Milano | 22 Agosto 2018

Destinati 7,5 milioni di euro a 1887 famiglie di disabili per abbattere le barriere architettoniche

La domanda può essere presentata ogni anno dal 2 marzo. Copertura dell'intero costo fino a 2500 euro, poi tetto massimo a 7000 euro

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La legge 13/89 concede contributi a fondo perduto a favore di cittadini disabili, delle persone che li hanno in carico e dei condomìni dove risiedono per l’abbattimento delle barriere architettoniche, al fine di rendere più accessibili e fruibili gli appartamenti e le abitazioni. L’assessorato regionale alle Politiche sociali, abitative e disabilità ha destinato a questo scopo oltre 7,5 milioni di euro, rispondendo così alle domande inascoltate dal 2012 di 1887 cittadini disabili.

“È un segnale positivo per i disabili e i loro familiari che da anni attendevano di ricevere il contributo per questo tipo di domanda – ha spiegato l’assessore Stefano Bolognini -. Di recente è stato approvato il decreto di riparto che stanzia 180 milioni in quattro anni (2017/2020) per eliminare le barriere negli edifici privati. A seguito del confronto, avviato nell’autunno del 2017, tra le Regioni e il Ministero delle Infrastrutture, il mio assessorato si è attivato subito per fare avere i contributi a quanti li aspettavano”.

Tra le opere finanziabili rientrano: montascale, pedane elevatrici, ascensori; adattamento dei sevizi igienici; allargamento delle porte; predisposizione dei videocitofoni e dei sistemi di automazione per porte e cancelli. Per presentare la domanda occorre compilare l’apposito modulo a cui va allegato il preventivo dell’intervento e il certificato medico dal quale risulti la difficoltà che giustifica l’opera. La richiesta di contributo può essere presentata ogni anno dal 2 marzo presso il comune di residenza. Il bando è sempre aperto e la domanda quindi viene inserita in ordine cronologico in un elenco che dà priorità ai disabili al 100%.

Per una spesa fino a circa 2 500 euro il contributo copre l’intero costo a carico del richiedente. Per cifre superiori la quota viene incrementata fino ad un massimo di circa 7 000 euro. Ad esempio, se il cittadino presenta un preventivo di 5 000 euro, il contributo sarà pari a 2 500 euro cui si aggiunge il 25% della parte eccendente, che in questo caso è di 625 euro, per un totale che sarà dunque di 3 125 euro.

L’elenco dei richiedenti viene comunicato al Ministero competente entro il mese di maggio di ogni anno, dopodiché i fondi sono ripartiti alle Regioni sulla base delle richieste raccolte. Le Regioni a loro volta trasmettono le risorse ai Comuni, i quali provvedono a liquidarle ai cittadini. Per molti anni tuttavia il Ministero non ha messo a disposizione le risorse e alcune Regioni, come la Lombardia, hanno fatto fronte alle richieste con finanziamenti propri.

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