Fino a centoquarant’anni fa Germignaga aveva ancora, al pari di altri comuni della costa, il suo “cordaro“. Una figura preziosa per i paesi di lago, e probabilmente non solo per essi, che dava da lavorare attraverso un attrezzo impiegato per intrecciare funi.
A trarne giovamento erano i pescatori della zona, in un’epoca in cui la loro attività era ancora tra le principali fonti di guadagno, nonostante gli effetti della seconda rivoluzione industriale fossero ormai dietro l’angolo anche per il Luinese. Pronti a cambiare radicalmente i ritmi e le abitudini delle famiglie.
La vita del cordaro di Germignaga, uguale a quella di tanti altri artigiani e umili lavoratori, cambiò radicalmente la notte fra il 6 e il 7 agosto 1879, a seguito di un episodio che le cronache del paese conoscono ancora oggi solo in parte. A raccontarlo è la pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato“, che ha ricostruito in modo dettagliato gli eventi che portarono il cordaro del paese lacustre lontano dalle rive del Maggiore.
“Era solito piazzarsi a fianco della ‘strada campestre’ – si legge sulla bacheca Facebook della pagina – quella che da piazza della rotonda portava fino allo sbocco della ‘streccia’, ovvero nei luoghi delle attuali piazza XX Settembre e via al Lago“. Il fabbricante di corde incominciò a dare fastidio sulla pubblica via, visto il grande fermento messo in modo da carri e carrozze del trasporto merci, connessi all’apertura delle prime fabbriche e dei setifici.
“L’Onorevole Giunta Municipale diede ordine al cordaro di rimuovere dalla strada le proprie attrezzature. Sicuramente questa notifica non piacque all’interessato e lo lasciò in difficoltà. Doveva abbandonare un luogo da lui utilizzato da moltissimo tempo, e trovarne un altro ugualmente idoneo. Passarono alcuni giorni finché una mattina, recandosi nell’abituale luogo da lui occupato, l’amara sorpresa: la ruota utilizzata e i vari strumenti erano scomparsi. Bastarono poche ore di ricerca per rinvenire sulla riva del lago gli oggetti irrimediabilmente danneggiati”.
Il misfatto finì sui banchi della “Regia Pretura di Luvino“, davanti alla quale il cordaro fece il nome di un membro della Giunta, individuandolo come il responsabile del torto subìto. Accusa che fruttò una querela per calunnia e niente altro, nonostante le valide ragioni difese dall’uomo, ovvero il diritto a provvedere allo sgombero delle attrezzature entro trenta giorni dalla notifica.
“Non è noto come finì la questione – scrive in conclusione l’autore della nota sulla pagina social – ma credo di non sbagliare ipotizzando che l’anziano cordaro non ebbe più la forza né la voglia di riprendere l’attività. E così un antico mestiere da tempo praticato in paese, scomparve definitivamente“.
© Riproduzione riservata





Vuoi lasciare un commento? | 0