Milano | 26 Agosto 2019

Carenza di personale nelle grandi città, Uncem: “I piccoli comuni soffrono molto di più”

Il presidente dell'Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani commenta la situazione di Circoscrizioni e grandi città con mancanza di personale

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“Leggo che le Circoscrizioni di Torino e gli uffici di altre grandi Città italiane a settembre entrano in grande sofferenza per mancanza di personale. Tra pensionamenti, quota 100, difficile turn over, resteranno senza donne e uomini negli uffici e sul campo. Così andrebbero a rischio manutenzioni e gestione dei servizi. Non ne sono sorpreso. Ma allora cosa dovrebbero dire i piccoli Comuni? Cosa dovrebbero fare i sindaci che in Comuni con mille abitanti e cinquanta chilometri quadrati di territorio da gestire, hanno una persona in ufficio e una all’esterno? Non è certo una novità o causa di quota 100, che complica ancor più le cose. Da vent’anni lavoriamo senza personale e facendo volontariato, cioé impegnando agli uffici direttamente i sindaci, i vice, gli assessori, i consiglieri. Non credo che nelle Circoscrizioni si sia mai fatto”.

Così Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, a seguito della denuncia dei vertici di Circoscrizioni cittadine torinesi che entrerebbero nel caos per la carenza di personale.

“È evidente che serve una riforma organica degli Enti locali, che parta dall’alto e non dal basso, veramente efficace – prosegue il presidente dell’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani – ma inviterei qualche presidente di Circoscrizione a fare cambio. Con un sindaco di un Comune da mille o anche duemila abitanti, oppure con un presidente di Unione montana di Comuni. Qualcuno mi dirà che questi Enti hanno pochi residenti, pochi cittadini. Gli rispondo invitandoli – sia qualche sindaco di Città o qualche presidente di Circoscrizione – a gestire per una settimana centinaia di chilometri quadrati di territorio, esposti a frane e con foreste che aumentano, i problemi causati da lupi e cinghiali, le strade comunali di quei paesi, gli appalti per investire le risorse disponibili, l’aumento dei turisti nella stagione estiva con gli evidenti effetti sulla gestione dei servizi, a personale invariato. Che diventa sempre meno. Capirebbe che pensionamenti e impossibilità di assunzione per i Comuni con meno di cinquemila abitanti sono ben altra cosa rispetto alle Circoscrizioni che hanno ciascuna qualche centinaio di unità di persone. Una persona in meno in un piccolo Comune, senza possibilità di sostituirla, azzera i servizi dell’Ente. Per fortuna i Comuni piccoli sanno lavorare insieme, prima con le Comunità montane e oggi con le Unioni montane“.

Fanno bene a protestare le Circoscrizioni – sottolinea Bussone – Per noi, per le Unioni montane sono ‘un modello’. Per cosa? Solo per le indennità dei presidenti e dei consiglieri. 3.558,18 euro al mese per i primi e 60,43 euro di gettone a seduta per tutti i consiglieri. Ottime cifre. Soprattutto se paragonate a quelle dei presidenti e dei consiglieri delle Unioni montane di Comuni che stanno a zero. Zero indennità, zero rimborso spese, zero gettone. Zero. Solo puro volontariato. Peraltro con responsabilità ben diverse da quelle di un presidente di Circoscrizione cittadina. Il presidente dell’Unione montana è obbligato dalla norma a fare volontariato. Così come tanti sindaci di piccoli Comuni. Dove pensionamenti e impossibilità di assunzione incrinano gli Enti, rendendo anche più fragili i territori montani già complessi, molto più di un quartiere urbano”.

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