Laveno Mombello | 10 Settembre 2018

“Una finestra sul mondo dei preadolescenti”, intervista a Alessandra Bernasconi

Dopo l'esperienza nelle scuole medie e superiori della provincia di Varese, la psicologa ha raccontato memorie ed esperienze raccolte dai bigliettini dei giovani 

Tempo medio di lettura: 4 minuti

A partire da una raccolta di “bigliettini” che i ragazzi le hanno scritto negli anni attraverso lo sportello d’ascolto nelle varie scuole delle provincia di Varese, la psicologa e psicoterapeuta Alessandra Bernasconi ha provato a descrivere il mondo preadolescenziale e a dare dei consigli agli adulti.

Nei vari capitoli, viene fornita una descrizione degli aspetti affettivi e relazionali che caratterizzano i preadolescenti; vengono analizzate le loro problematiche quotidiane (la scuola, le prese in giro, gli amici, i primi amori, la separazione dei e dai genitori, il lutto, ecc.) e viene presentata una metodologia di ascolto e di consultazione.

Emerge, così, un ritratto eterogeneo, complesso e a tratti inaspettato del preadolescente moderno, alle prese con i compiti “evolutivi” prima che con quelli scolastici. Il testo è indirizzato ai genitori, agli insegnanti della scuola d’ogni livello, ai dirigenti scolastici, agli psicologi, assistenti sociali, sociologi, psicopedagogisti e a tutti gli adulti che quotidianamente interagiscono con i preadolescenti, offrendo loro spunti di riflessione per comprendere questa fase e per fare dello sportello d’ascolto nella scuola secondaria di primo grado un ottimo strumento d’aiuto.

Ecco l’intervista.

Da dove nasce l’idea del libro?

Nasce dal desiderio di conservare l’esperienza e di memoria, sin dal 2003, negli anni di attività presso gli sportelli di ascolto alle scuole medie nel territorio della provincia di Varese.

Perché ha sentito questa necessità?

L’obiettivo era quello di poter dire qualcosa ai genitori e agli insegnanti dei pre adolescenti. Dire qualcosa di utile, per una fase di vita molto delicata. Non tutti i genitori non la capiscono completamente.

Perché?

I genitori ogni tanto li trattano o troppo da bambini o troppo da adulti. Qualcuno fa molta fatica a vederli nella loro specificità.

Quanto può incidere la pre-adolescenza nel corso della vita?

Come ho scritto nel libro ci sono dei compiti specifici in questa fase, che chiamo compiti evolutivi. Non sono assolutamente da trascurare perché in caso contrario il giovane si può bloccare. È necessario sentire l’esigenza di stare con i pari e anche di innamorarsi, ma in primis è fondamentale essere autonomi dai genitori e socializzare con i coetanei per “entrare nel mondo”, compiendo le prime uscite e facendo le prime esperienze.

Cosa significa per lei ascoltare gli adolescenti?

Con un atteggiamento empatico, è necessario cercare di fornire loro una chiave di lettura su cosa sta avvenendo. A volte loro sono confusi, non capiscono cosa stia capitando, e non lo capiscono neanche i genitori e i coetanei. Non si tratta però di patologie, ma semplicemente di cose normali.

In questa sua lunga esperienza alle scuole medie e superiori, quali problematiche ha affrontato maggiormente?

Anzitutto il rapporto con coetanei, le amicizie e anche i cattivi voti a scuola. Non solo le bocciature, ma anche i problemi con i genitori, con le separazioni che sono sempre in aumento. Oltre a questo, anche le prese in giro, che sono diverse dal bullismo. Sono frequenti i fenomeni di prevaricazione: il bullo è una vittima, una persona che ha fragilità e che esprime la propria insicurezza con l’aggressività, un fragile che si accanisce contro i deboli, mentre le vittime si difendono e talvolta si “paralizzano”.

Quanto sono cambiati ed in che modo i ragazzi da quando ha iniziato a lavorare nelle scuole?

Dal 2003 in avanti, soprattuto sono stati i social a modificare le abitudini dei giovani, con l’aumento di episodi di bullismo o cyberbullismo, derivanti dalla socializzazione con questi mezzi. I social hanno complicato la situazione. I genitori non sempre sanno che chi commette atti di cyberbullismo compie un reato.

Negli anni passati c’era già il bullismo o è un fenomeno in crescita in questo ultimo periodo?

Il bullismo, sin da quando ho iniziato a lavorare era presente, ma i social hanno amplificato, con prese in giro su Facebook e su WhatsApp. Li ho sempre studiati, è un fenomeno molto interessante da analizzare.

In questo senso, qual è il ruolo degli insegnanti e dei genitori?

Penso sia fondamentale. Gli insegnanti devono essere attenti e devono cogliere tutti i segnali, anche quelli indiretti: mi riferisco a ragazzi tristi o isolati; bisogna sempre chiedersi il perché e cercare di andare a fondo. I genitori, invece, che li vedono anche in casa devono prestare attenzione soprattutto al rapporto che hanno con gli amichetti.

Cosa dovrebbero fare che non fanno?

Nel libro ho raccolto degli utili consigli in un dodecalogo. Bisogna accettare i giovani per quello che sono e valorizzarli. Bisogna porsi come adulti autorevoli, ma comprensivi, che allo stesso tempo vigilano ed avere un dialogo con loro senza diventare amici. Pericoloso potrebbe essere porre sui propri figli una campana di vetro.

Cosa deve fare un ragazzo vessato?

Deve parlare spesso con i genitori, anche se so bene che non è facile. Nel caso di separazione tra i genitori, è utile parlarne con amici o con lo psicologo della scuola.

Come fare per eliminare la vergogna ed avere il coraggio di raccontare?

Il primo step è capire che dallo psicologo ci vanno tutti e non i matti. Andarci è un qualcosa di normale, perchè si affrontano le problematiche di tipo quotidiano. Significa abbattere un tabù e il pregiudizio che portano ad associare lo psicologo alla malattia mentale. Non è un atto di debolezza, anzi esprime grande forza perchè porta i giovani a prendere in mano la propria vita, con l’obiettivo di risolvere tutte le situazioni che creano disagio.

Cosa ti ha colpito di più in tutti questi anni?

La grande riconoscenza che hanno nei miei confronti. Mi sembra di far poco, e invece ancora non mi rendo conto di quanto sia utile.

La dottoressa Bernasconi, dopo essersi laureata nel 2001 all’Università Cattolica di Milano in Psicologia, si è specializzata in psicoterapia nel 2008, presso la scuola SIPRE di Milano, e ha conseguito successivamente un master in Psicoterapia dell’adolescenza alla SIPRE di Parma e un master sulla psicoterapia di gruppo, sempre a Milano. Nel 2003 ha iniziato a lavorare presso le scuole del medio-alto varesotto e ha uno studio a Laveno Mombello. Nel 2018 ha scritto e pubblicato il suo primo libro, “Una finestra sul mondo dei preadolescenti”.

Per acquistare il libro in formato cartaceo cliccare qui, per l’eBook invece qui. Il libro si può acquistare anche presso la Mondadori Bookstore in via Labiena 19 a Laveno Mombello.

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