Cuasso al Monte | 22 Novembre 2018

Cuasso, rapina ad un’infermiera con calci e pugni: 30enne torna in carcere

I fatti sono successi nel maggio 2015: nuovo ordine di carcerazione per il 30enne di Brenta che, insieme ad un complice, aveva aggredito la donna

Cuasso, rapina ad un'infermiera con calci e pugni: 30enne torna in carcere
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I Carabinieri della Stazione di Laveno Mombello hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dal Procuratore della Repubblica di Varese nei confronti di un 30 enne di Brenta che, nel maggio 2015, aveva rapinato, picchiandola con violenza, un’infermiera di Cuasso al Monte, provocandole un trauma facciale con contusioni multiple con una prognosi di 20 giorni.

Il trentenne, oggetto di un’indagine condotta tre anni orsono dal Nucleo Investigativo di Varese e conclusa l’11 novembre del 2015 con il suo arresto, è stato definitivamente condannato. Dopo aver trascorso un anno in custodia cautelare in carcere, dovrà scontare altri due anni di reclusione e versare una pena pecuniaria di 1000 euro. I fatti contestati sono, appunto, quelli attinenti una rapina consumata dall’uomo e da un suo complice il 21 maggio 2015 ai danni di un’infermiera, che si stava recando a bordo della propria autovettura all’Ospedale di Cuasso al Monte.

La donna, uscita dall’abitazione e raggiunto un vicino incrocio, si era accorta della presenza di un veicolo parcheggiato sul margine della carreggiata, con un uomo che le faceva cenno di fermarsi per domandarle alcune informazioni. Dopo aver accostato è stata aggredita dallo sconosciuto – l’attuale condannato – che ha iniziato a colpirla con violenza al volto, per poi aprire la portiera e continuare a sferrarle calci e pugni.

Nel frattempo un complice si precipitava fuori dal veicolo mettendosi davanti all’auto per impedirle di ripartire. Intimorita e frastornata, la donna ha cominciato a suonare il clacson e a chiamare con il cellulare il marito, che ha raggiunto il luogo degli eventi subito dopo che i malfattori, impossessatisi della borsetta, si erano dati alla fuga.

Nell’immediatezza del crimine la persona offesa, seppur frastornata, aveva riferito agli inquirenti le fattezze fisiche dei malfattori, descrivendoli come due giovani di età apparente 25-27 anni, che parlavano un italiano corretto, privo di inflessioni dialettali.

Prendendo spunto dalle modalità con cui era stato perpetrato il delitto e considerando che l’aggressore si era dovuto sporgere oltre il finestrino leggermente abbassato, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese hanno rilevato le impronte impresse sul vetro e, al termine dell’esame dattiloscopico, hanno accertato la corrispondenza delle tracce repertate con le impronte delle dita della mano sinistra dell’odierno condannato.

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