Luino | 24 Dicembre 2018

Luino, da oltre 70 anni il presepe “vivente” di nonno Giancarlo: nasconde culture, arte e creatività

Affascinante il mix di cultura araba e europea. Tutto realizzato a mano tra movimento, luci e colori. “Una grande passione, amo lo stupore dei miei nipoti”

Una casa calda e accogliente, come tante a Luino, dove i “nonni” Giancarlo e Miranda, insieme ad Elisa, la figlia arrivata da New York per trascorrere il Natale in famiglia, si stanno preparando per festeggiare.

Fin qui nulla di strano direte voi, addobbi natalizi, albero e presepe allestiti come in quasi tutte le case italiane, ma entrando in sala si scorge una vera e propria opera d’arte che, con grande impegno e dedizione, il signor Giancarlo Catenazzi costruisce sin dagli anni ‘40. “Anzitutto realizzo il presepe per i miei nipoti – racconta il signor Giancarlo -. Ogni anno inserisco un pezzo nuovo e loro si entusiasmano nel vedere realizzato quello che studio tutto l’anno. Amo stupire la mia famiglia e i piccoli, fare qualcosa che nessuno si immagina”.

Infatti quello di Giancarlo è un presepe speciale, dal sapore creativo, artigianale ma soprattutto originale. Anzitutto il mix di culture, tradizione europea e araba, educativa in questo momento storico anche nell’Alto Varesotto, dopo i recenti episodi al futuro centro culturale islamico di Marchirolo, che regala una grande condivisione di diversità. Le 243 pecore e cinquanta cammelli si integrano benissimo nella rappresentazione della natività che Giancarlo studia in ogni minimo dettaglio non solo usando tessuti, legno e tanto altro, ma anche grazie ai nipotini che colorano le “case” di polistirolo costruite nel corso degli anni, e alla moglie Miranda, che lo aiuta di anno in anno, e che sorridendo dice “Ci mettiamo anche due giorni ad allestirlo, è un vero lavoro, ma non fa tutto lui, ad esempio la carta è mia”.

Insomma, un presepe fatto in casa, nel quale sono presenti anche diverse statuite dalla tradizione partenopea, arrivate direttamente da San Gregorio Armeno, e alcune raffigurazioni che hanno almeno settant’anni. “Questa statuina l’ho comprata nel 1945 ed è ancora qui insieme alle altre, per me è la nonna dei presepi”, spiega emozionato Giancarlo.

Dopo essersi pensionato, trentatré anni fa, e aver lavorato come elettricista una vita, Giancarlo ha sperimentato tanto, realizzando un presepe che nasconde circuiti, fili elettrici e pulsanti, tutto totalmente temporarizzato: grazie all’esperienza maturata in campo elettrico, infatti, Giancarlo ha messo in moto il presepe, dandogli vita e movimento.

A spiccare è la funivia, con una cabina aperta, che porta da una parte all’altra della montagna, pecore e pastore, ma si possono scorgere anche mulini, frantoi, un fabbro al lavoro, e sacchi di farina che si muovono dalla macina verso il deposito. Ultima novità del 2018, per la quale Giancarlo ha lavorato da luglio, è il lento movimento di Giuseppe, di Maria, del bue e dell’asinello che, cullandolo, attendono la nascita di Gesù Bambino.

Particolare anche il castello di Erode, realizzato a mano, con il ponte levatoio che si alza e si abbassa alternando il movimento, o la messa in scena della transumanza delle pecore che scendono dalla montagna per pascolare liberamente, senza dimenticare la cascata che vede l’acqua cadere in un piccolo laghetto.

Dietro c’è un lavoro minuzioso, in cui ogni volta che non riesco a disegnare o a realizzare qualcosa, mi informo su internet e porto a compimento quello che devo fare – continua Giancarlo -. La mia è una passione che ho sin da quando ero bambino. Sono nato in Algeria, dove mio padre aveva un’azienda creata durante la colonizzazione francese. Quando è morto mio padre, io ero piccolo, mia mamma ci riportò a Maccagno, dove siamo cresciuti. Probabilmente l’influenza di altre culture deriva da questa esperienza, spesso ho il mal d’Africa. La rosa del deserto del presepe (indicandola prendendola in mano, ndr), l’abbiamo comprata io e mia moglie nel 1968 quando siamo andati in viaggio di nozze in Algeria”.

Luci, colori e creatività che sorprendono lo sguardo e innescano un turbinio di emozioni, scaldando il cuore. Il mix di culture, poi, vero faro del rispetto e della pace in questo periodo di Natale, regalano una speranza per il futuro, indicando che sarà sempre più questa la strada da tracciare e percorrere per le nuove generazioni.

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