Roma | 18 Dicembre 2018

Truffa del mercurio, colpiti anche anziani a Laveno. 47enne condannato in via definitiva

La Cassazione conferma la pena a sette anni e quattro mesi per l'uomo che tra il 2013 e il 2015 mise a segno diversi furti nel Varesotto

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La Corte di Cassazione ha messo la parola fine sulla vicenda processuale del famigerato “re delle truffe del mercurio“, confermando la condanna a sette anni e quattro mesi di carcere per il 47enne nomade italiano, residente presso un campo rom situato in un piccolo comune del vercellese, che tra il 2013 e il 2015 mise a segno diversi furti nel Varesotto, guadagnandosi il tristemente noto appellativo che riassume un modus operandi in grado di trarre in inganno le sue vittime. Tutte persone anziane e fonte di un guadagno di circa 160mila euro.

Travedona Monate, Jerago con Orago, Busto Arsizio, Laveno Mombello, Cocquio Trevisago, Bodio Lomnago: questa la mappa dei luoghi scelti da B. C., per varcare la soglia degli appartamenti in veste di un finto addetto di una società dell’acqua, incaricato di effettuare controlli con tanto di apposito rilevatore, esibito sull’uscio al padrone di casa.

A ripercorrere i tratti salienti della storia è oggi il quotidiano La Prealpina, che ricorda come il truffatore, una volta guadagnato l’accesso a tutti i rubinetti presenti nelle abitazioni, era solito avvisare i proprietari dei potenziali rischi connessi alla dispersione di sostanze tossiche come mercurio e amianto, presenti appunto nell’acqua, particolarmente dannose non tanto per la salute, quanto piuttosto per banconote, oro e gioielli. Per rimediare ad una simile minaccia, ecco lo stratagemma che veniva puntualmente messo in atto dall’uomo per mettere le mani sui preziosi. Questi dovevano essere riposti all’interno del frigorifero, scelto non a caso come luogo di custodia per il completamento del rito. Infatti, mentre l’anziano malcapitato provvedeva al giro delle stanze per chiudere tutti i rubinetti rimasti in funzione durante il sopralluogo, l’uomo rimasto solo in cucina attingeva dalla sua “cassaforte” per poi dileguarsi indisturbato.

La sentenza emessa dalla Suprema Corte, come sottolinea ancora il quotidiano locale, conferma la pena stabilita dai giudici in Appello a Milano. A determinare la caduta del re delle truffe furono i riconoscimenti fotografici delle sue vittime, effettuati prima durante le indagini e successivamente nel corso del processo di primo grado, svoltosi a Varese. A lanciare il primo allarme, nel mese di giugno di quattro anni fa, fu una novantenne di Laveno, caduta nella trappola che fruttò al ladro un bottino di quasi 50mila euro tra denaro contante e gioielli.

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