Luino | 10 Febbraio 2020

Piena solidarietà da parte dell’ANPI di Luino ad Arianna Szörényi

La donna, deportata ad Auschwitz all'età di 11 anni, è stata vittima di un grave episodio di intimidazione e di intolleranza negli scorsi giorni

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Piena solidarietà da parte dell’ANPI di Luino ad Arianna Szörényi, intervistata dal prof. Davide Di Giuseppe e dal prof. Carlo Banfi qualche anno fa in uno dei suoi periodici soggiorni a Cunardo. L’intervista è presente sul sito anpiluino.it.

Negli scorsi giorni, infatti, a San Daniele nel Friuli, sul muro della casa da cui fu prelevata nel 1944 insieme alla sua famiglia su segnalazione di un delatore, per essere deportata ad Auschwitz, è stata tracciata in nero una svastica. Contemporaneamente ai quattro consiglieri della minoranza comunale è stata recapitata a mano una missiva che recita testualmente: “Dopo 75 anni… l’ebreo è sempre l’ebreo“.

Diverse persone ed associazioni locali si sono date appuntamento davanti alla sua abitazione per manifestarle la loro solidarietà e condannare questi episodi di intolleranza. Lo stesso governatore del Friuli Fedriga ha voluto attestare la propria vicinanza ad Arianna Szörényi, vittima di un grave episodio di intimidazione e intolleranza a sfondo antisemita.

Deportata all’età di 11 anni ad Auschwitz, solo lei e il fratello Dino sono riusciti a sopravvivere in quell’inferno. Il resto della famiglia, sette persone, fu sterminato. La sua drammatica vicenda è narrata in un libro autobiografico dal titolo «Una bambina ad Auschwitz», edito da Mursia.

LA SUA STORIA. Arianna Szörényi Giovanella è nata a Fiume il 18 aprile 1933 da Adolfo Szörényi, ebreo di origini ungheresi, e Vittoria Pick, triestina e cattolica. Arianna, minore di cinque sorelle e due fratelli, crebbe nella città di Fiume, dove i genitori lavoravano con la qualifica di impiegati di banca. A causa delle leggi razziali del 1938 e dei bombardamenti sulla città di Fiume, il padre e la madre lasciarono il lavoro e nel 1943 la famiglia sfollò a San Daniele del Friuli dove si stabilì in un appartamento poco distante dalla casa in cui viveva la sorella maggiore di Arianna.

L’ARRESTO. Il 16 giugno 1944, mentre gli uomini erano al lavoro (impiegati presso la Todt), Arianna, insieme alla madre ed alle sorelle, venne arrestata da un gruppo di SS; tutti i componenti della famiglia furono poi interrogati, costretti a consegnare ogni oggetto di valore e successivamente deportati prima nel campo di concentramento di San Sabba, poi condotti a Trieste e quindi ad Auschwitz.

NEL CAMPO DI STERMINIO DI AUSCHWITZ. All’arrivo ad Auschwitz la famiglia venne fatta scendere dal vagone e separata per sesso: Arianna superò la prima selezione, fu condotta alle docce per essere spogliata e tatuata con il numero di immatricolazione 89.219, quindi alloggiata con la madre e le sorelle in una baracca del campo di Birkenau. Nell’ottobre 1944 Arianna, separata dalla madre e dalle sorelle, fu trasferita in un kinderblock femminile, una baracca adibita all’alloggio di bambine e ragazzine, dove le attività erano regolamentate da una kapò.

LA MARCIA DELLA MORTE. Nel gennaio del 1945, a causa dell’avanzata russa, il campo venne evacuato. Arianna insieme a donne, uomini ed altri bambini camminò per tre giorni e tre notti nella neve senza conoscere la meta della marcia, assistendo all’esecuzione di molti prigionieri; lei stessa rischiò la morte, ma un soldato SS decise di risparmiarla, caricandola su un vagone aperto diretto al campo di Ravensbruck. Nel marzo 1945 fu trasferita al campo di Bergen Belsen; qui conobbe Ester Braun e i suoi due figli Erminia e Roberto, con i quali passò l’ultimo periodo di prigionia.

IL RITORNO IN ITALIA. Nel mese di aprile il campo venne liberato dalle truppe inglesi e nel settembre 1945 partì in treno per l’Italia con la signora Braun dalla quale si separò a Merano. Dopo aver raggiunto Udine, contattò la sorella rimasta a San Daniele del Friuli che, inizialmente la prese in custodia e successivamente, per gravi problemi familiari, fu costretta ad affidarla all’orfanotrofio del paese, dove trascorse la sua adolescenza. Arianna scoprì amaramente che della sua famiglia era sopravvissuto, oltre a lei, un solo fratello. Nel 1952, ormai maggiorenne, si trasferì a Milano dove lavorò come sarta e si sposò nel 1960.

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