Valganna | 18 Gennaio 2019

Incendi, un indagato per il monte Martica. Sul Mondonico al vaglio la posizione di diverse persone

Tante novità dalle indagini da parte dei Carabinieri forestali e della Procura della Repubblica di Varese, mentre prosegue tutto il lavoro degli inquirenti

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Il Gruppo Forestale dei Carabinieri, grazie ad una relazione dettagliata del Tenente Colonnello Antonio Barlucchi e del Maresciallo Andrea Carlini, coordinate dalla dottoressa Borgonovo e dal dottor Ricci della Procura della Repubblica di Varese.

ha reso nota la situazione delle attività d’indagine sinora condotte, in relazione agli incendi che hanno interessato gran parte del territorio nell’area boschiva tra il Monte Martica e il Monte Mondonico.

Una decina gli incendi avvenuti tra fine dicembre e inizio gennaio, con maggior concentrazione nell’Alto Varesotto, a causa di due elementi che rendono più “facile” lo sviluppo di incendi, la pendenza e il vento. Modesta la superficie bruciata, eccezion fatta per il Martica e il Mondonico, che dimostrano quanto il sistema A.I.B. e regionale siano ben formati, efficienti ed efficaci. In primo luogo, però, bisogna subito affermare che alle nostre latitudini non esiste l’autocombustione, o si tratta di cause dolose o colpose.

Diverse le novità emerse nella conferenza stampa tenuta oggi presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Varese. Appurato il fatto che l’incendio doloso è un reato difficile da accertare, è necessario un po’ di tempo per effettuare le indagini perchè la flagranza di reato dura brevemente, se non si è nelle condizioni di recuperare materiale giudiziario come foto-trappole e testimonianze.

E così, a oltre due settimane dalle prime fiamme in località Rasa, sul Monte Martica, arrivano le prime indiscrezioni dagli inquirenti. Dopo una serie complessa di attività giudiziaria, le cause che hanno scatenato il rogo del monte Martica sono da attribuire a colpa e negligenza di un operatore che, mentre stava effettuando alcuni lavori utilizzando un utensile per il taglio del ferro, ha scaturito scintille nell’area boschiva interessata, che successivamente hanno colpito una grande massa di foglie secche. La segnalazione del principio di incendio è stata fatta direttamente al Tenente Colonnello Barlucchi, che ha in seguito messo in azione il Maresciallo Carlini, i suoi uomini e una pattuglia del 115 (pronto intervento ambientale). Da quanto si apprende è indagata una sola persona, ma ancora non è stato notificato alcun rinvio a giudizio.

Per quanto riguarda il Monte Mondonico, invece, come anticipato negli scorsi giorni si tratta, al 99% dei casi, di un effetto emulativo, calcolando che nei pressi del terreno boschivo non vi era nulla da danneggiare, che non vi fossero vicino proprietà e che il valore del soprasuolo è molto basso. Si tratterebbe, stando alle indagini, di un “incendiario casuale”. Le fiamme si sono propagate e sviluppate a “v”, partite dalla striscia di asfalto sulla pista ciclabile, poco prima delle sei di mattina, e si è trattato di un’iniezione veloce.

“In quel luogo – racconta il Tenente Colonnello Barlucchi – non vi è nulla che possa sviluppare una fiamma libera. Stiamo indagando e valutando le videocamere di sorveglianza, che ci hanno portato ad attenzionare alcuni individui. Hanno corso un grosso rischio, chiunque avrebbe potuti riprenderli, ma non è detto che anche a distanza di mesi qualche immagine venga fuori”. Con le nuove tecnologie, infatti, qualsiasi cittadino può fotografare o registrare questo tipo di azioni.

Un altro capitolo, però, riguarda non solo la pena, ma anche i danni da pagare, sia nel caso di incendio colposo che doloso. Se gli ettari andati in fumo sul monte Martica sono 370, 44 sono quelli di Mondonico. Si parla di un danno economico di centinaia di migliaia di euro da quantificare insieme agli ingenti costi di intervento: basti pensare che una squadra A.I.B. costa 150 euro l’ora, un elicottero regionale 2mila euro, un Canadair 5mila e l’elicottero Erickson 10mila.

Infine, sono in corso verifiche per perimetrare tutte le zone interessate ma il catasto incendio, utile sottolinearlo, impone tre vincoli: il divieto di cambio uso del terreno, il divieto di costruire e il divieto di cacciare per dieci anni.

“Ho caldeggiato i due sindaci di Valganna e Induno Olona – conclude Barlucchi – per creare fasce parafuoco, come avvenne grazie a Paolo Sartorio vent’anni fa sul territorio. Sarebbe molto importante, per tenere pulita la fascia di bosco a venti metri dalla strada”.

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