I dati scrutinati nel Canton Ticinovedono prevalere i “no” con circa il 65% dei consensi da parte della popolazione. L’ultimo sondaggio, quello diffuso in febbraio, prevedeva invece un testa a testa tra favorevoli e contrari alla proposta di abolizione del canone. Ancora più chiara, ma questa era stata prevista da tutti, anche la bocciatura a livello nazionale. Le proiezioni parlano addirittura di un “no” che potrebbe sfondare il 70%.
Il Consiglio di Stato prende atto con soddisfazione dei risultati della votazione federale odierna sull’iniziativa “Per l’abolizione del canone radio-televisivo”: la decisione di respingere l’oggetto anche noto come “No Billag”, confermata anche dal voto della popolazione ticinese, consente di riaffermare l’attaccamento della popolazione al servizio pubblico e all’attuale meccanismo di finanziamento della SRG SSR RSI e delle emittenti private. Il Governo saluta molto positivamente il voto odierno che – dopo un lungo e acceso dibattito – riafferma con la massima chiarezza possibile l’attaccamento della Confederazione e del Canton Ticino all’emittente pubblica e al finanziamento complementare delle emittenti private. Il voto espresso dalla popolazione ticinese è inoltre fonte di particolare soddisfazione per il Consiglio di Stato. Tale risultato valorizza il ruolo della RSI e delle emittenti private del Cantone, aziende che svolgono un ruolo di primo piano nel tessuto economico e nella realtà culturale del Ticino”.
“Mi hanno appena informato dell’esito dell’odierna votazione per la No Billag – scrive il consigliere ticinese Manuele Bertoli – . Non posso che dirmi molto felice e soddisfatto che si sia voluto mantenere il servizio pubblico d’informazione come anche il conseguente sostegno alla nostra cultura e alla nostra lingua. I cittadini hanno dato un segnale chiaro di volere una pluralità d’informazione fatta di attori privati e con mandato pubblico e di voler sostenere i principi che fanno della Svizzera un paese federale coeso. La politica dovrà ora orientarsi tenendo conto del no plebiscitato dai cittadini senza dimenticare le criticità emerse in questi mesi di dibattito. Sono molto felice oggi anche per tutte le persone che in questi mesi hanno vissuto momenti di tensione temendo la perdita del proprio lavoro e per le loro famiglie. Sono convinto che il voto di oggi sia anche il frutto del grande e buon lavoro che ogni giorno con professionalità viene svolto da tutte e tutti i dipendenti delle radio e televisioni pubbliche e private.
Referendum No Billag, le ragioni dei promotori. Promossa dalle organizzazioni giovanili di due paesi di destra, il Partito radicale liberale (Plr) e i populisti dell’Unione di Centro(Udc), l’iniziativa chiedeva che il settore radiotelevisivo fosse affidato soltanto al libero mercato. La Svizzera sarebbe potuta diventare il primo paese a smantellare il suo servizio pubblico. Tuttavia proprio le particolari caratteristiche della Confederazione Elvetica hanno reso problematica questa scelta. La Svizzera è un paese piccolo e il mercato pubblicitario non sembra sufficiente per coprire i costi delle trasmissioni, specie per quanto riguarda le minoranze. Tanto più che vi è una forte concorrenza da parte delle televisioni tedesche, francesi e italiane.
(Foto © Manuele Bertoli – pagina Facebook)
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