Maccagno con Pino e Veddasca | 30 Ottobre 2018

Casa Manci, un pezzo della storia di Maccagno inferiore: “Una finestra sul Settecento”

Uno degli edifici più caratteristici della Maccagno Imperiale. La ricostruzione di Federico Crimi, in controluce le vicende della famiglia Fiora

Tempo medio di lettura: 5 minuti

(di Fabio Passera) Tutti i maccagnesi la conoscono come la “ex Casa Manci”, ora di proprietà comunale sita in via Mameli a Maccagno inferiore. Per capire di quale si tratti, basti dire che è quella con l’affresco di S. Antonio Abate sulla facciata. Vale la pena di conoscerla attraverso il racconto dello storico Federico Crimi che, in controluce, ci narra di come fosse la vita nei secoli scorsi della Maccagno Imperiale.

“Sotto il profilo della precisazione delle vicende dell’edificio, il noto affresco con Sant’Antonio Abate, a lato dell’arco che sormonta la scalinata di via Fratelli Barbieri, accompagnato da un cartiglio d’incerta interpretazione, offre un punto di partenza: la data che accompagna l’immagine votiva, 1534, consente, infatti, di stabilire un termine ante-quem per una delle trasformazioni che hanno interessato nei secoli l’immobile e quel settore urbano del centro storico di Maccagno Inferiore.

Pare possibile concludere, infatti, che l’attuale caseggiato sia frutto di più aggregazioni in linea. Due, almeno, sono i nuclei riconoscibili: un blocco quadrangolare, a sinistra dell’arco di via F.lli Barbieri, con sviluppo ortogonale alla via e affaccio contratto su di essa, e un corpo allungato verso nord su via Mameli, sino all’unità immobiliare successiva. Almeno quest’ultima porzione doveva avere uno sviluppo in altezza più contratto dell’attuale, ossia entro il secondo piano, così come si rileva dalle discontinuità murarie riscontrabili sulla fronte posteriore.

La presenza dell’arco su via Barbieri denuncia l’unione di lotti preesistenti, a dividere i quali era una strada pubblica che l’accorpamento in un nuovo caseggiato non ha potuto sopprimere, ma solamente scavalcare per mezzo dell’introduzione dell’arcata. Poiché l’affresco (e il cartiglio in particolare) sormontano il passaggio sulla via, consentendo una datazione almeno al primo Cinquecento anche per l’impreciso giro di conci dell’arco, è dunque facile sostenere che il corpo, entro il quale è stata ricavata l’arcata, sia databile entro il 1534.

Più difficile stabilire se la medesima cronologia sia applicabile ad un impianto ex novo, ad una riforma edilizia di preesistenze, se anche il blocco a sinistra dell’arco possa essere ricondotto al medesimo periodo e se, infine, entro quella data sia riconducibile anche la fusione delle due particelle edilizie in un palazzetto unico, operazione, questa, che pare più agevole spostare ai secoli successivi. Incertezze di tale natura sono causate dalla difficoltà di individuare il passo e l’andamento di lotti di edilizia medievale (corti, case in schiera, ecc.), poiché l’articolazione attuale dell’edificio non pare rimandare, come evidente in altri contesti del medesimo centro storico di Maccagno Inferiore, a tessuti edilizi databili ai secoli XII-XIV. In ogni caso, allo stato degli studi, è questa la dimora più antica presente sul lato a valle di via Mameli.

Un versante che sembra essere stato interessato da interventi edilizi solamente in epoca posteriore rispetto alla cortina urbana attestata sul lato a monte, verso il castello. Secondo l’interpretazione offerta da Alessandro Piazza e Francesco Malingamba lo stemma che traspare all’apice dell’arco su via F.lli Barbieri sarebbe coevo alla raffigurazione del S. Antonio Abate, poiché riferibile alla famiglia Pusterla che, in quel lasso di tempo (dal 1535), resse il feudo luinese. Sul camino, centrale alla facciata laterale, si intravede una data che va riferita, certamente, al secondo decennio del XVIII secolo e può essere interpretata come: 1711 (o 1717), adi 20 (o 10) aprile. È, questa, un’ingenua targa che celebra lavori che interessarono il caseggiato già accorpato in unità e, forse, l’apparato decorativo che lo riveste. Questo, pur presentando motivi decorativi settecenteschi (fanno fede le finestre a trompe l’oeil e altri dettagli), nonostante qualche probabile ripresa a venire e i flebili indizi che rimandano ad un sistema decorativo precedente a quello oggi visibile, potrebbe anche essere collocato, almeno nell’idea generale, proprio a quella data, per via di ascendenze ancora barocche, come i raccordi in curva ai lati dei davanzali delle finestre del primo ordine.

Le finestre dipinte a trompe l’oeil, pur nell’ambito di motivi decorativi assai diffusi dalla seconda metà del XVIII secolo, rimandano alle due ‘finte finestre’ sulla facciata di casa Martignoni, in via Cuccuini a Maccagno Superiore, e, con particolare evidenza, ad una palazzina nel centro di Castello Cabiaglio, in angolo tra la contrada principale (oggi via Matteotti) e la via del Borghetto, esempi, questi, databili all’ultimo quarto del XVIII secolo. Non è escluso, dunque, che l’attuale apparato pittorico sia ripresa nel tempo di un disegno complessivo impostato nel 1710 circa e arricchito, nella seconda metà di quel secolo, con l’introduzione di escamotage illusionistici, come i trompe l’oeil. In ogni caso, l’unitarietà della decorazione, la qualità dei dettagli, l’impianto cromatico e la discreta conservazione permettono di individuare casa Manci come esempio non trascurabile e un utile paragone per valutare uno schema decorativo un tempo assai diffuso.

All’impianto del Catasto Teresiano, nei registri compilati a partire dal 1756, la casa è intestata alla famiglia Fiora, così come buona parte delle dimore presenti sul lato a valle della via. Come evidente dalle mappe fiscali – un poco più tarde, 1798 circa – entro la metà del Settecento il caseggiato era già stato riformato, unificando le discontinue preesistenze in un unico blocco, come appare oggi. Prima della metà di quel secolo, certamente, era stato eseguito il ricco apparato ornamentale, destinato, per mezzo dei trompe l’oeil, a colmare alcune discontinuità derivanti dalla secolare storia edilizia. I Fiora costituirono il nucleo famigliare di maggior peso politico, economico e sociale di Maccagno Inferiore nel corso del Settecento.

La loro ‘ascesa’ si tradusse in una consistente campagna di rinnovo dell’ingente patrimonio edilizio privato. Nella seconda metà di quel secolo riedificarono la dimora principale, oggi nota come casa Devasini dal nome dei proprietari che l’acquisirono nei primi decenni del Novecento, e, nel 1760 circa, costruirono un ‘villino’ nei pressi del lavatoio, alle spalle della casa di famiglia. Cinto da giardino, questo «casino Fiora» era destinato a padiglione di svago, posto in posizione panoramica verso il lago. Cospicui, pure, furono i lasciti a favore della riedificazione dell’oratorio della Madonnina della Punta (1770-1783 circa) anche per servire da sede alla confraternita del Ss. Sacramento, sodalizio per la gestione del quale i Fiora rivestirono un ruolo chiave.

Ci sono indizi per ipotizzare che la famiglia godesse già dai primi decenni del XVIII secolo di un ragguardevole tenore finanziario e di un rispettato ruolo sociale. Fa fede il pulpito ligneo donato da Alessandro Fiora nel 1734 all’oratorio della Punta. Il manufatto, anche se montato in situ in epoca successiva, reca a grandi lettere nel fregio, rivolto all’aula fedeli, la dedica del donatore: Alessandro Fiora fece fare a suo divo. Non è dunque improbabile che già nel 1711 (o 1717), data qui proposta come possibile cronologia per gli affreschi decorativi della facciata, la famiglia Fiora fosse proprietaria dell’immobile.

L’anno, del resto, è in singolare coincidenza con quello posto al centro del cartiglio che compare sotto la raffigurazione della Madonna tra i Santi Carlo e Antonio di Padova, affrescata al centro del prospetto di casa Campagnoli, appena precedente quella in esame: 1711. Anche questa dimora, secondo i registri fiscali del Catasto Teresiano, era proprietà della famiglia Fiora. Incluse nel medesimo compendio, le due dimore sarebbero state rinnovate dai Fiora degli stessi anni. La medesima, ignota, ma abile bottega di ‘frescanti’ che svolse il trittico sacro potrebbe essere dunque quella che fu incaricata di impreziosire con decori pittorici le facciate delle due antiche case, un congegno decorativo che sopravvive, oggi, nella sola casa Manci”.

(Fonte Notiziario “Insieme”)

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com