Parliamo piuttosto di un “normalizzatore” delle funzioni di un computer, in grado di individuare al suo interno tutte le cause – potenziali o effettive – di un suo cattivo funzionamento, e di risolvere tramite eliminazione di file e/o applicazioni moleste, oppure riparazione di elementi corrotti. Si tratta attualmente del modo più sicuro per mantenere il proprio computer in piena efficienza, anche in virtù dei frequenti aggiornamenti che i migliori programmi di questa famiglia propongono ai loro utenti: l’unico modo per combattere ad armi pari un universo altrettanto dinamico come quello dell’hacking informatico.

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