Luino | 26 Aprile 2019

Luino, “Il 25 aprile baluardo e custode dei valori della democrazia e della libertà”

Grande partecipazione sentita ed appassionata ieri alla 74esima commemorazione della festa della Liberazione nel paese lacustre, con corteo e orazioni

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(Foto Matteo Testa / Emanuela Sartorio) Una folla quella che ha partecipato ieri mattina, giovedì 25 aprile, a Luino al 74esimo anniversario della festa della Liberazione con un lungo corteo al quale hanno partecipato le rappresentanze sociali, partigiane, sindacali, d’arma, combattentistiche e delle scuole, oltre ai rappresentanti dei comuni di Luino, Germignaga, Porto Valtravaglia, Agra, Dumenza, Montegrino Valtravaglia e Grantola.

Sia la Musica Cittadina di Luino che il Corpo Musicale di Santa Cecilia di Germignaga hanno accompagnato il gruppo nell’omaggio ai Monumenti ai Caduti di piazza Libertà e piazza Risorgimento. Qui, davanti ad un numeroso pubblico, composto da alcune sezioni degli Alpini dell’Alto Varesotto, dell’ANPI, dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Croce Rossa Luino e Valli e di tante altre associazioni e realtà del territorio, sono intervenuti l’oratore Roberto Bramani Araldi, in rappresentanza dell’ANPI Luino, il sindaco di Germignaga Marco Fazio e l’assessore luinese alla Cultura, Pier Marcello Castelli.

Mai come oggi ha senso festeggiare il 25 aprile ha esordito il primo cittadino Marco Fazio -. Mai come oggi, in cui rievocazioni nostalgici e e tentativi di riproposizione dell’ideologia fascista riemergono: tollerati, sottovalutati. Non credo e non voglio pensare che ci si sia abituati a ciò, che certi discorsi e atteggiamenti siano ormai sdoganati. Voglio quindi lanciare un invito a prendere coscienza e coraggio, a denunciare tali atti, siano essi piccoli o grandi. È solo con l’intervento di ognuno che potremo considerare il fascismo una pagina brutta e chiusa della nostra storia. Mai come oggi ha senso celebrare il 25 aprile, se anche le istituzioni, certe istituzioni sembrano negare, sminuire, travisare questa festa. E non è, si badi, un problema ‘solo’ formale, ma sostanziale, perché le istituzioni giurano e sono garanti di quella costituzione che è il frutto più bello e più alto della lotta resistenziale, che fu lotta di tutto il popolo italiano, di tutte le espressioni politiche, non una contrapposizione tra fascisti e ‘comunisti’, come qualcuno dice oggi”.

È il 25 aprile che nasce l’Italia: un’Italia migliore. Perché, come recita una frase attribuita a Sandro Pertini, “alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la peggiore delle democrazie’. È anche il 25 aprile che nasce l’Europa, figlia di personaggi come De Gasperi e Spinelli, garante dei valori di libertà e della pace nel continente. Il 25 aprile, insomma, non è un’opinione. È un fatto. Perché finché ci sarà discriminazione e odio, esso avrà senso. Finché ci saranno totalitarismi, esso avrà senso. Finché saranno negati libertà e diritti individuali, esso avrà senso. Finché ci sarà l’idea di affrontare le questioni con aggressività e guerra, esso avrà senso. Festeggiamo dunque questo giorno: viva il 25 aprile, Festa della Liberazione!”, ha concluso Fazio.

“Il 25 aprile non è ricorrenza rituale o di sola memoria, che commemora la fine della guerra, la vittoria delle forze alleate sui nazisti e la caduta dell’ultimo residuo del regime fascista e della repubblica di Salò – ha dichiarato Pier Marcello Castelli -, ma è l’occasione per celebrare i valori fondanti della nostra civiltà, che sono condensati in una sola parola ‘Libertà’. Liliana Segre, senatrice a vita, che abbiamo avuto l’onore qualche anno fa di ascoltare anche a qui a Luino in un incontro con i nostri studenti, affermava ieri in un’intervista ad un quotidiano che ‘Chi fa politica non può ignorare la storia. Deve averla studiata’. E alla domanda se è facile dimenticare il passato, ha risposto così: ‘credo che la storia sia maestra di vita . Non si può capire il 25 aprile se non si è studiato il passato. Non è solo colpa della superficialità dei giovani d’oggi. Gli stessi genitori non ricordano. E gli insegnanti sono troppo presi da altre dinamiche, pensano più alla forma che ai contenuti'”.

“Per onorare degnamente il 25 aprile dobbiamo quindi impegnarci a dare il nostro contributo da protagonisti, e non da spettatori, ricordandoci , che dobbiamo cercare di essere uomini e donne, ‘migliori’, ‘sempre’. In questo preciso momento storico ritengo che le istituzioni debbano essere il baluardo e i custodi dei valori della democrazia e della libertà, per ribadire il contrasto alla trasandatezza e allo svilimento dei valori che sembra prendere il sopravvento. E’ questo il motivo di ritrovarci noi oggi qui a dare luce e senso a questa commemorazione, e il farlo in modo corale insieme ad altri amministratori da’ ancora più valore e significato a questa giornata”, ha terminato anche Castelli.

La mattinata si è chiusa rendendo omaggio ai Caduti della Gera di Voldomino, dove è intervenuto anche il presidente dell’ANPI Luino, Emilio Rossi, e sono stati letti i nomi dei morti durante l’eccidio avvenuto nell’ottobre del 1944.

A concludere gli interventi in piazza Risorgimento è stato l’oratore ufficiale dell’evento, Roberto Bramani Araldi, del quale riportiamo le sue parole integralmente.

Oggi è un giorno di festa. E’ giorno di festa affinché la memoria di quei giorni che mutarono radicalmente la vita dei nostri nonni e padri non venga lasciata sopire, non sopravvenga l’atteggiamento scontato di chi gode di buona salute e si ritiene immune dalle malattie, senza comprendere che la buona salute abbisogna di attenzioni continue per non cadere preda degli agguati che i nemici dell’organismo sono sempre pronti a tendere.

Occorre impedire che gli strati polverosi della lontananza temporale si depositino o, peggio ancora, vadano a creare una coltre pesante per l’incuria che ci pervade. Ma la giornata non può e non deve essere ridotta alla sola celebrazione, non può essere vista solo come una ricorrenza, bensì deve diventare lo specchio della nostra cultura che rimane decisamente antifascista.

Non ci è consentito di trascurare il ricordo delle vittime che hanno costellato la guerra di liberazione, pervasa da immani sacrifici non solo per coloro che, in nome degli ideali di libertà, ebbero il coraggio d’impugnare le armi, ma anche per la popolazione inerme, costretta a soffrire la fame e a subire le crudeltà che fanno sempre da ancelle ad ogni guerra, soprattutto le civili, accompagnate dal corollario degli odi personali.

Ma cosa vuol dire essere oggi antifascista? Il termine fascismo non può essere visto esclusivamente come espressione di un partito politico che dominò l’Italia nel ventennio, deve essere più ampio, più connotato, occorre fare un balzo culturale – e insisto su questo termine – perché è attraverso una continua crescita in questa direzione che si possono sconfiggere i totalitarismi delle convinzioni.

Dove c’è sopruso, sopraffazione, intolleranza, volontà pervicace d’imporre il proprio pensiero senza tenere in alcun conto quello altrui – Voltaire sosteneva che si sarebbe sempre battuto affinché chiunque potesse esprimere la propria opinione anche se completamente contraria alla sua – lì c’è fascismo. Non si tratta d’ideologia politica, bensì di civiltà.

E così che bisogna essere partigiani oggi: battendosi quotidianamente al fine di far prevalere i valori culturali, per far risorgere il sentimento di umanità, troppo spesso soffocato dal mero interesse personale. La nostra è una società che ha un disperato bisogno di tornare ad essere umanizzata per consentire di strapparla al cinismo, alla freddezza, all’indifferenza.

Settantaquattro anni or sono abbiamo conquistato la libertà, abbiamo ricevuto in dono da loro, gli eroi della Resistenza, la democrazia, ma questi inenarrabili beni diventano una scatola vuota se non sono accompagnati dall’umanità. Occorre lottare contro i fascismi delle idee, intendendo per tale ogni forma di segregazione, di odio verso i diversi da noi. Attenzione non coloro che hanno un diverso colore della pelle oppure un diverso taglio degli occhi, bensì il vicino di casa che ha cromosomi diversi dai nostri e, se non la pensa come noi, è un reprobo, è degno di disprezzo, va emarginato.

Dobbiamo lottare per una società più giusta, ricominciando a dare valore alle regole, a rispettarle per essere buoni cittadini e costituire, attraverso l’esempio positivo, elementi culturali di riferimento. Non si tratta d’ipotizzare il ritorno di un neoilluminismo italiano, non si tratta di una corrente filosofica con connotazioni politiche di contrapposizione fra spiritualismo cattolico  ed idealismo marxista, ma di superare un momento di crisi di valori morali.

Dobbiamo scegliere se sopravvivere o compiere scelte epocali, intendendo per tale la scelta d’infrangere l’adagiarsi nel “tanto le cose vanno avanti sempre così, nello stesso modo, ma chi me lo fa fare d’impegnami”, ma ripercorrere un cammino di comunità, attraverso il quale compiere quella crescita che permette di far evolvere in senso positivo l’universo sociale nel quale, volenti o nolenti, siamo immersi.

Di certo l’unione delle piccole positività che ognuno di noi, se non si racchiude nel guscio di una noce duro da spezzare, apporterà, creerà nel tempo un tessuto superindividuale che consentirà alla società di progredire non lasciando alcuno spazio ai fascismi egoistici e meschini sopra citati.

E’ il concetto stesso della crescita infinita: è sufficiente far ripartire l’arco della parabola nella sua fase ascendente, di continuo, senza attendere di arrivare all’apogeo, al culmine, perché da lì inizia l’inesorabile decadenza, continuando ad essere orgogliosi della nostra italianità, del nostro enorme patrimonio culturale e artistico.

Lasciatemi citare le parole di Antonio Gramsci, sommamente profetiche: “Quando tutto appare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio”.

Ricominciamo sì dall’inizio, dai valori del 25 aprile che oggi celebriamo e inneggiamo, senza faziosità, senza retorica, con spirito costruttivo: lanciamo i nostri evviva alla Resistenza, alla Costituzione, alla Repubblica, all’Italia.

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