Castellanza | 11 luglio 2018

Skill industria 4.0: lo spread da colmare per imprese di Varese e Como

Presentata oggi la ricerca "Analisi del fabbisogno manageriale rispetto alla digitalizzazione". L'importanza del modello formativo i-FAB

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In uno scenario industriale in forte cambiamento, il capitale umano, quindi le capacità e le competenze di ogni individuo, dall’operatore con le più semplici mansioni fino al manager chiamato a coordinare l’azienda, assumono un’importanza cruciale.

Ma quali sono gli skill necessari alle imprese per affrontare la navigazione nel mare aperto che le sta traghettando verso i porti dell’industria 4.0? A cercare di dare una risposta, quanto più scientifica alla domanda, è la recente ricerca “Analisi del fabbisogno manageriale delle imprese dei territori di Varese e Como rispetto alla digitalizzazione“.

Uno studio svolto dai ricercatori della LIUC Business School in collaborazione con SPI – Servizi & Promozioni Industriali Srl, la società di servizi alle imprese dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, ed Enfapi Como.

La ricerca è stata finanziata da Fondirigenti, il più grande fondo per la formazione dei dirigenti in Italia, con 14mila imprese aderenti per 80mila manager, nell’ambito delle iniziative strategiche promosse ogni anno su temi più rilevanti per l’innovazione e lo sviluppo. Nel solo 2017 Fondirigenti ha stanziato complessivamente circa 2.7 milioni di euro per la realizzazione di oltre venti progetti di ricerca e sperimentazione, che hanno coinvolto nove regioni italiane sui temi delle competenze manageriali per Industria 4.0, della modellizzazione dei Digital Innovation Hub, dell’educazione professionalizzante di alto livello, delle politiche attive necessarie allo sviluppo.

Nello specifico i risultati dell’indagine realizzata dalla LIUC Business School, sulle imprese dei territori di Varese e Como, hanno individuato quelli che potremmo definire gli “skill 4.0” necessari alle imprese di due territori tra i più manifatturieri d’Italia.

Critical thinking, problem solving and decision making, creativity, communication and collaboration, technical, information management: ecco le capacità e le competenze di cui ha bisogno il capitale umano in tempi di industria 4.0. Il nuovo paradigma organizzativo, e non solo tecnologico, che mira a trasformare i sistemi di produzione ricorrendo al digitale attraverso l’utilizzo sempre intensivo dei big data, dell’Internet of Things, dei cyber-physical systems, dell’artificial intelligence, del cloud computing e dell’additive manufacturing.

“Per tutti i pilastri dell’industria 4.0 – si legge nelle conclusioni della ricerca -, emerge una buona consapevolezza da parte delle imprese sulla necessità di pianificare e programmare investimenti con un orizzonte di medio periodo“. Tuttavia, dal sondaggio svolto su un campione composto per il 64% da imprese della provincia di Varese, e per il 16% da aziende della provincia di Como, emerge una sorta di divario tra l’importanza percepita e gli investimenti già programmati per centrare questo obiettivo.

Il risultato, secondo i ricercatori della LIUC Business School, è un delta medio del 36%. Un dato che però ha varie sfumature. Sul fronte dei cloud e dei robot autonomi, ad esempio, lo spread è più ridotto, pari al 20%. Più marcato il divario alle voci Internet of Things, che registra un divario del 58%, e sistemi di simulazione, che registra un divario del 53%. Le competenze più critiche, secondo le aziende, riguardano la capacità di raccogliere ed elaborare informazioni, il cosiddetto critical thinking, e di problem solving.

I ricercatori della LIUC Business School hanno anche svolto delle interviste vis-à-vis e telefoniche per indagare, insieme ad imprenditori e top manager, su quali leve le imprese stiano facendo forza nei loro processi di trasformazione digitale. “Il quadro complessivo che ne emerge rivela un campione variegato, caratterizzato da modelli gestionali tipici della piccola e media impresa, il cui fulcro è la figura dell’imprenditore, e nei quali le competenze individuali, la professionalità e il senso di responsabilità dei collaboratori sono ancora il fondamento del successo, prevalendo su strumenti più formalizzati”.

Usando una metafora calcistica potremmo dire che le imprese di Varese e Como, per affrontare la partita con l’industria 4.0, così come avvenuto in passato con altri big match della storia industriale di questi territori, puntano più che sul modulo sulla capacità dei propri fantasisti.

La ricerca di LIUC Business School non offre solo la fotografia dell’esistente. Avanza anche la proposta di un modello formativo in grado di sostenere le aziende nello sviluppo delle competenze per l’implementazione dell’industria 4.0. Un modello che faccia ampio uso dello strumento degli i-FAB. “Quest’ultimo – illustrano i ricercatori -, simula il funzionamento di una fabbrica organizzata secondo logiche lean e utilizza molti degli strumenti propri del paradigma industria 4.0″. Un dispositivo formativo che nasce dalla convinzione che l’imparare facendo sia l’unica strada da intraprendere per innovare i modelli organizzativi delle aziende. Uno strumento, quello proposto dalla ricerca, ampiamente sperimentato sul territorio, proprio attraverso l’i-FAB della LIUC. “Questo modello di formazione esperienziale – concludono dalla LIUC -, consente di stimolare la riflessione critica e il raggiungimento di livelli più elevati di consapevolezza per attivare processi di change management efficaci”.

Ai temi dell’innovazione 4.0, e alle competenze manageriali necessarie per affrontare il cambiamento, sarà anche dedicato il grande evento che Fondirigenti sta organizzando per la fine del mese di ottobre 2018, allo scopo di celebrare il ventennale della Fondazione Giuseppe Taliercio da cui ha avuto origine.

 

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