“Non c’è territorio senza impresa, non c’è impresa senza territorio“. Questo il monito che ha inaugurato la conferenza stampa tenutasi in mattinata presso la sede di Confartigianato di viale Milano a Varese. Sul tavolo dell’incontro, come anticipato nei giorni scorsi, il progetto di legge denominato “Aree di Confine“, messo a punto dall’ente stesso dopo nove intensi mesi di lavoro a contatto con le realtà imprenditoriali dell’Alto Varesotto.
Ascoltando le istanze provenienti dalle aziende locali, collocate nell’area più comunemente nota come “Luinese“, è emersa la preoccupazione sempre più marcata per il dumping salariale prodotto dal Canton Ticino e dal frontalierato: fenomeno che permane come nota più dolente per quegli imprenditori che continuano a pagare il conto della crisi nel settore manifatturiero.
Questa la base su cui poggiano le ambizioni della proposta, introdotta dal vicepresidente di Confartigianato Imprese Varese, Antonio Ziliotti, e dall’avvocato Claudia Chiuppi, responsabile Servizio Amministrazione del Personale. A riflettere sulle caratteristiche dell’iniziativa Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa, i presidenti delle Comunità montane del Piambello e Valli del Verbano, Maurizio Mozzanica e Giorgio Piccolo, e Angelo Pierobon, sindaco di Arcisate, primo comune ad esprimere pieno appoggio al progetto con un voto all’unanimità della giunta nell’ultimo consiglio comunale.
“Il dumping tra le aziende di confine e quelle ticinesi incide notevolmente sulla mancanza di manodopera specializzata nel luinese – ha esordito il vicepresidente Ziliotti -. E’ una situazione che dalla crisi del 2008 fa soffrire l’intero territorio, causando la fuga di lavoratori specializzati verso la Svizzera”.
I dati fanno riflettere sul futuro e raccontano di un calo del 9,5% delle imprese attive nell’area negli ultimi dieci anni: 2.947 nel 2016. Il crollo si ripercuote ovviamente anche sul numero degli addetti, 8.500 nello stesso anno che equivalgono al -5,2% nel periodo 2012-2015. Ma cosa prevede “Aree di Confine” per invertire il trend nei prossimi anni?
“La soluzione per vincere il dumping è una sola – spiega Claudia Chiuppi – e cioè un maggior netto in busta. Per raggiungerlo e per incentivare i “cervelli” specializzati a rimanere sul territorio, dobbiamo sfruttare il terreno preparato dalle normative già in vigore. Per questo il progetto ruota attorno alla ben nota “area dei 20 chilometri” dal confine, entro la quale è necessario tutelare gli imprenditori e consentire loro di far crescere e valorizzare le persone in azienda“.
L’obiettivo primario di “Aree di Confine” è dunque quello di creare uno spazio che sia realmente concorrenziale a pochi passi dalla Svizzera, introducendo un nuovo regime fiscale che funga da stimolo per tutti quei lavoratori che risiedono in Italia e sono occupati in aziende appartenenti all’area dei 20 chilometri.
“Il reddito da lavoro dipendente prodotto in questa fascia – ha proseguito Chiuppi – concorrerà alla formazione di una base imponibile in misura diversa nell’arco di 5 anni: 70% nel primo anno di permanenza in azienda, 60% per il secondo anno e 50% dal terzo al quinto anno. Il lavoratore potrà inoltre decidere di usufruire del beneficio fiscale anche in modo non continuativo, frazionandolo di volta in volta in base alle sue esigenze, con l’obbligo però di mantenere la residenza nel comune di confine per almeno tre anni successivi all’assunzione: una clausola di stabilità che conserva i piani di sviluppo del datore di lavoro”.
Per Angelo Pierobon si tratta di una novità anche dal punto di vista culturale, in quanto “promossa dall’artigiano che non ha un immediato ritorno economico: ce l’hanno i suoi dipendenti – ha sottolineato il sindaco -. Mi auguro che dalla nostra adesione possa scaturire una cascata di iniziative analoghe per portare il progetto ai piani successivi e favorire così la conversione in una vera e propria proposta di legge“. Le prospettive in questo senso regalano speranze, soprattutto dopo il giudizio tecnico positivo rilasciato nel dicembre scorso dal Ministero per la Coesione Territoriale attraverso la responsabile Patti per lo Sviluppo, Bianca Maria Scalet. Non dovrà però mancare il supporto delle singole amministrazioni sul modello Arcisate, come evidenziato anche da Massimo Mastromarino, che ha auspicato la formazione di un quadro utile a “riequilibrare l’economia transfrontaliera“.
Idea condivisa anche da Maurizio Mozzanica e da Giorgio Piccolo, quest’ultimo soffermatosi sul progressivo impoverimento delle zone industriali dell’Alto Varesotto, in seguito all’ampio spazio riservato a piccole e micro imprese già dagli anni ’80, e sulla carenza di infrastrutture e collegamenti tra il luinese e le direttrici autostradali. “Non è più soltanto una questione di salario – ha specificato il presidente – quando anche il trasporto merci risulta penalizzato. Il territorio deve riacquistare appeal anche in questa direzione”.
Ultimo capitolo la specializzazione, ovvero l’altra faccia del cambiamento che pone “Aree di Confine” sempre più come un punto di partenza. Nuove azioni di supporto sul versante occupazionale sono infatti parte integrante del progetto: tra la ricerca e formazione delle figure professionali più richieste dalle aziende e l’attivazione di un Istituto Tecnico Superiore, capace di lavorare a stretto contatto con le realtà scolastiche locali.
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