Varese | 9 Maggio 2019

Sindrome dell’occhio secco: anche a Varese il mese della prevenzione e diagnosi

L’iniziativa prevede, fino al 14 giugno, visite gratuite in diversi centri di eccellenza su tutto il territorio nazionale, compreso l’Ospedale di Circolo di Varese

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Ha preso il via anche a Varese il mese della prevenzione e diagnosi della Sindrome dell’Occhio Secco, promosso dal Centro Italiano Occhio Secco (CIOS), in collaborazione con la struttura di Oculistica dell’Ospedale di Circolo di Varese, diretta dal professor Claudio Azzolini, ordinario dell’Università dell’Insubria di Varese, sotto il patrocinio del Ministero della Salute, della Regione Lombardia, del Comune di Milano e della Società Italiana di Oftalmologia (SOI).

La Sindrome dell’occhio secco è una patologia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito “tra i più sottovalutati disturbi della società moderna” e in Italia colpisce il 90% delle donne in menopausa e il 25% della popolazione over 50.

Tra le molte cause vi è il drastico cambiamento delle condizioni climatiche del globo. Le ondate di calore, la siccità ormai quasi perenne, la desertificazione di aree sempre più prossime alla città hanno causato un aumento dell’incidenza della secchezza degli occhi e un peggioramento dei suoi sintomi, come hanno certificato molteplici studi scientifici.

L’iniziativa prevede, fino al 14 giugno, visite oculistiche gratuite presso diversi Centri di eccellenza universitari e ospedalieri su tutto il territorio nazionale. A Varese gli interessati potranno recarsi all’Ospedale di Circolo, in Viale Luigi Borri, 57. Per usufruire dello screening è necessario prenotare la visita attraverso il sito www.centroitalianoocchiosecco.it.

L’equipe di specialisti guidata dal professor Azzolini sarà a disposizione per diagnosticare la presenza della patologia e suggerire le opportune terapie. “È stato dimostrato che la popolazione residente nelle grandi città ha una possibilità di soffrire di Sindrome dell’Occhio Secco che è di tre, se non di quattro, volte superiore a quella della popolazione residente in aree rurali”, dichiara il professor Claudio Azzolini.

Le particelle inquinanti si depositano, infatti, sulla superficie oculare causando l’attivazione di pericolosi processi infiammatori che hanno come conseguenza un grave danno alle nostre ghiandole lacrimali e alla superficie oculare: “In particolare causano una rottura della barriera formata dalle cellule dell’epitelio corneale con rischio di ulcerazione della superficie anteriore dell’occhio e conseguente insorgenza di forte dolore e scarsa visione“, conclude Azzolini.

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