Maccagno con Pino e Veddasca | 9 Maggio 2019

Museo Parisi Valle, in riva al lago arriva la mostra “Arturo Zanieri, un orientalista a Maccagno”

L’ampia rassegna ricostruisce la vita e le opere di un autore che risedette in Egitto per quasi quarant'anni, lasciò un'impronta nella vita culturale di Alessandria

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Sabato 11 maggio, a partire dalle ore 18, verrà inaugurata una nuova mostra al civico museo Parisi Valle, che si intitola “Arturo Zanieri (1870-1955), un orientalista a Maccagno“, curata da Federico Crimi e Marco Dozzio, che rimarrà aperta al pubblico dall’11 maggio al 7 luglio.

Nato a Firenze nel 1870, Arturo Zanieri, sbarca in Egitto nel 1903, in un’epoca in cui la città portuale cosmopolita di Alessandria era il centro di una grande attività commerciale: l’ampia rassegna maccagnese, infatti, ricostruisce la vita e le opere di un autore che risedette in Egitto per quasi quarant’anni, lasciò un’impronta significativa nella vita culturale di Alessandria, legando, in un secondo momento, il proprio destino e parte della propria fortuna artistica a Maccagno e al lago Maggiore.

Esposti in museo numerosi ritratti della società egiziana e del popolo di Alessandria, modelli di arabi, vedute della natia Toscana e dell’Egitto; ma anche vedute di Maccagno, terra d’adozione di Zanieri, e un’interessante carrellata di ritratti di maccagnesi. In mostra sono presentate 56 opere di cui 27 inediti, che ben rappresentano la tecnica pittorica ad olio su tela e su tavola dell’artista. Le opere, provenienti per buona parte da collezioni private del territorio locale, sono illustrate, commentate e inserite nel catalogo disponibile in mostra, corredato anche da un ampio corpus di documenti storici e da immagini fotografiche che raccontano la vita e la carriera creativa di Zanieri, oltre a restituire numerosi spaccati di vita privata della società maccagnese negli anni a cavallo tra fascismo e liberazione.

“Presupposti fondamentali di questa mostra sono stati un accurato affondo critico, lunghi studi storici ed una capillare ricostruzione biografica e culturale – raccontano il sindaco Fabio Passera e il consigliere delegato agli eventi culturali, Alessandro Fazio -. In questi anni abbiamo più volte rimarcato in quale modo intendevamo utilizzare il Museo ‘Parisi-Valle’: uno strumento per la conoscenza e l’approfondimento delle nostre realtà locali, convinti come siamo che la Cultura debba innanzitutto essere la capacità di interpretare il mondo in cui viviamo attraverso le diverse discipline che lo compongono, delle quali la pittura è senza dubbio una delle più alte. Grazie alla nuova mostra, per noi è oggi possibile rileggere la prima metà del Novecento maccagnese attraverso i ritratti di questo instancabile pittore, che seppe cogliere i tratti caratteristici di personaggi del paese, restituendoci una lettura in controluce delle famiglie più in vista e, in generale, uno spaccato della società”.

Siamo giunti, con questa inedita rassegna, ad un nuovo traguardo espositivo – commenta anche Clara Castaldo, responsabile delle attività culturali al civico museo -: quota diciannove, da quando, nel settembre del 2015, abbiamo coralmente composto l’omaggio artistico in memoria di Giuseppe Vittorio Parisi. Da allora e sin qui, largo spazio a mostre retrospettive, ad ampie collettive, o a focus personali. Ma anche a complesse ed entusiasmanti riscoperte storiche come quella dedicata al monumentale affresco di Antonio da Tradate ospitato per diversi mesi nel nostro museo e nodo centrale di una mostra focalizzata sulla pittura religiosa Tardogotica e Rinascimentale nelle Prealpi. Né vanno dimenticate le rassegne dedicate ad autori emergenti, o gli affondi su diversi materiali come la ceramica, il vetro, la fotografia, il design, l’acquerello. Tante storie, tanti protagonisti. E la mostra che ci prepariamo ad inaugurare è frutto del medesimo entusiasmo per la cultura condivisa, per un racconto fatto di grandi abilità creative ed inventive. Ed identici sono anche gli obiettivi: abitare il territorio, cucire le distanze, immaginare comunità”.

“Una fetta di torta, un taglio scelto di carne, una rammendata al vestito bello – spiegano anche Federico Crimi e Marco Dozzio, curatori dell’antologica, a proposito dell’artista che seppe intelligentemente spendersi tra la reggia del Cairo e le contrade di Alessandria d’Egitto -. Questo, pare, il ‘pegno’ che Arturo Zanieri avrebbe chiesto ad alcuni maccagnesi in cambio delle sue realizzazioni artistiche. Il nostro era d’indole generosa e non era assillato da problemi economici. Nel raggio limitato di una manciata di case, trovò nella società maccagnese un ricco campionario e, di quadro in quadro, riuscì a completare un nuovo, grande affresco sociale. Il macellaio, il falegname, il sarto, il poeta dialettale, il generale, il comandante della Guardia di Finanza, i villeggianti, ecc. Con figli, nipoti e consorti. Tutti in posa, quasi una ridotta Alessandria d’Egitto sulle rive del Verbano, per un vero e proprio ‘scatto di gruppo’”.

E ancora: “Riprendere oggi il discorso da quella immaginifica galleria di volti non è uno stratagemma per stuzzicare un richiamo esotico per il Medio Oriente mai venuto meno. Lo ‘Zanieri d’Egitto’, infatti, è quanto mai attuale in una nuova prospettiva sulla sua opera e sulla sua vita che proprio sulle rive del Nilo trova innovative e stimolanti chiavi di lettura. Il suo esercizio principale rimaneva la resa sulla tela delle multiformi sfumature di pelle e occhi, di cui il nostro (al pari della rappresentazione di preziosi tessuti e sgargianti gioielli per il vertice della piramide sociale egiziana) era maestro indiscusso grazie alla capacità di coglierne le più sottili variazioni sotto ogni rifrazione di luce, da quella artificiale dello studio a quella accecante degli esterni”.

Il catalogo comprende anche un affondo storico e critico di Nadia Radwan, docente all’Università di Berna che sottolinea: “Oltre ai suoi ritratti dell’alta società, Zanieri cercò di rappresentare – con approccio orientalista – lo spirito esotico della sua esperienza egiziana catturando le particolari caratteristiche ed espressioni del popolo comune nei suoi ritratti di venditori ambulanti, beduini, mendicanti sudanesi e nei nudi di donne egiziane. Tra i suoi allievi figurano il poeta, scrittore e critico d’arte Ahmed Rassim (1895-1958), la principessa Samiha Hussein (1889-1984), che era una mecenate dell’arte e la nipote del kedivè Ismaïl, e il pittore Mahmoud Saïd (1897-1964), che sarebbe in seguito diventato una delle figure più importanti del modernismo egiziano”.

Apertura al pubblico (ingresso libero e gratuito): venerdì 15.00-19.00, sabato e domenica 10.00-12.00 / 15.00-19.00.

Per ulteriori informazioni chiamare il numero +39 0332 561202 o consultare il sito internet www.museoparisivalle.it.

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127