Brezzo di Bedero | 30 Maggio 2020

Il 30 maggio una data significativa per Brezzo di Bedero

In un lungo racconto con tanti riferimenti locali, l'ex sindaco Daniele Boldrini traccia un quadro del paesino lacustre a 67 anni dalla ricostituzione del Comune

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(Articolo di Daniele Boldrini) Il 30 maggio è una data significativa per la comunità di Brezzo di Bedero: a conclusione di una procedura lunga e travagliata, iniziata con una formale istanza del 18 agosto 1946, il 30 maggio 1953, con Decreto del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, venne ricostituito il Comune di Brezzo di Bedero, dopo l’annessione al Comune di Luino del 1928.

Qualche tempo fa avevo ricercato i documenti storici di questi avvenimenti ed elaborato una ricostruzione della storia del nostro Comune, che ho il piacere di mettere a disposizione degli abitanti del paese, di coloro che hanno a cuore le sorti di Brezzo di Bedero, di chi conosce le vicende e potrà individuare qualche dettaglio interessante (io, ad esempio, non conoscevo le difficoltà dell’iter parlamentare ed il ruolo dell’Onorevole Enrico Tosi), di chi coglierà l’opportunità di conoscere il nostro recente passato, di chi risiede da poco tempo a Brezzo di Bedero, insomma, a disposizione di tutti, con l’auspicio che possa contribuire a favorire il senso di appartenenza alla nostra comunità.

Insieme ad alcune fotografie del paese allego un estratto della Gazzetta Ufficiale del 1928, la proposta di legge dell’On. Enrico Tosi e il verbale di discussione delle proposta di legge avvenuta nella competente Commissione il 13 aprile 1951.

Ecco l’analisi e le riflessioni di Daniele Boldrini.

Brezzo di Bedero: territorio, storia e cultura

Il territorio

Il paese di Brezzo di Bedero, definito “uno splendido balcone sul lago Maggiore”, è collocato in una ridente posizione panoramica sulla sponda lombarda del Verbano, con alle spalle il verde dei boschi della Valtravaglia e di fronte l’azzurro del lago.

Il Belvedere Pasquè costituisce uno dei punti più importanti e famosi dai quali si può fruire una notevole vista sul lago.

Il territorio di Brezzo di Bedero, su proposta della Commissione provinciale di Varese per la protezione delle bellezze naturali, è stato dichiarato “di notevole interesse pubblico” con Decreto del Ministro per la Pubblica Istruzione 6 ottobre 1961 (analoghi provvedimenti sono stati assunti per gli altri comuni della zona rivierasca del lago Maggiore che va da Germignaga a Monvalle) e soggetto a tutela paesistica. Tale vincolo, come esplicitamente espresso nel decreto, impone di sottoporre all’approvazione della competente Soprintendenza ogni progetto di edificazione sul territorio comunale.

Risulta interessante leggere il testo del Decreto ministeriale, che testualmente recita: “la zona predetta ha notevole interesse pubblico perchè oltre a formare dei quadri naturali di non comune bellezza panoramica, offre dei punti di vista accessibili al pubblico dai quali si può godere la magnifica visuale del lago Maggiore, delle isole Borromee e della costa piemontese e sullo sfondo il monte Rosa, il Mottarone e lo Zeda”.

Storia

L’attività della popolazione era un tempo legata alla terra. Sui prati collinari del territorio comunale venivano raccolti fieno, frumento e granoturco, oltre a piselli, orzo, patate e lenticchie. Molto diffuso anche il castagno, ma di grande rilievo era il raccolto dell’uva, con grandi estensioni di coltivazioni di vite e la produzione di vino, prevalentemente rosso. Il vino della Valtravaglia era noto a Milano già nel 1500, dove arrivava dal lago Maggiore per via d’acqua.

Si allevavano bovini, ovini e caprini, con produzione consistente di latte e formaggi. Inoltre, ogni famiglia si dedicava all’allevamento dei bachi da seta, a cui si affiancava la coltivazione delle piante di gelso, per il nutrimento delle preziose larve[1].

Questa era la realtà “socio-economica”, descritta in estrema sintesi, di Brezzo di Bedero (così come degli altri paesi dell’alto Verbano) fino alla fine del 1800. Le vicende economiche e sociali dell’inizio del Novecento, l’industrializzazone e la produzione di tessuti sintetici, l’emigrazione (da Brezzo di Bedero la maggior parte aveva scelto l’Argentina) determinarono una graduale e rapida trasformazione della situazione e delle prospettive socio-economiche del territorio.

Nell’anno 1859, quando – con la famosa “legge Rattazzi”, su iniziativa del ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi – venne ridisegnata la geografia amministrativa dello Stato sabaudo, dopo la temporanea acquisizione della Lombardia, il comune di Brezzo di Bedero, con 741 abitanti, venne incluso nel circondario di Varese, in provincia di Como.

Alla costituzione del Regno d’Italia, nel 1861, il comune aveva una popolazione residente di 792 abitanti.

Nel 1927 il comune venne aggregato alla nuova provincia di Varese, istituita con Regio Decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, e l’anno successivo venne soppresso ed annesso al comune di Luino, per effetto del Regio Decreto n. 2495 dell’ 11 ottobre 1928, con il quale il Re d’Italia Vittorio Emanuele III, decretò, “sulla proposta del Capo del Governo”, un lapidario “il comune di Brezzo di Bedero è aggregato a quello di Luino”.

Dopo i drammatici eventi bellici, il nuovo sentimento democratico spinse gli abitanti a riprendersi la propria autonomia, formalizzando un’istanza di ricostituzione del comune di Brezzo di Bedero in data 18 agosto 1946, che ottenne i pareri favorevoli del Consiglio comunale di Luino con deliberazione 6 marzo 1947, n. 5 e della “Deputazione provinciale di Varese” con deliberazione 16 ottobre 1947, n. 2144.

Come si legge negli atti della Camera dei Deputati[2], la pratica per la ricostituzione fu “ritardata dal mancato espletamento di alcune formalità” e solo dopo quattro anni dalla richiesta dei nostri concittadini venne portata all’attenzione dell’organo legislativo.

Ed è un onore e motivo di vanto per la comunità di Brezzo di Bedero che la proposta di legge, datata 1° giugno 1950, portasse la firma di un componente dell’Assemblea Costituente, il Deputato Enrico Tosi di Busto Arsizio (VA).

La proposta venne discussa dalla competente Commissione parlamentare il 13 aprile 1951 ed approvata dalla Camera dei Deputati nella seduta dello stesso giorno.

Negli atti della Commissione I “Affari Interni – Ordinamento Politico e Amministrativo” si trova anche un passaggio in cui “gli abitanti di Brezzo lamentano che durante la loro unione a Luino la loro frazione è stata sempre trascurata”.

Durante l’esposizione dell’iniziativa di legge, l’Onorevole Tosi sottolineò “lo sviluppo culturale del comune, che è sede di un collegio femminile e di un Vicariato foraneo avente giurisdizione sulle parrocchie contermini della Val Travaglia”, precisando che “non manca l’attrezzatura indispensabile per essere ricostituito in comune: due acquedotti, servizio telefonico, casa comunale tuttora fornita dell’arredamento, due asili infantili, ecc. Patrimonialmente appare ben dotato in relazione al numero degli abitanti (744, censimento 1936); 140 ettari di terreno boschivo assicurerebbero un’entrata annua presumibile di lire 450.000. Imposte di consumo, tasse, sovraimposte comunali e proventi vari farebbero salire le entrate annue a lire 1.700.000 (…) l’afflusso della villeggiatura è considerevole e potrà dare un reddito superiore se curato dagli organi dell’autonomo comune, come ne è la prova la lunga sua esistenza prima della soppressione”.

Il comune di Germignaga visse analoghe vicende, risolte, però, in tempi molto più rapidi. Venne ricostituito il 1° gennaio 1948 e ciò, indirettamente, favorì le sorti del nostro comune, perchè il territorio di Germignaga separava il comune di Luino dalla sua frazione di Brezzo di Bedero, come venne evidenziato nel corso della discussione alla Camera dei Deputati: “il caso assurdo, dal punto di vista geografico come da quello amministrativo, di un comune, quello di Luino, diviso in due tronconi da un altro”. Questo aspetto era stato posto in rilievo in Commissione anche dall’Onorevole Pio Alessandrini, un parlamentare ricordato con grande riconoscenza dagli abitanti del territorio luinese.

L’iter legislativo si concluse con il Decreto del Presidente della Repubblica (Luigi Einaudi, anch’egli componente dell’Assemblea Costituente) 30 maggio 1953, n. 490, che all’art. 1 recita “E’ ricostituito il comune di Brezzo di Bedero, in provincia di Varese, con la circoscrizione territoriale preesistente alla soppressione”.

Un breve cenno alle due guerre mondiali, che costarono complessivamente alla comunità di Brezzo di Bedero il sacrificio di 26 ragazzi morti o dispersi sui campi di battaglia – 16 Caduti per la Patria durante la guerra 1915-1918 e 10 durante la guerra 1940-1945 – in aggiunta alle terribili sofferenze di tutta la popolazione.

Sul territorio comunale è presente un tratto molto importante e significativo della “Linea Cadorna”, recente denominazione con cui si identificano le costruzioni militari realizzate negli anni 1915-1918 al confine con la Svizzera per prevenire eventuali attacchi al territorio italiano da parte degli eserciti austro-tedeschi[3].

Per una descrizione molto approfondita e minuziosa della “Linea Cadorna” sul nostro territorio e della storia ad essa collegata, si rimanda al notevole contributo pubblicato nel “LOCI TRAVALIAE XIV” dell’anno 2005, a cura della Biblioteca Civica di Portovaltravaglia.

Attualmente l’Ammistrazione comunale sta ripristinando la “Linea Cadorna”, in collaborazione con un gruppo di volontari, mediante un intervento di ordinaria manutenzione e pulizia, che rende facilmente visitabile l’opera, testimonianza di un’epoca importante per la storia della Nazione.

La seconda guerra vide protagonisti il territorio e gli abitanti di Brezzo di Bedero in vari episodi legati soprattutto al periodo della Resistenza, tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945.

Importanti testimonianze di quel periodo ci sono state riportate da Remo Passera – nato a Brezzo di Bedero nel 1930 (annesso al Comune di Luino dal 1928 al 1953) e morto nel 2017 – documentate in un racconto intitolato “Mario e Remo Passera la forza delle idee” all’interno del libro “Voci dalla Seconda Guerra Mondiale” pubblicato nel 2015 dall’A.N.P.I. di Luino, di cui è stato Presidente per molti anni. Remo, che già all’età di 14 anni faceva la staffetta partigiana sulle orme del padre Mario, ha contribuito anche alla pubblicazione, nell’anno 2009, del testo curato dal Prof. Emilio Rossi “I Martiri della Gera – una storia da non dimenticare”, su iniziativa del Liceo Scientifico “Vittorio Sereni” di Luino e dell’associazione “Amici del Liceo”.

Remo Passera è stato insignito della Medaglia della Liberazione nel 2016. Nel 2014 anche un altro bederese, Francesco Vallegioli, è stato premiato dal Prefetto di Varese con la consegna “alla memoria” della Medaglia d’Onore destinata ai militari internati nei campi di concentramento.

Concludiamo la sezione storica con una curiosità statistica: la popolazione residente di Brezzo di Bedero si mantenne sostanzialmente costante dall’unità d’Italia (792 abitanti) alla fine del secolo scorso (820 con il censimento del 1991). Con il nuovo millennio inizia una fase di crescita demografica, che passa dai 950 abitanti registrati con il censimento ISTAT del 2001 agli attuali 1250 circa.

Arte e cultura

La storia del paese è strettamente legata alla Canonica, come viene comunemente chiamata la Collegiata di San Vittore, una basilica di architettura romanica a tre navate costruita su un promontorio che domina l’intera valle. La Chiesa, che risale all’anno 1137, costruita su un precedente edificio di culto, è stata per secoli il centro religioso della Pieve di Bedero.

All’interno della Collegiata è custodito un prezioso organo del Seicento. La scelta, assunta nell’anno 1971 dall’Amministrazione comunale, di restaurare l’antico organo rappresentò una spinta determinante per la successiva ristrutturazione della Chiesa, che versava in condizioni di preoccupante degrado, e per l’avvio della Stagione Musicale della Canonica, uno degli eventi culturali più longevi e più apprezzati della Provincia di Varese.

Così nel 1973 partì l’iniziativa musicale, che, negli anni a seguire, portò alto in Europa il nome di Brezzo di Bedero e della sua antica Collegiata.

Con un po’ di sana presunzione ci piace immaginare che il successo della Stagione Musicale della Canonica possa avere rappresentato un traino per l’avvio della rassegna “Antichi organi, patrimonio d’Europa” organizzato dalla Provincia di Varese con la stessa Direzione artistica della Stagione Musicale di Brezzo di Bedero. Molti concerti della Canonica, infatti, rientravano nell’ambito della rassegna provinciale.

La Stagione Musicale della Canonica rappresenta, da quasi mezzo secolo, un evento di rilievo grazie alla combinazione di vari fattori: si concentrano, in maniera esclusiva, la sacralità della Collegiata di San Vittore, la storia millenaria, l’arte e la tradizione musicale. La musica che si esprime in questo luogo sacro crea un’atmosfera unica, che valorizza l’arte e rivitalizza di una luce nuova la nostra Chiesa.

Con uno spirito più poetico, ispirati dalle celebrazioni dei 200 anni de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi, possiamo immaginare lo sguardo della comunità di Brezzo di Bedero che dal colle solitario del Monte delle Betulle viene proiettato verso l’infinito grazie alla Stagione Musicale e al suo successo internazionale.

Brezzo di Bedero ha ospitato, tra le varie personalità della cultura, il pianista svizzero Paul Baumgartner. Il grande maestro volle donare al Comune la propria abitazione ed il pregiato pianoforte Bechstein. La casa di Baumgartner, conosciuta col nome di “Casa Paolo”, è diventata il Centro Culturale di Brezzo di Bedero, dove si svolgono da anni varie attività, soprattutto nel campo musicale, organizzate dal Comune e dall’Associazione Casa Paolo a partire dall’estate 2003, in occasione del centenario della nascita del pianista svizzero.

Attualmente è in corso una ristrutturazione dell’edificio, che lo renderà più moderno e funzionale, con grandi prospettive di un ulteriore sviluppo delle attività culturali di Brezzo di Bedero, per rendere onore, in maniera ancora più degna, alla memoria di Paul Baumgartner, alla sua arte e al suo talento.

La grande propensione alle attività culturali della comunità di Brezzo di Bedero fu sempre sostenuta dalle Amministrazioni comunali, favorendo la realizzazione di molte iniziative, spesso con il coinvolgimento della “comunità straniera” presente in paese, composta soprattutto da cittadini tedeschi e olandesi.

Nell’anno 1996 il comune pubblicò un testo di grande spessore storico e letterario “Il Monte delle Betulle. Brezzo di Bedero nella storia e nell’arte”, nel quale viene tracciata una mappa molto ben definita della storia, della realtà economica e sociale, della cultura e dell’attitudine alle attività culturali degli abitanti di Brezzo di Bedero e dei numerosi turisti, italiani e stranieri che frequentano il nostro paese.

Il libro venne presentato nella Collegiata di San Vittore l’8 dicembre 1996 dall’illustre concittadino bederese (nato nel 1930 a Brezzo di Bedero, ma giuridicamente nel comune di Luino) Brunello Vigezzi, ordinario di storia all’Università Statale di Milano, storico e scrittore. Il padre, professor Silvio Vigezzi, aveva effettuato un’importante ed approfondito studio su Brezzo di Bedero e sulla Canonica in particolare.

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