Cassano Valcuvia | 20 Gennaio 2019

Il Grotto del Sorriso, “Dopo due anni i ragazzi e il loro futuro rimangono l’assoluta priorità”

A due anni dall'apertura Daniela Martarelli e Cristina Dedé tracciano il quadro della situazione. "Sono tante le fatiche, ma altrettante le soddisfazioni"

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Qualche giorno fa, prima della chiusura per le meritate ferie che dureranno fino al primo febbraio, siamo andati a trovare lo staff del ristorante solidale “Il Grotto del Sorriso”, ad oltre due anni dall’apertura.

In questi mesi tutti i ragazzi hanno imparato tanto e si sono distinti grazie ad un servizio di assoluta professionalità che, nonostante le normali difficoltà, non ha mai fatto mancare il sorriso alla clientela del territorio, che sempre più abbraccia questa realtà così tanto affascinante.

Entrando nel locale, l’atmosfera è sempre la stessa e l’aria che si respira è familiare, dove la convivialità e la buona cucina fanno da padroni. Come tutti i collettivi, è fisiologico che ci siano problemi, ma a distanza di due anni dall’apertura, ci è sembrato opportuno fare un bilancio riguardo l’ambizioso progetto di indipendenza, di inserimento lavorativo e di formazione dei ragazzi disabili, obiettivi principali della cooperativa ed impegnati nel servizio ai tavoli e ad aiutare chef Giorgio Bardelli in cucina. 

Sono state tante le fatiche, ma altrettante le soddisfazioni per tutti i ragazzi coinvolti, come Alberto, Andrea, Stefano, Lorenzo, Edgar, Alessandra, Ilaria e Giulia. Ecco quello che ci hanno raccontato Daniela Martarelli e Cristina Dedé.

Daniela, Cristina… qual è il bilancio di questi primi due anni di attività?

Abbiamo un bilancio sociale meraviglioso. Nella gestione del ristorante, oltre ai quattro soci dipendenti, tra cui Andrea e Alberto,  soci fondatori della coop, sono stati coinvolti sinora una decina di ragazzi, di cui alcuni “promossi” (è capitato ad Elisa e Debora, ndr), e in seguito inseriti come tirocinanti in altre realtà lavorative non protette; altri, invece, sono passati da un progetto educativo di autonomia ad un tirocinio socializzante sempre presso il ristorante. Il tutto grazie al supporto di una decina di volontari che, con la supervisione di un educatore anch’esso volontario, rappresentano la colonna portante del progetto.

Chi sono questi volontari?

Sono persone del territorio che pur non vivendo direttamente la disabilità , prestano il loro tempo per fare da tutor e aiutare i ragazzi nello svolgere le loro mansioni. Senza di loro questa attività non sarebbe sostenibile, né economicamente, né fisicamente.

In che modo cercate di far crescere i ragazzi?

È un mix di cose, ma soprattutto la sinergia di tutti gli sforzi messi in campo sinora ha permesso non solo una crescita individuale dei ragazzi, ma anche una “visione” diversa della disabilità da parte del cliente che spesso rimane piacevolmente sorpreso dalla bravura e dalla simpatica spontaneità dei nostri camerieri “speciali”, riconoscendone quindi un ruolo socialmente attivo e non solo assistenziale. Inutile negarlo, però, non sono tutte rose e fiori…

Quali sono gli aspetti negativi che state cercando di migliorare?

Il bilancio economico sinora non è stato particolarmente brillante; purtroppo la location, per quanto splendida e immersa nella natura, rimane decentrata rispetto ad altri esercizi ed anche l’apertura esclusiva nei weekend non permette un soddisfacente numero di clienti, malgrado l’impegno dello staff e dello chef nel predisporre serate a tema, eventi musicali e altre iniziative aggreganti.

Avete riscontrato altre criticità in questi due anni?

Il rischio che il nostro progetto venga interpretato come una attività commerciale che sfrutta disabili e volontari è veramente alto. Probabilmente, però, non è ancora chiaro che l’obiettivo sono i ragazzi, soprattutto quelli che non hanno disabilità così gravi e che rischiano di essere maggiormente abbandonati dalle istituzioni, se non inseriti in contesti di questo tipo, dove possono acquisire autonomia, autostima, competenze. Il ristorante, quindi, rappresenta solo lo strumento attraverso il quale loro possono riuscirci. Lo abbiamo definito solidale, proprio perché non c’è alcuna necessità di creare business se non per l’autosostentamento; la maggioranza della forza lavoro, infatti, è rappresentata da volontari la cui ricompensa è riuscire a rendere piacevole al cliente e formativo per il ragazzo, il servizio svolto, e nel vedere i familiari di questi ragazzi orgogliosi dei loro figli, fiduciosi del progetto e collaborativi con chi se ne occupa.

E quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Oltre che ad aver implementato gli interventi della cooperativa in altri ambiti (educativo scolastico, progetti condivisi con Ats e tanto altro), il nostro impegno per il progetto lavorativo al Grotto sarà di aumentare gli eventi anche grazie alla nuova struttura esterna, che il comune di Cassano Valcuvia ha costruito grazie ad un finanziamento ottenuto; aumentare il numero di volontari, soprattutto tra i giovani, in modo che si possano instaurare anche amicizie tra pari e favorire una  migliore inclusione sociale (la gestione del tempo libero al di fuori delle attività programmate è spesso ridotta al minimo per i ragazzi con disabilità, ndr); una più efficace collaborazione con altri enti del terzo settore e con le famiglie per meglio valorizzare questa realtà unica sul territorio (non così numerose nel resto d’Italia, ndr) e per aiutarla a crescere e migliorare, facendo sì che le persone che vengono da noi non solo si limitino ad assaggiare del buon cibo, ma possano condividere una bellissima esperienza.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni, a partire dal 7 febbraio, contattare il numero 3473426263 o consultare la Pagina Facebook.

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