Si chiama Fabio e ha 45 anni. È un ex tossicodipendente e aiuta quelle persone che, come lui anni fa, sono cadute nel circolo della droga e dell’alcool senza riuscire ad uscirne, offrendo una spalla di conforto tramite la Fondazione Eris.
Ma facciamo un passo indietro… Sono i primi anni ’80, Fabio Allievi è un ragazzino che cresce tra la scuola a Monza e il lavoro nel campeggio di famiglia fuori città. Un padre severo e dai modi violenti e una madre debole ed impotente, creano in lui un senso di frustrazione e di repulsione nei confronti del tetto famigliare, che lo spingono ad abbandonare casa a soli 18 anni. Il contatto con droga ed alcool risale a quattro anni prima, quando solo quattordicenne prova il fumo. Grazie al diploma, lavora come perito elettronico, ma presto si rende conto che per mantenersi non ne ha bisogno: la droga e il suo mondo sono sufficienti per vivere e sopravvivere.
Verso i 24 anni inizia con l’eroina, per poi proseguire con il “buco”, segno intangibile di un punto di non ritorno. Comincia a vivere in case abbandonate, sotto i portici, per strada. Tenta anche il suicidio, nel 2002, quando sotto l’effetto del “Minias” si getta sotto un treno in arrivo alla stazione di Monza. Paradossalmente è proprio quella forte sostanza ipnotica che lo salva: rallentando i battiti del cuore, impedisce la morte per dissanguamento fino al trasporto in ospedale.
Ma quel giorno rappresenta il punto di svolta nella vita di Fabio. “L’incidente mi ha segnato, oltre che nel fisico in modo perenne (perde il braccio sinistro, ndr), anche nella testa. Qualcosa si è mosso”.
Prima, nel 2010, riesce a togliersi il vizio dell’eroina, poi a diminuire il metadone. L’anno dopo decide di entrare in comunità per disintossicarsi dall’alcool. Tuttavia quello che ancora manca è una purificare della mente. Così nel giugno 2011 comincia un percorso nel centro cura della Fondazione Eris, a Limbiate (MB). “Qui per la prima volta mi sono sentito voluto bene. Il centro mi ha permesso di essere quello che sentivo di essere. Non avevo più bisogno di essere un altro per elemosinare attenzioni, per far sìche qualcuno si accorgesse della mia esistenza”.
Ed è questo che Fabio cerca di comunicare alle tante persone, giovani ed adulte, che ogni giorno tenta di salvare, andando direttamente a cercarle per strada o sotto i ponti. Centinaia i tossicodipendenti con cui entra in contatto e oltre una quarantina quelli che salva, aiutandoli a rendersi conto della vita che conducono e ad uscirne con un percorso specifico.
Così Fabio è diventato un educatore alla pari nel centro monzese, dove insieme hanno creato un servizio in cui è lui stesso ad offrirsi per dare una mano in prima persona alla gente in difficoltà. “ChiediAiuto”, un progetto che si basa sulla “peer education” (educazione alla pari, ndr), è rivolto ai familiari o amici di persone affette da dipendenza patologica (droga, alcool e gioco d’azzardo), che dopo tre anni di attività ha raggiunto un’efficacia dell’80%. “Una profonda esperienza ed un approccio innovativo generano un cambiamento efficace” è il motto di Fabio, che non perde la speranza di salvare chi, come lui, è caduto in una dipendenza da cui non riesce più a fare a meno.
Per ottenere ulteriori informazioni, avere un confronto e sapere come funziona è possibile visitare il sito della Fondazione, consultare il sito internet di Fabio Allievi oppure la pagina Facebook del progetto.
© Riproduzione riservata


