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Alto Varesotto | 29 Gennaio 2020

“Il vaso è colmo… non lo facciano traboccare”

Panoramica sull'efficienza della raccolta differenziata sul territorio, a cura dell'agronomo Montonati. Riflessioni sull'impegno quotidiano in favore dell'ambiente

Tempo medio di lettura: 4 minuti

(articolo a cura dell’agronomo Valerio Montonati) Affrontando il tema dei rifiuti e della loro più conveniente gestione, l’analogia con il recipiente sul punto di debordare mi sembra davvero efficace.

In alcune città italiane, dove la problematica è stata, nel tempo, ed ancor oggi, gestita seguendo unicamente, o quasi, gli interessi di pochi soggetti a scapito della collettività, il fenomeno della tracimazione da cassonetti di svariate forme e colori di materiali più o meno differenziati ma, più spesso, assolutamente mischiati tra loro, talvolta, ahimè, con l’organico come guarnizione finale è piuttosto frequente se non quotidiana, con grave danno all’immagine dell’Italia intera.

Nelle virtuose città lombarde, che, tuttavia, per decenni hanno seguito la via più comoda delle discariche e degli inceneritori tal quali, oggi la situazione è ben diversa.

La sistematica differenziazione dei rifiuti a livello domestico unitamente all’azione di efficienti imprese che periodicamente passano a ritirare i vari sacchi colorati ed a svuotare i contenitori, ad uso familiare ovvero condominiale per la raccolta di carta e vetro, insieme ad una strutturata rete di aziende che riciclano i materiali raccolti (vere risorse secondo il comune modo di pensare delle correnti ambientaliste), consentono un mantenimento dignitosamente pulito ed ordinato degli ambienti urbanizzati.

I centri per la raccolta differenziata (le cosiddette “isole ecologiche”), la raccolta a chiamata, presso ciascuna residenza, di oggetti ingombranti e di difficile trasporto per il singolo cittadino, ed un oculato, seppur minimale, sistema di termo-valorizzatori di ultima generazione che garantiscono emissioni pressoché nulle, concludono il ciclo utilmente.

Non mancano, purtroppo, frequenti casi di abbandoni di sacchi e materiali vari (talvolta vere e proprie micro discariche) lungo le strade che costeggiano campagne, boschi, corsi d’acqua e laghi, che andrebbero prevenuti con l’impiego di telecamere e foto trappole (oggi per la verità, grazie anche alle iniziative di Regione Lombardia, sempre più impiegate), ovvero emblematicamente puniti una volta fotografati ed identificati gli zozzoni di turno.

Non a caso ho utilizzato, nelle righe soprastanti, il sostantivo “risorsa” e l’avverbio “utilmente” nella descrizione della fase finale del ciclo prodotti – rifiuti.

Mi spiego meglio passando alla fase critica del mio intervento, fermo restando il principio incontestabile secondo cui l’umanità, ancora in crescita per un periodo indefinito, potrà vivere su un pianeta pulito, dunque in un contesto bello e salubre e, quindi, con buona salute psico fisica, unicamente se saprà gestire ogni ciclo produttivo in maniera circolare, così da ridurre i residui finali a livelli prossimi allo zero e, comunque, entro i limiti auto – rigenerativi della terra.

A proposito di economia circolare, per tornare al centro dell’argomento, sono decenni, ormai, che giornali, radio, televisioni ed oggi la “Rete globale informatica” con i suoi mille canali di informazione, insistono (giustamente) sul concetto che i rifiuti prodotti quotidianamente rappresentano una risorsa in grado di alimentare il virtuoso circuito del riciclo/riuso.

Carta e cartone, lattine in alluminio, stagnole varie ed altri prodotti di metallo, prodotti del legno, pile, plastiche di ogni genere e tipo, rifiuti organici e vetro vengono raccolti dopo un’accurata separazione alla “Fonte” ed avviati, ufficialmente, all’industria del riutilizzo creativo come materie prime e dove, a rigor di logica, ed in un’economia di mercato sana, genereranno un profitto.

Il lavoro della separazione per tipologia di materiale è quindi fornito direttamente dai cittadini, per senso civico e rispetto delle regole, se non per semplice assennata praticità, che prestano fatica, fisica ed intellettuale (specie nel discernere l’allocazione di certi manufatti che inglobano, in maniera di fatto “indissolubile”, per le capacità del singolo individuo, più tipi di sostanze) e dosi di tempo variabili a seconda dell’organizzazione domestica dei depositi: quotidiano, di più giorni, settimanale, eccetera secondo la cadenza del recupero.

C’è, obiettivamente, da porsi la questione se tale lavoro non debba essere remunerato, fatto salvo il costo di recupero e di consegna all’industria specifica, quanto meno come minor costo del servizio finale che, al limite del ragionamento, potrebbe quanto meno essere gratuito. Non che ci si debba lamentare in assoluto per la realtà varesina e adiacenze, dove vengono praticate tariffe sostenibili, ancorché rimodulabili secondo il principio appena rappresentato.

Di recente, tuttavia, si è assistito ad un passaggio di consegne con alcuni cambiamenti in ordine alle procedure di accoppiamento dei materiali ed alle tempistiche di raccolta che hanno causato fraintendimenti e qualche protesta : se da un lato non c’è che da approvare la scelta di rendere settimanale la raccolta della plastica dalla quale siamo, volenti o nolenti, soffocati a causa di regole e principi comunitari che impongono confezioni su confezioni per ogni genere alimentare, devo però richiamare la disavventura sulla prima consegna dell’indifferenziato che mi è stato, in prima istanza, rigettato.

Premetto che con la mia famiglia operiamo già da anni una differenziazione spinta, così da riempire completamente un sacco viola ogni 6 settimane circa. Constatato, invece, il ritrovamento del “Quarto” di sacco tal quale, ho provveduto allo svuotamento dei singoli sacchettini e, facendo una nuova cernita del contenuto, seguendo alla lettera le nuove indicazioni fornite dall’amministrazione comunale, ho asportato qualche pellicola di stagnola e alcune gabbiette metalliche ferma tappo testimoni delle feste natalizie ricomponendo, quindi, il contenitore, in seguito implementato con gli ultimi, vagliati, residui, infine chiuso, messo alla consegna e regolarmente ritirato.

Per concludere: salutando con entusiasmo la ventilata possibilità che i nuovi sacchi per la raccolta dell’indifferenziato siano dotati di chip che permettano di verificare chi consegna e cosa si consegna, insieme alla valutazione oggettiva del quanto si consegna (in termini di peso) così da addebitare gli “eventuali costi finali” proporzionalmente ai rifiuti prodotti, siamo, ovviamente, disposti a sacrificare qualche minuto in più di attenzione nella fase selettiva per il bene dell’ambiente e di tutti noi ma nulla o poco di più, il vaso è ormai giunto all’orlo…

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