Veddasca | 28 Maggio 2018

Veddasca, quella volta che le capre espatriarono a Biegno…

Una storia dagli anni Venti raccontata dal sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera. In allegato il documento di "rimpatrio" dell'epoca

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(Di Fabio Passera) E’ una storia datata 1922 quella venuta alla luce poco tempo fa, grazie agli archivi di un anziano del luogo. Una imperativa missiva del sindaco del Comune di Biegno, con la quale si ordinava il rimpatrio di due capre sconfinate, a loro insaputa, dalla vicina Svizzera. Ma intanto, un po’ di storia.

Così come accaduto per il vicino Comune di Maccagno Superiore, anche Veddasca nacque per Regio Decreto nel 1928, unendo quattro Comuni autonomi: Cadero con Graglio, Armio, Lozzo e, appunto, Biegno. Giusto per dare un’idea al lettore, l’anno a cui si riferisce la nostra vicenda, Biegno contava ben 434 abitanti, mentre l’insieme dei quattro centri che diedero vita alla nuova aggregazione, assommavano a oltre 1660 anime.

Nel Comune più a nord della Provincia di Varese, primo cittadino era Giacomo Zanini che, all’improvviso, si era trovato a fare i conti con un grattacapo inaspettato. La locale Guardia campestre (sorta di antenati dell’attuale Polizia Locale), aveva sequestrato due capre apparentemente senza padrone, e le aveva consegnate al Municipio come semplice oggetto smarrito.

In realtà il loro padrone non tardò a sapere che fine avevano fatto i suoi animali, e vergò di suo pugno un’accorata richiesta al sindaco, affinché potesse riaverle indietro. L’eccezionale documento del tempo (allegato in galleria, ndr), che pubblichiamo grazie alla gentile concessione del sig. Renato Bianchi, riporta anche il nome del proprietario. Era un tale Ferdinando Martini di Indemini, in terra rossocrociata. E qui, al sindaco, cominciarono a venire i capogiri.

La questione diventava complessa e aveva a che fare con il Diritto internazionale, materia che, probabilmente, poco si sposava con l’inclinazione dello Zanini. Ma poi, come fare a passare la dogana? E chi doveva condurre quegli sbadati animali, peraltro senza… passaporto? Già ci immaginiamo i sudori sulla fronte del sindaco quando prese la carta intestata, la penna e il calamaio e si mise al lavoro sul tavolo per buttare giù una risposta che avesse almeno un po’ di senso compiuto.

Era il 20 aprile 1922, l’Italia stava vivendo un periodo difficile e confuso. Qualche mese dopo (esattamente il 28 ottobre di quel medesimo anno), le milizie fasciste marciavano su Roma e il nostro paese si avviava a imboccare il periodo più buio della sua storia. Ma il governo del liberale Luigi Facta era lontano, e se possibile, la capitale italiana ancora di più. Lassù a Biegno, i problemi, erano ben altri.

(Fonte Notiziario “Insieme”)

Foto di copertina tratta dalla pagina “Biegno Valle Veddasca VA”

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