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Luino | 28 Giugno 2020

“Un vescovo per amico”, un ricordo di don Giuseppe Vegezzi nel giorno della sua ordinazione episcopale

Una storia di amicizia raccontata da un fedele luinese che ha conosciuto il neo-vescovo nella sua prima esperienza da sacerdote nella città lacustre, negli anni '80

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Riceviamo e pubblichiamo una lettera-ricordo a cura di M. S. dedicata a don Giuseppe Vegezzi, sacerdote che ha iniziato il suo ministero a Luino nel 1984 e, attualmente, è vicario episcopale della zona II della Diocesi di Milano, quella di Varese. Nella giornata di oggi, domenica 28 giugno, don Giuseppe riceve dall’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, l’ordinazione episcopale e diventa vescovo ausiliare della Chiesa ambrosiana.

Mi trovavo per caso nel cortile dell’attuale casa parrocchiale, dietro la prepositurale, quando arrivò questo giovane sacerdote… Sembrava timido, longilineo, sguardo determinato un ciuffo di capelli da non osare toccare (ormai scomparso) e con il sorriso sempre sul viso. Era Luino la sua prima destinazione come novello sacerdote, in quel lontano fine giugno 1984 con i suoi genitori Letizia e Rino.

Iniziava il suo ministero agli estremi confini della diocesi, già da allora si diceva con ironia che quelli che erano destinati alla nostra zona pastorale e soprattutto al decanato di Luino dovevano quasi scontare una punizione lontano dalla realtà milanese. Con il passare del tempo non potevano più dimenticare quei luoghi espressione di un variegato paesaggio tra montagne e lago in un clima affettuoso dei suoi abitanti.

Un sacerdote nervianese abituato alla vivacità oratoriana ed alla forte presenza attiva nella sua comunità che arrivava a gioire delle bellezze del creato e di quel silenzio assordante che si percepiva nella vita cittadina. Eppure il Signore lo aveva destinato a noi luinesi per cercare di spalancare le porte di Cristo alla vita comunitaria momentaneamente arenatasi per dare particolare rilievo alla pastorale scolastica (ancora viva nella comunità luinese) dell’allora prevosto divenuto residente don Agostino Alberto Nagel.

Iniziò a crescere nel suo ministero con il prevosto don Giovanni Montorfano, con gioia e sacrificio riprese tutte le attività che si erano assopite… oratorio, gruppo giovani, coro che per tradizione era sempre stato diretto da un coadiutore, insegnamento scolastico e dalla intensa vita pastorale. A dare aiuto anche la presenza delle Suore Salesiane che contribuivano in parrocchia e che tutt’ora da Vicario Episcopale alcune le ha ritrovate sul suo cammino.

Una voce intonata, precisa e vivace nel canto. Ricordo la prima messa nella notte di Natale ‘84 la sua direzione della cantoria in veste e cotta, su e giù dalla scala ripida dell’organo per trasmettere ad ogni fedele e componente del coro la gioia di esprimere con il canto l’armonia celeste della Solennità Natalizia. Tra alti e bassi qualche corista di allora è ancora motivato a non lasciare quella passione che ci ha formato da ormai 36 anni.

Da quel momento ogni passo pastorale si evolveva negli anni, si dava vita concreta a tutte le iniziative che venivano finalmente vissute con tutta la comunità luinese. Concerti, Banco di beneficenza, processioni, raccolta carta per risollevare le casse dell’oratorio, le prime esperienze di esercizi spirituali e scuola della Parola per il gruppo giovani, vacanze estive a Cepina (SO) in autogestione inclusa l’anno dell’alluvione 1987, un cammino di crescita non solo nella fede individuale e di gruppo che ci legava e ci lega ancora oggi da genitori al tessuto sociale e comunitario sparso nel Decanato e nella Diocesi.

Mitica la sua Fiat 127 rossa, quasi un presagio di un rosso “cardinalizio” utilizzata per uscite, spostamenti, campeggi estivi, quasi un muletto sempre pronto a carichi eccezionali… Mamma Letizia sempre dolce e determinata, abile nel gippare (cucire a macchina) per i suoi trascorsi da sarta, imburegià (impannare), va a cavezzas (vai a pettinarti)… il dialetto milanese misto a quello di San Vittore Olona di papà Rino, non rendeva con quello del luinese e per qualcuno serviva la traduzione in italiano. Ogni tanto rimproverava don Giuseppe per la sua attenzione ad accogliere persone ed essere sempre disponibile in tutto senza orologio in mano. Molto vivaci gli argomenti e le decisioni del suo figliolo, l’importante era la serenità ritrovata dopo qualche piccola discussione sana e costruttiva…

Forte del suo ministero, in questi anni è riuscito e riesce ancora a cogliere il meglio di chi lo circonda, ad estrarre i talenti nascosti nei giovani e negli adulti ed a vivere in serenità il sacerdozio con i confratelli.

Il suo operato nel luinese è stato breve ma intenso, in soli quattro anni era riuscito a spronare noi luinesi considerati tiepidi, entrare nell’anima delle persone ed estrarre dal loro cuore la ricchezza di tanta umanità spesa poi con generosa gratuità. Un fulmine a ciel sereno era arrivato come notizia del suo trasferimento nella nuova comunità di Cerro Maggiore per una nuova esperienza pastorale.

Quale fosse il cammino che il Signore aveva riservato per il suo sacerdozio lo avremmo ipotizzato nelle scelte successive dei superiori e dai suoi desideri di esperienza sacerdotale. Intenso il suo lavoro come Vicario Oblato (modellare gli eventi e giungere a dare risposte concrete senza perdita di tempo), parroco a Milano sui Navigli (il parroco della movida milanese), parroco a Rho con la ricca esperienza dell’Expo nel 2015 ed infine Vicario Episcopale nella zona II dove aveva iniziato il suo ministero.

Alla sua nomina a vicario, congratulandomi e scherzando in spirito fraterno, alcune parole spontanee si formarono e gli dissi: “Sicuramente questa scelta del nostro Arcivescovo ti dà più responsabilità, tutti i tuoi predecessori della zona seconda sono diventati vescovi – sarà un caso, ma abbiamo il colore lilla come zona – tu non puoi interrompere la tradizione, e qualcuno è divenuto anche vicario generale e poi vescovo in altra diocesi, vedremo nel tempo quello che il buon Dio vuole dalla tua persona”.

Il futuro non è prevedibile, i piani del Signore sotto la guida dello Spirito Santo però ci indicano la strada, corta o lunga che sia, con fede e gioia nel cuore. E quel giorno è arrivato confermando da Papa Francesco le previsioni.

La scelta del suo motto episcopale, “Gaudete in Domino semper” (Rallegriamoci nel Signore) mette già in risalto quello che nella concretezza è don Beppe – come siamo abituati a chiamarlo noi suoi primi ex giovani – disponibile, attento, gioioso, generoso e pacato nelle scelte.

Lo Spirito Santo agisce sempre al momento giusto. Questa sua semplicità e determinazione è racchiusa nello stemma dove colori e figure sono legate al suo nome.

Auguri per il tuo ministero pastorale nella Chiesa di Sant’Ambrogio e San Carlo e nella Chiesa Universale sull’esempio degli Apostoli, cerca di non essere martirizzato e vivere sempre nella semplicità di cuore il dono ricevuto da trasmettere a tutti i fedeli che incontrerai e gioire “Rallegrandoci nel Signore” ora e sempre.

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