Varese | 11 Giugno 2019

Varese, l’Università dell’Insubria leader nella bonifica biologica attraverso le piante

L’ateneo guida un progetto di ricerca sulla bioremediation patrocinato da Regione Lombardia: i risultati in un convegno il 13 giugno a Brescia

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La bioremediation di contaminanti organici persistenti è un ambito in cui l’Università dell’Insubria ha condotto negli ultimi anni importanti studi che mostrano che la bonifica biologica è possibile, sostenibile e richiede un approccio scientifico.

In particolare l’attenzione si è concentrata sul Sito contaminato di interesse nazionale (Sin) Caffaro di Brescia, dove sono presenti PCB (policlorobifenili), diossine, furani, arsenico e mercurio; le prime tre categorie sono molecole organiche tossiche e persistenti che si bioaccumulano nella catena alimentare e per tale motivo è importante che vengano eliminate dall’ambiente. 

I risultati della ricerca verranno presentati giovedì 13 giugno a Brescia nel convegno “Fitocontenimento e sperimentazione di tecnologie di bioremediation nei terreni agricoli del Sin Brescia-Caffaro” promosso dall’Ersaf, l’Ente servizi all’agricoltura e foreste di Regione Lombardia, del quale è consulente scientifico Antonio Di Guardo, docente del Disat, il Dipartimento di scienza e alta tecnologia dell’Insubria.

Di Guardo è stato chiamato da Ersaf nel 2013 a costituire un team per studiare come effettuare la remediation delle aree agricole. L’obiettivo era quello di individuare soluzioni innovative, ecologicamente ed economicamente sostenibili per la bonifica biologica di circa 100 ettari di suolo agricolo, studiando il destino ambientale dei contaminanti e le strategie di biorisanamento, con l’utilizzo di piante e microrganismi.

Il gruppo dei consulenti comprendeva altri colleghi dell’ateneo, Elisabetta Zanardini e Cristiana Morosini, colleghi dell’Università degli Studi di Milano per alcuni aspetti di ecologia microbica, Sara Borin, e di Sapienza-Università di Roma, Giuseppe Raspa, per gli aspetti geostatistici, oltre a giovani ricercatrici e ricercatori, in particolare Elisa Terzaghi, assegnista di ricerca dell’Insubria che interverrà al convegno di Brescia su uno degli aspetti peculiari: gli esperimenti condotti in serra.

La ricerca ha anche permesso a numerosi studenti del corso di laurea triennale in Scienze dell’ambiente e della natura e di quello magistrale in Scienze ambientali di scrivere le loro tesi. I risultati dell’attività hanno portato a circa una decina di pubblicazioni su riviste internazionali e mostrano che la bonifica biologica utilizzando le piante, la cosiddetta rhizoremediation, è possibile e sostenibile.  Risultati importanti che vedono l’Insubria leader in questa attività su categorie di contaminanti particolarmente difficili da abbattere.

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