Casalzuigno | 25 Giugno 2020

Tornano le Giornate del FAI: tra i luoghi da visitare, Villa della Porta Bozzolo e il Parco dell’Argentera

Un'edizione speciale che assume un’inedita veste “all’aperto”, sabato 27 e domenica 28 giugno in oltre 200 luoghi in più di 150 località d’Italia

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Parchi e giardini storici monumentali, riserve naturali e orti botanici, boschi, foreste e campagne, alberi millenari e piante bizzarre, sentieri immersi nella natura e passeggiate nel verde urbano, giardini pubblici da riscoprire e giardini privati segreti che si svelano al pubblico, da una sequoia gigante sopravvissuta al disastro del Vajont nel 1963 fino al semenzaio che ogni anno produce il verde urbano della città di Roma: sono solo alcuni dei luoghi che si potranno visitare nelle Giornate FAI 2020.

Un’edizione speciale che assume un’inedita veste “all’aperto”, sabato 27 e domenica 28 giugno in oltre 200 luoghi in più di 150 località d’Italia, su prenotazione e nel rispetto delle norme di sicurezza, grazie all’infaticabile spinta organizzativa dei gruppi di volontari delle delegazioni FAI sparsi in tutto il Paese. Un’iniziativa per risvegliare la curiosità e l’intelligenza dinnanzi a ciò che ci circonda, per interrogarci su ciò che abitualmente vediamo ma non conosciamo se non in superficie, e che vedrà protagonisti anche tutti i Beni del FAI – Fondo Ambiente Italiano, per l’occasione anch’essi concentrati su proposte “all’aperto” declinate sul patrimonio verde.

Infine, durante le Giornate FAI all’aperto verranno svelati per la prima volta al pubblico, a pochi mesi dall’accordo tra il FAI e la Fondazione Museo di Palazzo Moroni, gli imponenti Giardini di Palazzo Moroni a Bergamo, oltre quattro ettari di verde tra le mura della Città Alta: l’omaggio del FAI alla città che ha drammaticamente sofferto l’emergenza sanitaria e che necessita di ritrovare il benessere e la bellezza che solo la natura può offrire.

Questa nuova edizione delle Giornate FAI si carica di un significato speciale ed emblematico: il momento storico che stiamo vivendo ha imposto a tutta la collettività di riorganizzarsi e reinventarsi, e il FAI è pronto per tornare a offrire al pubblico una ricca e intensa esperienza di visita, nel rispetto della massima sicurezza per tutti, cogliendo l’occasione per mettere al centro della propria proposta il patrimonio “verde” all’aperto di natura, ambiente e paesaggio del nostro Paese.

Il FAI persegue dalla nascita l’obiettivo di riavvicinare gli italiani alla natura e al paesaggio, per riscoprire e coltivare una “cultura della natura” e per favorire la conoscenza del patrimonio verde dell’Italia, a cominciare dai suoi Beni. La missione della Fondazione si basa sul principio che “si protegge ciò che si ama e si ama ciò che si conosce”: comprendere la natura, dunque, si rivela il modo per educarci a “proteggerla”. Oggi per un italiano sembra più facile riconoscere un monumento o una celebre opera d’arte che non le specie degli alberi intorno a noi, ma entrambe sono conoscenze fondamentali per un uomo colto e per un cittadino responsabile che abbia a cuore la tutela dell’immenso patrimonio italiano di arte e natura. Ecco perché il FAI dalla crisi generata dalla pandemia ha cercato di cogliere un’opportunità e per la prima volta, dopo 35 edizioni di Giornate FAI, presenta un programma di aperture interamente dedicato al rapporto tra Cultura e Natura, coinvolgendo i Beni e i territori in cui operano, nell’ambito della missione del FAI, le sue Delegazioni. Sarà sorprendente guardare l’Italia con occhi nuovi, e scoprire tutte le sue molteplici sfumature di “verde”.

Prendere parte alle Giornate FAI è anche un modo per partecipare alla missione di cura e tutela del patrimonio culturale italiano della Fondazione, che negli oltre due mesi e mezzo di chiusura ha interrotto tutte le attività, dalle visite nei Beni ai cantieri di restauro, agli eventi nazionali. Ora il FAI è ripartito, per questo, oltre al contributo minimo – 3 euro per chi è già iscritto al FAI, 5 euro per i non iscritti – richiesto all’atto della prenotazione online, tutti i visitatori potranno iscriversi al FAI con le quote agevolate (riduzione di 10 euro) presso tutti i luoghi aperti e i Beni della Fondazione.

L’elenco dei luoghi visitabili durante le Giornate FAI all’aperto offre al pubblico una variegata selezione di monumenti “verdi” e tutti all’aperto, tra cui diversi “Luoghi del Cuore” del patrimonio naturale e paesaggistico (promossi dal censimento in corso), inclusi itinerari o passeggiate nel verde urbano, campestre o montano (anche in relazione al “Progetto Alpe” recentemente lanciato dal FAI per promuovere la conoscenza e la frequentazione dell’Italia interna sopra i 600 metri).

Nei Beni della Fondazione saranno poi organizzate visite guidate speciali, proposte di attività incentrate sul
“patrimonio verde”: attraverso piccole lezioni di botanica e visite accompagnate da esperti. I contenuti delle visite, elaborati per questa occasione speciale, diverranno materia di una proposta permanente del FAI che così inaugura, accanto al tradizionale racconto storico e artistico dei suoi Beni, un racconto di taglio botanico, naturalistico e paesaggistico, con particolare attenzione ai temi ambientali.

La prenotazione online (fino a esaurimento posti) è obbligatoria e può essere effettuata entro e non oltre venerdì 26 giugno alle ore 15 sul sito del FAI.

In provincia di Varese tra i luoghi visitabili c’è il Parco naturalistico dell’Argentera, luogo magico interamente attraversato dal torrente Dovrana che forma incantevoli cascatelle al suo interno. Oltre alla maestosità dei numerosi alberi secolari, il parco è interessante per i resti di antichi mulini ad acqua, arricchiti di graffiti e affreschi, un bel laghetto e il singolare ponte per il passaggio dell’antica tramvia che collegava Varese a Ponte Tresa.

Tra i beni FAI invece è visitabile Villa Della Porta Bozzolo che racconta il “verde teatro”. Un sontuoso giardino formale, con quattro terrazze decorate da statue e la radura del cosiddetto “Teatro”, impreziosita dai giochi d’acqua di una fontana-peschiera, è uno spettacolo che dal Seicento stupisce e diletta gli ospiti di questa “villa di delizia”. Una scenografia disegnata e costruita ad arte, che risale fino a un panoramico belvedere, concepita per fondere bellezza e produttività agricola: sulle terrazze, oltre a un roseto (piantato dal FAI) e a rare camelie, storicamente si coltivano ulivi, peri, meli, prugni, peschi e limoni.

A Gornate Olona è visitabile il Monastero di Torba che racconta il “verde longobardo”: un monastero di monache benedettine posto al limitare di un bosco, cela silenzioso e pacifico i monumentali resti della città longobarda di Castelseprio che sono al centro di indagini archeologiche intraprese dal FAI con esiti sorprendenti: oggi la natura ha preso il posto dell’antica città e lungo il fiume, un tempo inquinato, percorsi a piedi e in bici permettono di riscoprire un angolo intatto di verde della Valle dell’Olona.

A Varese invece si trova Villa Panza di Biumo infine racconta il “verde architettato”; in cima a una panoramica collina si estendono un giardino alla francese, con una monumentale carpinata e un’esedra di lecci potati in forma, e un parco all’inglese con colline, tempietto e laghetto, che sono il risultato di disegni successivi, dovuti ai proprietari e alle mode tra Seicento e Novecento, ma soprattutto di radicali interventi costruttivi, tra cui lo sbancamento della stessa collina, oggi inimmaginabili, perfettamente integrati in un luogo concepito da sempre per
esprimere armonia ed equilibrio, nella natura come nell’architettura e nell’arte.

C’è poi la Torre di Velate, affascinante e vistosa rovina del confine difensivo prealpino in epoca medievale, la torre
si erge per cinque piani a testimonianza di un sito fortificato di importanza strategica, occupato fin dall’epoca longobarda. La visita avrà durata di circa mezz’ora e sarà occasione per scoprire la storia della Torre, le tecniche di costruzione e di consolidamento attuale. La visita comprenderà anche un approfondimento sul castagno di epoca settecentesca presente nel terreno di pertinenza della Torre stessa.

Infine l’Antica pensilina del tram. Manufatto tardo eclettico (XIX-XX sec.) concepito per riparare i viaggiatori
dalle intemperie e dal sole, la Pensilina del Vecchio tram che portava alla Prima Cappella del Sacro Monte è testimonianza di un’epoca significativa per la città: un’epoca in cui il Varesotto era meta di villeggiatura sia per la ricca borghesia milanese sia per i turisti inglesi, americani, tedeschi attratti dalle guide che decantavano le bellezze delle località prealpine.

 

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