Cuasso al Monte | 6 Febbraio 2020

Un grazie all’ospedale di Circolo, “Quanta umanità tra Pronto Soccorso e Ortopedia”

Riceviamo e pubblichiamo il messaggio di un abitante di Cuasso al Monte, recentemente ricoverato per un intervento. "Ho apprezzato tantissimo la 'terapia del sorriso'"

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Da una spiacevole disavventura ad un infortunio piuttosto serio che deve necessariamente passare per l’intervento chirurgico, il tutto vissuto senza perdere il sorriso, grazie alla presenza di un gruppo di persone davvero speciali e al sollievo generato dal loro impagabile senso di umanità.

Può essere riassunta così l’esperienza che Johnny, abitante di Cuasso al Monte, ha scelto di raccontare alla nostra redazione per ringraziare con sincerità e commozione tutti coloro che sono stati al suo fianco nelle ultime non facili settimane, anche se la sua testimonianza, come si apprenderà dalle prossime righe, merita molto di più.

Dopo una brutta caduta sugli sci – scrive il cittadino della Valceresio – mi sono infortunato ad una spalla e quindi mi sono recato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Circolo di Varese. Qui, in tempi estremamente brevi, sono stato visitato e ‘spedito’ al reparto di Ortopedia, letto I17, perché era necessario intervenire chirurgicamente per sistemare la cosa. Che dire, ho passato quasi una settimana circondato da persone professionali, educate, simpatiche e soprattutto umane”.

A fare la differenza, prevalendo sul disagio e sul dolore fisico, è stata quella che l’autore della lettera chiama “terapia del sorriso“: “Qualsiasi addetto del personale infermieristico entrasse nella mia stanza, lo faceva presentandosi con un bellissimo sorriso stampato in faccia! Per chi è ricoverato, ciò rappresenta una manna dalla cielo, perché ti fa sentire come a casa. E la pazienza di queste persone? Vogliamo parlarne? Non ho mai sentito rispondere male o con fastidio a nessuno e, pensandoci bene, io in alcune situazioni avrei reagito in maniera sicuramente meno composta ed educata”.

Il passaggio conclusivo della lettera è quello che lascia spazio ad una considerazione che spesso passa in secondo piano, quando il malessere o la sofferenza prendono il sopravvento e aprono a forme di egoismo e alla supponenza tipica dell’atteggiamento da “tutto e subito”, molto diffuso nelle corsie delle strutture sanitarie e nelle sale d’attesa.

Lo stress a cui queste persone sono sottoposte giornalmente è logorante, e solo la passione e l’amore per il proprio lavoro fanno sì che tutto passi in secondo piano. Perciò, prima di lamentarci e dar fiato alla bocca, proviamo a pensare a cosa faremmo se fossimo al loro posto. Quindi, grazie di cuore a tutti: dottori, infermieri e non. Si fa prestissimo a criticare la sanità quando qualcosa non funziona – sottolinea in conclusione Johnny – ma ci si dimentica di osannarla quando invece è un fiore all’occhiello della nostra provincia (e non solo)”.

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