Milano | 30 Dicembre 2019

Regione Lombardia, dal 1° gennaio microchip obbligatorio anche per i gatti

Lo ha stabilito il Piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria e il prezzo dell'applicazione, effettuata solo dal veterinario, va dai 30 ai 50 euro

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Non solo cani: in Lombardia con il nuovo anno, arriva anche per i gatti l’obbligo di applicazione del microchip e di iscrizione all’anagrafe felina regionale. Grazie al Piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria 2019-2023 è stato infatti stabilito, dall’1 gennaio  2020 sarà obbligatorio registrare tutti i gatti appena nati, appena adottati o appena comprati.

Francesco Orifici, dell’Anmvi (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) e della Consulta regionale lombarda contro il randagismo, sottolinea che l’obbligo ha valore solo dal nuovo anno: “La norma non avrà valore retroattivo, saranno i padroni a decidere se microchippare o no i loro animali già presenti al 1° gennaio prossimo. Abbiamo voluto favorire una tendenza culturale, non punitiva”.

Fino ad oggi infatti, l’applicazione del circuito integrato sottocutaneo era facoltativa per la maggior parte dei proprietari di gatti e obbligatoria solamente per gli esemplari con un passaporto per andare all’estero, quelli di razza e quelli randagi di colonie riconosciute, che da qualche anno vengono regolarmente microcippati e anagrafati dai Servizi veterinari pubblici. A fine 2017, in Lombardia se ne contavano 136.982.

Per i mici “microchippati” l’applicazione comportava già, come anche per cani, l’iscrizione all’anagrafe degli animali d’affezione, il sistema informatizzato che Regione Lombardia mette a disposizione degli operatori sanitari per la gestione degli animali da compagnia che vivono in Lombardia.

Il microchip per gatti funziona esattamente come quello per i cani: il minuscolo chip (delle dimensioni circa di un chicco di riso) viene inserito sotto pelle con una speciale siringa monouso, generalmente nella zona sul lato del collo, dove verrà poi avvolto da strati sottili di tessuto connettivo. L’operazione, che naturalmente può essere eseguita solo da un veterinario con un prezzo che va dai 30 ai 50 euro, dura pochissimi secondi e non provoca dolore all’animale (non più di una qualsiasi altra iniezione). In seguito il codice univoco del microchip, registrato all’anagrafe insieme ai dati personali del suo proprietario, potrà essere “letto” tramite un apposito dispositivo,  che verrà semplicemente posto vicino al corpo dell’animale, sulla zona di inserimento.

La presenza del microchip permette così l’identificazione dell’animale, utilissima e unica vera tutela in caso di smarrimento. Fondamentale per i gatti che escono abitualmente, perchè ad esempio residenti in case con giardino, che rischiano di perdersi o di essere erroneamente “salvati”, ma in realtà se di proprietà, rapiti. Il microchip è sicuramente il mezzo più concreto che dimostra legalmente la proprietà dell’animale, per prevenire situazioni simili, stressanti per i gatti spostati dalla propria casa, e per i proprietari, disperati per la sparizione del proprio amico a quattro zampe. Molto più utile di quanto si pensi anche per i mici da appartamento: può succedere a chiunque infatti che scappino, basti vedere i tanti volantini per le strade e gli innumerevoli annunci disperati sui vari social media.

Soddisfatta della notizia l’associazione di Luino Zampa Onlus, che da anni si occupa sul nostro territorio del recupero e dell’adozione di gatti randagi e della sterilizzazione di colonie feline: “Il microchip è il modo migliore per tutelare i nostri animali domestici, nonchè un’arma fondamentale per combattere l’abbandono e il randagismo“.

“Ci teniamo a ricordare che anche per gli animali esotici, come conigli, furetti, tartarughe e pappagalli, è possibile applicare il microchip e in alcuni casi obbligatorio per legge. La cosa fondamentale è sempre consultare sempre il proprio veterinario e informarsi il più possibile sulla corretta gestione del proprio animale“, concludono i volontari.

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