Maccagno con Pino e Veddasca | 19 Maggio 2018

La leggenda del Lago Delio e le tante curiosità “nascoste” che lo riguardano

Sono tante le leggende che si tramandano oralmente, relative al nostro territorio. Diverse anche quelle che riguardano il noto lago artificiale della Veddasca

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(di Fabio Passera) Il lago Delio si raggiunge dal paese di Maccagno. La strada è stretta ed in salita, la macchina si lamenta e sbuffa, ma la veduta panoramica sul lago Maggiore ed il castello di Cannero Riviera ripaga ampiamente l’usura del motore. Più si sale, più il scenario cambia: le trafficate vie si sostituiscono ad ampie zone di verde, a luoghi silenziosi ed incontaminati.

Il lago Delio è situato ai piedi del monte Borgna e regala una stupenda visuale, da un lato sulla sponda italiana e dall’altra su quella svizzera del lago Maggiore. Per raggiungerlo è necessario parcheggiare in un’area di sosta e proseguire a piedi per circa cinque minuti di camminata. La quiete è quasi assoluta e l’uomo consegna lo scettro alla natura che diventa protagonista.

Compaiono cartelli che avvisano della caccia al cinghiale in alcuni mesi invernali. Lo specchio d’acqua è piccolo, ma i giochi di riflessi dei monti circostanti è impagabile. Di origine naturale per escavazione glaciale, il suo aspetto originario è però variato a partire dal 1911 per la costruzione di dighe di contenimento delle acque.

Il lago Delio viene anche chiamato d’Elio, chiaro richiamo ad Helios, dio sole della mitologia greca. E da qui nasce infatti una prima versione di una leggenda che narra la storia di un borgo sommerso. Dobbiamo fare un grande salto indietro nel tempo (IV secolo d.C.), all’epoca delle evangelizzazioni cristiane.

San Silvestro, giunto nei pressi del monte Borgna, cercò di convertire al cristianesimo gli abitanti di un villaggio che veneravano il dio Sole. Di natura bellicosa, la piccola comunità pagana accusò il santo di portare sventura e lo cacciarono via inseguendolo. San Silvestro riuscì a salvarsi, ma l’ira divina si scatenò sull’intero villaggio. Parte del monte franò facendo scaturire una cascata d’acqua, fango e detriti che sommerse per sempre il borgo.

Una seconda leggenda racconta di un paese molto ricco e fiorente di nome Elio costruito sulle rive di un lago montano. La bellezza di quel luogo aveva però reso aridi gli animi dei suoi abitanti, noti in tutto il territorio circostante per il loro egoismo e la loro arroganza. Un giorno giunse in paese un pover uomo. Bussò all’uscio di diverse porte elemosinando un po’ di cibo, ma ad ogni tentativo fu insultato ed allontanato in malo modo. Non gli restava che un’ultima casa, in disparte rispetto alle altre. Al suo interno una giovane donna e la figlia erano intente a cucinare una zuppa di castagne.

L’uomo fece l’ultimo tentativo e questa volta ricevette ospitalità. Fu invitato a riscaldarsi accanto al fuoco del camino e gli fu offerta una scodella di zuppa. In segno di gratitudine per essere state le uniche due persone ad averlo aiutato, il mendicante che si rivelò essere un veggente, predisse alle due donne che quella stessa notte sul villaggio si sarebbe abbattuta una tremenda catastrofe. Le invitò quindi a raccogliere i loro averi e fuggire subito via con lui. Gli credettero e mentre si allontanavano in gran fretta dal villaggio, udirono risuonare le campane della chiesa a cui seguì un tremendo boato. Si voltarono e videro l’intero paese sprofondare nelle scure e torbide acque del lago.

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