Luino | 12 giugno 2018

Luino, il Liceo Sereni saluta due colonne dell’insegnamento: i professori Catalioto e Gavianu

Un'iniziativa degli alunni voluta per celebrare il raggiungimento della pensione da parte dei due storici docenti. Ecco il resoconto tra sensazioni e idee per il futuro

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Per i professori Roberto Catalioto e Gianfranco Gavianu la conclusione di questo anno scolastico ha rappresentato un traguardo importante e decisamente differente da quello che, di anno in anno, segna l’approssimarsi delle vacanze estive e la conseguente pausa dalle lezioni.

Si tratta di quel traguardo che giunge, meritatamente, al termine di un lungo e quotidiano servizio presso il luogo in cui si sceglie di investire le proprie risorse e qualità, spesso a favore di altre persone, come accade per il caso specifico della scuola, dove, generazioni di studenti crescono e si formano grazie alle competenze di chi sta dietro ad una cattedra.

Il raggiungimento della pensione cambia la vita ed apre ad altre prospettive: questo il motivo per cui è accolto come un lieto evento, capace di segnare l’apertura di un nuovo capitolo, ridefinendo ritmi e priorità del proprio quotidiano. Quando, però, a salutare la routine quotidiana sono due colonne dell’insegnamento, come nel caso di Catalioto e Gavianu, storici docenti di inglese e lettere/latino, può capitare che le persone destinate a fare a meno della loro presenza percepiscano la necessità di dilatare ulteriormente i tempi del distacco, allo scopo di lasciare, anche all’interno di questo ultimo atto, il ricordo indelebile di un legame sincero, che cambia forma e si rafforza.

Questo il motivo per cui gli studenti del Liceo Sereni hanno voluto incontrato i due professori uscenti e dedicare qualche momento ad un bilancio fatto di idee e pareri sulla lunga carriera scolastica, ma composto anche dalle sensazioni e dai progetti che li coinvolgeranno una volta lontani dalle aule. Quella che segue è dunque un’intervista doppia ideata dai ragazzi per unire le due personalità in un momento così particolare, che si aggiunge al commiato dei professori, regalato alle pagine digitali del blog “L’angolo del Sereni“.

Come mai ha scelto di insegnare?

Gavianu: L’insegnamento non è stato un ripiego, ma una scelta spontanea fatta per amore della letteratura e dell’umanesimo legato alla cultura. E’ stata fin dall’inizio un’esperienza positiva di arricchimento e confronto, anche grazie al legame tra pedagogia, scuola e letteratura, tutte e tre presenti contemporaneamente.

Catalioto: L’insegnamento è stata una scelta casuale, giunta dopo gli studi all’Università Cattolica di Milano negli anni post ’68. La prima esperienza di insegnamento fu a Roggiano ed arrivò dopo altre esperienze lavorative nel campo delle lingue straniere. L’insegnare si è rivelata una scelta ottima, soprattutto dal punto di vista umano

Come sono cambiati la scuola, il rapporto con gli alunni e il modo di insegnare negli anni?

Gavianu: La scuola italiana non è cambiata molto, è rimasta abbastanza statica, anche se sono aumentate le attività dispersive che sono di certo positive, ma tolgono tempo alle discipline fondanti. La scuola, anche a causa di queste attività, sembra quasi “colonizzata” dall’esterno, quasi a voler dare un immediato futuro nelle mansioni pratiche. Dovrebbe dare basi elevate ma solide, si dovrebbero fare poche cose ma farle bene. Il rapporto con le classi e con gli alunni è simile al passato, i mutamenti sono solo della “schiuma di superficie”, altrimenti non avrebbe neanche senso studiare il passato per costruire il futuro. Con il tempo sono cambiati soprattutto gli strumenti di cui si dispone, il metodo di insegnamento è molto simile al passato ma viene aiutato dalla tecnologia, che aumenta le possibilità e la rapidità di informazione, come sostenuto anche da Eco.

Catalioto: La prima novità fu il computer a fine anni ’70: come tutte le novità, non fanno paura ma suscitano una certa diffidenza, anche se oggi è quasi impossibile fare lezione senza PC ed altre utilissime “device”. Nonostante le evoluzioni tecnologiche, alla base di tutto, però, c’è sempre il rapporto individuale con gli alunni, da cui si può e si deve sempre imparare. La scuola è cambiata molto, ma ciò che conta è sempre la volontà di mettersi in gioco. La riduzione delle ore di insegnamento di inglese negli anni ha influito non poco sulla necessità di fare delle scelte nel campo molto vasto che a disciplina comporta: la grammatica, la conversazione, la letteratura. Se potessi, darei più spazio a quest’ultima: aiuta a capire, a capirsi, ad arricchirsi, a crescere.

Che cosa le piace dell’insegnamento?

Gavianu: La lettura critica dei testi insieme ad un’interpretazione comunitaria su cui si fonda il confronto tra studenti e insegnante, senza imporre nulla. Tutti sono chiamati ad intervenire durante il confronto, che va pertanto arricchito con altre fonti artistiche, per esempio un quadri di Friedrich per spiegare l’arte romantica. Il manuale è uno strumento ma non il fine dell’insegnamento. Serve fornire un dato immediato su cui discutere. Il conflitto interpersonale diventa quindi quasi indispensabile durante un confronto, in cui tutti hanno il diritto di sbagliare. La scuola serve anche a rafforzare il dialogo e il linguaggio.

Catalioto: Dover mettersi in gioco ogni giorno per dare del proprio meglio.

Cosa si porterà in pensione di questa sua esperienza da insegnante? 

Gavianu: La continuità dell’attività intellettuale, che proseguirà quasi in otium letterario, oltre che il ricordo di alunni e colleghi.

Catalioto: La pensione porterà da una parte la nostalgia per gli intensi rapporti quotidiani con gli alunni, di cui (di tutti) mi rimarrà un bellissimo ricordo. Spero di continuare ad essere produttivo nel campo degli scambi educativi internazionali.

C’è un momento, una classe o altro, relativo alla sua carriera, che ricorda con maggior piacere?

Gavianu: Con molte classi c’è stato un rapporto positivo, simile a quello tra attore e pubblico. Con alunni e colleghi si crea una bella intesa quando c’è qualcosa in comune che va oltre il semplice rapporto scolastico, con valori intellettuali ed emotivi condivisi. Anche se è passato molto tempo i ricordi sono piacevoli.

Catalioto: Tutte le occasioni in cui è stato possibile condividere qualcosa che andasse oltre la semplice convivenza scolastica. Indimenticabile è stato il recente “tributo” fattomi dai miei alunni riuniti insieme qualche mese or sono. Nei quarant’anni trascorsi individuo con chiarezza tante figure “entitled to be mentioned”, ma non sarebbe corretto nominarle.

Come si sente a terminare con l’insegnamento scolastico?

Gavianu: Non c’è discontinuità perché ci saranno ancora incontri con alunni e colleghi. Il lavoro però sarà sicuramente alleggerito per la mancanza dei compiti da correggere e per l’assenza della burocrazia che ormai invade la scuola. L’attività intellettuale però sarà la stessa.

Catalioto: Al momento, incredulo. Sono certo che mi ci abituerò presto, ma sono altrettanto sicuro che il mio legame con i giovani non cesserà mai.

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