Canton Ticino | 7 marzo 2018

Ticino, venerdì un incontro per conoscere le vittime della coercizione e i loro diritti

Il contributo di solidarietà, richiedibile entro il 31 marzo, è rivolto a chi ha subito torti simili (aborti, collocamenti extrafamigliari, adozioni) prima del 1981

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La Fondazione Guido Fluri è intenta ad organizzare per venerdì 9 marzo un evento d’informazione, dedicato alla campagna nazionale di sostegno alle vittime di misure coercitive e collocamenti extrafamigliari decisi prima del 1981. A Sementina, dalle 14.30 alle 16.30, presso la casa anziani “Centro Somen”, sarà l’occasione per l’ultimo appello a tutti i cittadini ticinesi che hanno vissuto questo trauma ma che non si sono ancora annunciati alle autorità cantonali. Infatti, il prossimo 31 marzo scadrà il termine stabilito dalla Legge federale per inoltrare la richiesta del contributo di solidarietà stabilito dal Parlamento.

All’iniziativa parteciperanno il suo promotore, Guido Fluri, il Consigliere di Stato (DSS), l’on. Paolo Beltraminelli e il Vicario Generale don Nicola Zanini.

Per maggiori informazioni e supporto nella compilazione della richiesta visitare il sito cantonale dedicato. Per la partecipazione è richiesta l’iscrizione scrivendo una mail a arom@bluewin.ch.

La coercizione è uno dei capitoli più oscuri della storia della Confederazione Elvetica, che tuttavia risale ad oltre il XX secolo, quando numerosi ragazzi svizzeri furono messi all’asta nelle piazze comunali, per essere poi maltrattati, seviziati ed obbligati al lavoro forzato. Questo tipo di misure e collocamenti extrafamigliari hanno causato dolore e torti.

Per anni la politica non ha mosso alcun passo: nel 2004 alcuna maggioranza politica è stata raggiunta per persone che hanno subito un aborto forzato; nel 2006 il Congilio Federale rinuncia ad una ricerca approfondita sulla storia della Svizzera; nel 2009, nonostante il comitato dei Diritti Umani dell’ONU invita il Paese a rimediare al torto inflitto alle vittime, nessun procedimento viene affrontato.

Finalmente nel 2013 viene avanzata una proposta parlamentare per persone che hanno subito misure coercitive a scopo assistenziale e, dopo lunghi decenni di sforzi intrapresi da parte di diversi gruppi di vittime, nel marzo 2014 viene lanciata l’iniziativa popolare “Riparare l’ingiustizia”. In soli otto mesi vengono raccolte più di 110 mila sottoscrizioni.

Nel 2016 il Consiglio Nazionale approva la contrapposta del Consiglio Federale che, oltre ad un approfondimento scientifico di questo oscuro capitolo della storia svizzera, prevede un contributo di solidarietà per tutte le vittime colpite. La contrapposta viene confermata anche dal Consiglio degli Stati qualche mese dopo.

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