Germignaga | 2 Marzo 2020

Virus e dintorni, il territorio luinese ai tempi del colera

Dalla pagina Facebook "Germignaga, ricordi dal passato", il racconto della quarantena per l'epidemia che si diffuse nel XIX secolo e causò quasi 800 decessi

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Su come affrontare l’emergenza di una nuova epidemia, ai giorni nostri, sappiamo tutto o quasi, dopo un’intera settimana profondamente condizionata dalle misure precauzionali, governative e della Regione, emanate per contenere i contagi, e diventate poi inavvertitamente combustibile con cui alimentare la preoccupazione e l’ansia dei cittadini: per molti vera e propria psicosi.

Ma come si gestivano un tempo, dal punto di vista medico – sanitario ma anche sociale, simili situazioni? Tra le testimonianze che riguardano il nostro territorio, ci sono quelle contenute nel volume “La pubblica assistenza nella storia della società luinese”, stampato nel 2008 da Francesco Nastro Editore, e curato dagli autori Sergio Baroli e Pierangelo Frigerio.

Lo scenario è quello del primo allarme per il colera in Italia, ma anche a livello europeo, scattato intorno alla metà del XIX secolo, e posto al centro di un racconto pubblicato lo scorso venerdì sulla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”.

Di seguito un estratto del post, scritto come di consueto da Renzo Fazio.

I dubbi amletici di questi giorni sono: ci dicono tutta la verità o la situazione reale è ben più grave? Oppure: perché tutto questo allarmismo per un semplice raffreddore? Era il caso di adottare tutte queste precauzioni che ci stanno danneggiando più della malattia? Me ne guardo bene da dare risposte a queste domande: di polemiche ce ne sono già abbastanza!

Per quanto mi riguarda, questa situazione mi ha portato a ricordare altri periodi tragici della storia di Germignaga e dei dintorni, in particolare quelli trascorsi tra il 1854 e il 1855 quando in paese si scatenò il Cholera Morbus, originato principalmente dalle scarse condizioni igieniche presenti nelle due principali attività lavorative di quegli anni: le concerie di pellami situate in riva al fiume Tresa e nella filanda eretta da Francesco Huber nel 1839, ma anche dalle precarie condizioni sanitarie delle abitazioni e dalla mancanza di fognature idonee.

Fra il mese di luglio e il mese di agosto vennero adottati particolari provvedimenti fra cui la quarantena per tutte le persone provenienti da paesi in cui si era manifestata analoga problematica. Vennero abolite le funzioni religiose dopo l’Avemaria della sera e le processioni, venne proibita la macerazione della canapa all’interno o nei pressi dell’abitato.

Il 28 agosto la Commissione sanitaria appositamente costituita emanava per Germignaga ulteriori restrizioni che impedivano il ritorno a casa dei forestieri fino ad emergenza conclusa, quelli che vi entravano dovevano invece osservare una ‘contumacia per lo meno di tre giorni nel locale detto la torchiera’ e infine raccomandava di non procurare allarme con false notizie o dicerie inerenti il Cholera Morbus.

A Luino per contrastare la diffusione del morbo si fecero in quei giorni suffumigi nelle abitazioni dei sospetti ammalati, utilizzando vapori di acido solforico. Tavoli, panche, letti ed altro, vennero sanificati con profondi lavaggi a base di liscivia mentre gli indumenti vennero sottoposti a fumigazioni di zolfo.

La quarantena terminò a settembre e il resoconto stilato dalla Commissione risultò drammatico: a Germignaga ci furono 19 casi con 17 decessi, 2 morti a Luino e 2 a Voldomino inoltre risultarono parecchi casi nei comuni vicini al punto che il conteggio totale del circondario giunse a 1283 casi con 777 morti. Una dozzina d’anni dopo il Cholera Morbus si ripresentò, fortunatamente con esiti meno nefasti.

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