Varese | 19 Novembre 2018

Donne in azienda: nelle Pmi sono un valore, ma servono welfare e conciliazione vita-lavoro

Lo dicono i dati raccolti da Confartigianato Imprese Varese relativi ad un approfondimento rivolto all'occupazione femminile nelle imprese della provincia

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L’occupazione femminile nelle aziende è un tema sempre caldo e Confartigianato Imprese Varese ha scelto di occuparsene su due fronti.

Da una parte rafforzando gli interventi per la diffusione della conciliazione vita-lavoro e del welfare aziendale e, dall’altra, mappando incidenza, ruolo, difficoltà e tasso di benessere della componente femminile nelle piccole e medie imprese della provincia di Varese attraverso una rilevazione-focus messa dell’Osservatorio del mercato del lavoro.

Dall’analisi è emerso che diffusione e conoscenza delle norme relative all’utilizzo di welfare e conciliazione sono in crescita, seppure ancora oggi debbano fare i conti con imprese che risentono dell’onda lunga della crisi.

Il primo dato che emerge mostra che il 66% delle aziende campione ha una donna tra i propri organici, mentre la seconda osservazione è che la componente femminile ha risentito meno pesantemente di quella maschile del calo occupazionale, nonostante sia rimasta in minoranza all’interno delle imprese censite.

Nelle Pmi le donne sono attive in particolare nei settori acconciatura ed estetica, tessile abbigliamento, altri servizi alla persona e alle imprese, e ristorazione e alberghi. In aumento la presenza nei comparti chimico-gomma plastica e commercio.

“Il progressivo invecchiamento della popolazione, la contrazione delle politiche di welfare statale, la riduzione delle possibilità di spesa per le cure dei bambini e degli anziani hanno inciso negli ultimi anni sull’occupazione di molte donne” evidenzia il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, che continua “Si tratta di fenomeni che abbiamo rilevato e affrontato negli anni, e in particolare nel biennio 2017-2018, attraverso l’attivazione di uno strumento tecnico, la piattaforma di welfare aziendale e l’adesione alla Rete Territoriale di Conciliazione vita-lavoro che vede come capofila l’Ats dell’Insubria”.

“Un passaggio, quest’ultimo, prima di tutto culturale, tanto è vero che è stato accostato a un percorso formativo suddiviso in tre incontri. Il primo, a Saronno, si è concluso con ottimi riscontri. Per i workshop in programma a Gallarate il 20 novembre e a Varese il 4 dicembre le iscrizioni sono ancora aperte, e si parlerà di welfare aziendale e sgravi contributivi oltre che di contrattazione territoriale e accordi di secondo livello” ricorda Galli.

Sempre stando alla mappatura dell’Osservatorio, dall’ottobre 2013 al settembre 2018 si sono attestate a quota 53.5% le aziende con almeno quattro lavoratori e con presenza femminile (in calo) mentre sono aumentate le imprese con più di dieci dipendenti.
In tutte si è aperta la forbice occupazionale femminile: sono aumentate le aziende con lavoratrici occupate da più di dieci anni e sono cresciute le occupate da meno di cinque anni.

“Dati che raccontano la crisi e la successiva ripresa, oltre che il bisogno delle aziende di trattenere il capitale umano formato e di acquisire professionalità nuove e competitive per affrontare il rilancio della produzione” aggiunge Giulio Di Martino, contrattualistica e bilateralità di Confartigianato Imprese Varese.

Resta da colmare, invece, il gap delle lavoratrici presenti in azienda da sei/dieci anni, fascia di occupate sulla quale è determinante lavorare implementando la conoscenza e il ricorso a sistemi di welfare aziendale e conciliazione vita-lavoro, conferma Di Martino.

Per testare la diffusione degli strumenti già oggi a disposizione delle donne in azienda, Confartigianato Varese ha monitorato l’accesso alla maternità obbligatoria: ne è emerso un consumo medio in calo nel corso dell’ultimo quinquennio. Analogo trend si rileva dai numeri relativi alla maternità facoltativa, e sono poche, infine, le assenze per allattamento, malattie dei bimbi e altri istituti contrattuali di carattere generale.

Riguardo l’aspetto contrattuale, le donne in azienda risultano inquadrate perlopiù con contratti a tempo indeterminato, sono pochi i contratti a termine. In aumento i part-time a tempo indeterminato, mentre calano, di contro, i part-time a favore degli uomini.
“Il dato del part time femminile indica che, attraverso questa modalità, molte aziende hanno scelto di prendere in carico le necessità delle lavoratrici, in un’ottica di conciliazione vita lavoro” spiega Di Martino.

Basse le percentuali relative ai contratti atipici, mentre le collaborazioni coordinate e continuative aumentano. Ancora più significativo il dato dei somministrati (+74%) e gli stage, favoriti da una più chiara legislazione, hanno segnato aumenti a doppia cifra.
Per ciò che riguarda gli stranieri, l’Osservatorio fotografa una crescita delle lavoratrici non italiane, e tra le nazionalità prevalgono gli Stati Extra Ue e il continente asiatico, mentre sono in calo Europa e Africa.

“Osserviamo i fenomeni che si manifestano all’interno delle nostre imprese e prendiamo prima di tutto atto che, in alcuni specifici settori, esiste un gap di genere. Tuttavia contiamo di colmarlo con l’informazione e la vicinanza alle scuole, affinché anche le studentesse comprendano l’importanza della formazione tecnica” sottolinea Davide Galli.

Altrettanto strategica è la diffusione culturale di tutti i percorsi di conciliazione vita-lavoro e di welfare aziendale che possono rappresentare un beneficio non solo per le lavoratrici ma anche per le aziende stesse: “Ribadisco il nostro impegno in questa direzione cogliendone l’importanza anche come sfida a sostegno della “generazione sandwich”, schiacciata da un lato dalla crescita dalle incombenze derivanti dalle famiglie nascenti e dall’altro dalla necessità di prestare adeguata assistenza alla popolazione anziana”, conclude Galli.

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