Grantola | 23 Dicembre 2019

Grantola, il gran cuore delle associazioni luinesi per salvare il Cinema Mignon

Nata nel 1976 la realtà cinematografica del territorio negli ultimi tempi fatica a fare i conti con spese ed incassi. Al via l'iniziativa "Sostieni la Cultura"

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La crisi del cinema italiano è iniziata diversi anni fa quando, la pirateria prima, lo streaming e le piattaforme di digital store dopo, hanno messo a dura prova le sale cinematografiche, soprattutto quelle autonome e indipendenti della provincia, colpite anche dall’avvento dei famosi “multisale”.

Certo, non sono solo queste le cause, alle quali si aggiungono anche una continua ricerca e un costante miglioramento alla tecnologia, con il passaggio dall’analogico al digitale, e strumentazioni ed attrezzature che costano migliaia e migliaia di euro.

Ed è questo il caso del Cinema Mignon di Grantola, nato nel 1976, quando il cinema era uno tra i pochi hobby a livello sociale, che riscuoteva un grande successo. Era stato un banchiere di Milano, cognato di Luciano Cerutti, colui il quale poi ha gestito la struttura fino alla morte, ad aprire la sala, solo nelle serate di venerdì, sabato e domenica, una passione nella quale aveva investito alcuni milioni di lire per trasmetterla anche nel piccolo paesino del Varesotto.

Il figlio 50enne di Luciano, Alberto, che insieme alla mamma Lina Fiorani oggi gestisce la struttura, aveva iniziato nel 1990 a farsi affascinare dalla cinefilia, con le prime esperienze al Garden di Gavirate, dove ha cominciato a prendere dimestichezza con il proiettore e con tutte le peculiarità della sala.

Negli anni, però, dopo la morte del padre, e l’avvento del digitale, non tutto è andato per il meglio e solo grazie ad un amico di famiglia, il dottor Carlo Bozzali, nel 2014 il Mignon è riuscito a dotarsi di un impianto digitale, con un cospicuo investimento in grado di rispondere alle esigenze delle case di distribuzione cinematografica e degli utenti. A cinque anni di distanza la situazione non è rosea, con tanti problemi, soprattutto economici, che non riescono a garantire la sopravvivenza ad una delle poche sale di tutto il territorio luinese.

“Cerchiamo di andare avanti – commenta Alberto Cerutti, gestore del Mignon -, nonostante le mille difficoltà dettate da tantissimi problemi che nel corso degli anni ci hanno sempre più colpito. Il nostro obiettivo, però, continuerà ad essere quello di garantire film di qualità, che strizzano l’occhio ad uno specifico pubblico; sono numerosi i nostri utenti ticinesi ad esempio. Bisogna fare i conti con la realtà, sono tante le spese, le tasse e i costi da supportare per mantenere vivo un cinema così, per questo chiediamo a tutta la popolazione di continuare a sostenerci, per garantire la sopravvivenza di un luogo magico come il Mignon”.

L’appello di richiesta d’aiuto di Alberto e Lina Cerutti, gestori del Cinema Mignon di Grantola, negli scorsi mesi è stato raccolto da alcune associazioni socio-culturali di Luino, da anni impegnate sul territorio, come l’associazione Aurora, GIM – Terre di Lago, ekoné – Bar & Shop, Pressenza, AISU Insieme verso Itaca, La Banca del Tempo di Luino e l’associazione Costruttori di Pace.

E così, oltre ad un cineforum, organizzato in linea con la rassegna culturale “Una moltitudine inarrestabile”, che prevede incontri culturali all’ex colonia di Germignaga, è stata avviata l’iniziativa “Sostieni la Cultura”, dove chiunque potrà portare al Mignon dvd, cd e libri che saranno messi a disposizione ad offerta libera, coniugando riciclo, condivisione e sostegno dell’attività culturale.

Il ricavato servirà per acquistare un film di particolare rilevanza con l’unico obiettivo di sostenere il cinema Mignon di Grantola. Volontà delle associazioni, inoltre, è quello di collaborare con l’Istituto Comprensivo di Mesenzana, Grantola e Cunardo, per organizzare momenti culturali e proiezioni dedicati agli studenti, e attività con la collaborazione del sindaco Adriano Boscardin e la Pro Loco del paese.

Un bel modo per provare a tenere in vita e aiutare una piccola realtà culturale del territorio, che non deve morire.

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