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Luino | 12 Aprile 2020

La Pasqua vista dagli occhi di un luinese durante la Seconda Guerra Mondiale

Si tratta di una raccolta di lettere, effettuata dal professor Carlo Banfi, scritte da Carlo Pastori da Mùnzingen e giunte a Voldomino nel periodo della Pasqua del '44

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Anche in un periodo difficile come questo, guardare al passato e alla storia del Novecento, ci porta a comprendere ancora meglio quanto i nostri avi siano stati costretti a vivere durante la Seconda Guerra Mondiale, dove persero la vita milioni e milioni di persone.

E così, come tante altre province, anche la zona dell’alto Varesotto è stata coinvolta nella guerra, ed è fondamentale, almeno periodicamente, continuare a educare la nostra memoria. “Come docente ormai in pensione – commenta il professor Carlo Banfi -, rimango attratto in particolare dai segnali che provengono dal mondo della scuola. Mi pare di intuire una profonda nostalgia dei ragazzi per un ritorno alla vita di sempre, compresa quella tra i banchi di un’aula, circondati dal calore pulsante dei compagni e in attesa di messaggi che plasmino i giorni che ci attendono”.

“Nella speranza che presto accada – prosegue l’ex docente -, volevo suggerire degli spunti di riflessione che possano tener compagnia in questi giorni di isolamento“. Si tratta di alcune delle lettere, scritte da Carlo Pastori da Mùnzingen, giunte a Voldomino nel periodo della Pasqua del ’44.

Ecco le lettere raccolte dal professor Carlo Banfi, e pubblicate per l’occasione. All’interno una foto scattata a Mùnzingen dove compare Carlo Pastori, al centro, con ai lati i gemelli Mario e Federico Marelli, di Voldomino.

Pasqua 2 aprile 1944

Carissimi Genitori

oggi è la festa delle Palme. Qui è una giornata splendida, c’è un sole che pare quello dell’Italia, dopo tanti giorni.
Carissimi è prossima a giorni la partenza per un’altra località della Germania, poco distante da qui. Colà resteremo per un po’ di giorni poi partiremo per l’Italia, come circola la voce, ma qui ne dicono tante che non si può credere a nulla ma però non pare per il mese di Aprile ma per il mese di Maggio, ma in questo periodo siamo quasi sicuri di ritornare. Non dubitate di me che sto bene. Vi abbraccio

Vostro figlio e fratello Carletto

La lettera sembra un annuncio di resurrezione: “oggi è la festa delle Palme. Qui è una giornata splendida, c’è un sole che pare quello dell’Italia”. La somiglianza col tempo di casa gli reca sollievo. Sembra non preoccuparlo il trasferimento ad altro campo, perché poi si avvicina il ritorno. Ritorno che non sarà più per aprile ma slitterà a maggio. “… siamo quasi sicuri”, quel “quasi” davanti al termine “sicuri” getta però un’ombra di dubbio, che testimonia la caduta di certezze e il crescere di un animo nuovo pronto ad affrontare comunque le avversità che lo attendono.

8 aprile 1944

Carissimi genitori

Oggi è la vigilia di Pasqua, una Pasqua triste e lontana dalla propria casa, una festa che credo non verrà più così. Ma non importa, anche questa passerà e speriamo di ritornare presto. Oggi cari genitori siamo andati a fare una marcia. Siamo andati fino alla riva del Danubio, posti bellissimi e incantevoli. Abbiamo costeggiato per parecchi km, poi siamo risaliti ancora sui nostri campi e siamo ritornati alle nostre baracche, un po’ stanchi ma soddisfatti della passeggiata fatta e di aver visto qualcosa di nuovo. Qui cari genitori il tempo s’è cambiato, il sole s’è fatto vivo e comincia a farsi vedere. La neve se n’è andata e anche il fango. Si comincia a stare un po’ bene. Anche l’istruzione non è tanto dura come la facevano.

Cari genitori l’altro giorno ho ricevuto la lettera dei miei fratelli, sono molto contento di ricevere uno scritto da loro, ma mi trovo meravigliato che non ho ancora ricevuto da voi. Ho ricevuto dalla zia Gesuina da due volte e una cartolina da Voldomino. Ora cari genitori vi saluto e vi bacio

Carletto

La vigilia della Pasqua è triste, perché lontano da casa e Carletto si augura che così non accada più. Ma il morale è buono, forse anche per aver visto paesaggi nuovi: “Siamo andati fino alle rive del Danubio, posti bellissimi e incantevoli”.
Anche il nuovo clima sembra corroborare la fiducia. Pure le fatiche non sono poi così dure come prospettavano. Compare anche la gioia di aver ricevuto una lettera dai fratellini e altre da conoscenti. Probabilmente Carletto si sente meno solo.

8 aprile 1944

Carissimi genitori

Sto bene non dubitate di noi. Arrivederci presto.

Carletto Angelino
Puiö
Mario Federico

Lo scritto coi saluti anche dei compagni porta la stessa data del precedente. E’ il giorno della vigilia di Pasqua e probabilmente gli animi sono lontani, al paese. La vicinanza dell’amicizia rende meno duro questo distacco.
Annota Bernardo: “Puiö sta ad indicare Edmondo Venturelli. E’ un soprannome dialettale che significa ‘pulcino’ e identificava la famiglia di provenienza. Era tutt’altro che un ‘pulcino’ e si presentava alto e slanciato. Finita la guerra Venturelli si laurea in Lettere ed insegna nella scuola media a Luino. In seguito espatrierà in Brasile”.

9 aprile 1944

Carissimi genitori

Oggi giorno di Pasqua vengo a voi per dirvi che noi, a parte tutto, la festa ce l’abbiamo passata discretamente bene, specialmente perché ho ricevuto vostre notizie che da oltre un mese attendevo con ansia. Avevo ricevuto la lettera dei miei fratelli ma di voi non ancora. Oggi abbiamo mangiato tutti noi paesani, tutti insieme in compagnia in una camerata. Oggi ci han fatto star bene. Abbiamo fatto festa venerdì, sabato dopo pranzo, domenica e domani lunedì. Da mangiare ci hanno dato pasta al sugo con insalata di patate, piselli con la bagna, una bistecca, un brodino, tre quarti di vino e un bicchiere di cognac, e il caffè. Carissimi credo che voi avete passato bene come me ma col pensiero rivolto a me certamente come io pensavo a voi lontani, ma non dubitate di noi che stiamo bene. C’è qui Venturelli che è dannato perché non riceve mai posta. Oggi è stato triste tutto il giorno, quasi piangeva.

Carissimi ricevete un abbraccio da vostro figlio Carletto

10 aprile 1944

Carissimi genitori
Oggi giorno di Sant’Angelo voglio scrivere a voi per dirvi che noi la Pasqua l’abbiamo passata discretamente bene, tutti in compagnia, peccato che era un giorno piovoso, ma ormai qui abbiamo fatto l’abitudine. Anche oggi giorno di Sant’Angelo l’abbiamo passato discretamente bene, ci hanno dato il risotto e i dolci.

Carissimi mi rammento quando ero a casa, oggi andavamo a fare la merendora, ma qui c’è poco da fare. Avevamo il permesso di uscire in paese, ma non siamo neanche usciti perché non c’è niente, c’è qualche osteria ma con tutti i soldati che ci sono qui sono sempre piene zeppe e poi più che birra non c’è, quindi per bere la birra la beviamo anche qui che almeno siamo tutti in compagnia e poi nella nostra baracca si sta tutti bene, come una famiglia.

Oggi ho ricevuto una lettera dalla famiglia Giacometti e siamo molto contenti di ricevere posta qui, la quarta lettera che mi viene dall’Italia. Ora carissimi non ho altro da dirvi che di salutarvi voi e tutti i miei zii e amici.

Carletto

Se non ricevete non è colpa mia perché io vi scrivo quasi tutti i giorni.

Il giorno di Sant’Angelo appare piacevole per la compagnia e il cibo: “… ci hanno dato il risotto e i dolci”. Di seguito riaffiora la nostalgia di casa con la scampagnata di Pasquetta che a Voldomino si identifica con la “merendora”, vale a dire la “merenda d’oro”. Anche la libera uscita non intriga, con le poche osterie affollate dai militari, per poi bere birra. “… per bere la birra la beviamo anche qui che almeno siamo tutti in compagnia … come una famiglia”. Ci si svela questa solidarietà fraterna come argine alla decadenza. Come lo sono i contatti epistolari, rimarcati in modo dettagliato nella lettera successiva.

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