Anche questa volta gli amici del CAI di Luino hanno centrato l’obiettivo, radunando un nutrito gruppo di appassionati alla scoperta della meravigliosa tenuta agricola Petrolo, tra campi coltivati, verdeggianti giardini con essenze arboree ultracentenarie, vestigia risalenti a otto secoli orsono e “contaminazioni” di arte contemporanea che hanno reso il luogo ancora più suggestivo.
Ad accompagnare i visitatori Gianni Schiroli e i volontari del CAI, lo storico Federico Crimi e i discendenti di quel Giuseppe Petrolo che 100 anni fa acquistò il grande complesso dalla famiglia Franzosini. L’ingegnere e architetto Giuseppe fu un uomo di grande ingegno e all’avanguardia, per i suoi tempi: suo infatti il progetto del Kursaal di Luino, il futuro Verbania, che, già nel 1904, anticipava la straordinaria epoca Liberty che tanto ha coinvolto la nostra provincia dal punto di vista architettonico. Nell’introduzione alla visita, Federico Crimi ha sottolineato che si sarebbe svolto ‘un percorso della memoria’, partendo proprio da quella porzione di arco a sesto acuto risalente al XIII secolo, che fa ancora bella mostra di sé all’ingresso della proprietà. Francesca Petrolo, dal canto suo, ha descritto sinteticamente, per non condizionare i visitatori, la serie di opere di arte contemporanea, tra le quali alcune realizzate da lei stessa, disseminate in ordine sparso in diversi punti strategici del complesso, definito come la più vasta tenuta agricola della sponda orientale del lago Maggiore.
I visitatori, muniti di un’accurata piantina, hanno avuto la libertà di effettuare una sorta di “caccia al tesoro”, alla ricerca delle opere, collocate ora all’ingresso, o nel porticato, nel capannone, nelle cantine, nel solaio, nell’ampio salone di rappresentanza dominato dall’enorme camino e dal grande specchio che lo riflette in tutta la sua magnificenza. È seguita poi la visita al fiabesco giardino, che, dalla serra alla chiesetta dedicata a San Martino, fino agli angoli più remoti, ha calamitato l’attenzione di tutti anche grazie a melodiose installazioni sonore riproducenti il canto degli uccelli. Come ha ricordato Francesca Petrolo, si è trattato di un tuffo nel passato che ha messo a confronto ‘il tempo della vita agricola con quello che fugge veloce, tipico degli uomini moderni”. Ecco perché volutamente non è stata data un’unica chiave di lettura delle opere esposte, proprio perché i visitatori potessero ‘lasciarsi andare, senza pregiudizi’ alle proprie emozioni e sensazioni.
Così, grazie al CAI e alla disponibilità della famiglia Petrolo, un gioiello del nostro territorio, abitualmente non aperto al pubblico, ha potuto essere visitato, ammirato ed apprezzato. Speriamo che altri, in futuro, abbiano la possibilità di accedere a questo ‘articolato sistema di corti nobili e rustiche’, pregevole scrigno prezioso del passato nel nostro territorio.
(Fonte Eco del Varesotto)
© Riproduzione riservata






