Valcuvia | 21 dicembre 2017

Fusione dei comuni di Cuveglio e Duno, l’intervista ai sindaci Piccolo e Paglia

Sul tema del comune unico analisi, progetti e riflessioni dei due amministratori, in attesa del referendum in programma nel 2018. In queste settima avviata la procedura

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Il percorso che conduce alla realtà del comune unico, per i paesi di Cuveglio e Duno, è sicuramente ancora lungo e ricco di incontri e “sfide” da affrontare: una lunga serie di attività che coinvolgerà amministrazioni e abitanti nel corso dei prossimi mesi, fino a giungere all’appuntamento decisivo che determinerà le sorti della fusione, il referendum in programma nel corso del 2018.

L’opinione dei cittadini avrà infatti un peso determinante nell’apertura alla fase conclusiva del progetto, in relazione alla quale i consigli dei due comuni si sono attivati, alla fine di novembre, discutendo e poi approvando alcune variazioni degli Statuti, essenziali da un punto di vista tecnico e giuridico per poter entrare, qualora ci fossero i presupposti, nel vivo della fusione.

In attesa delle consultazioni, la cui data più probabile si colloca intorno all’autunno del prossimo anno, abbiamo raccolto il pensiero e le sensazioni dei due sindaci, Giorgio Piccolo (Cuveglio) e Francesco Paglia (Duno).

Da dove nasce la volontà di fondere i comuni della Valcuvia, che riguarda i vostri paesi?

Piccolo – Da tre ordini di problematiche complementari fra loro, quella sociale, politica, amministrativa. In primis quella sociale: i nostri paesi, pur presentando aspetti di potenziale eccellenza, vanno via via impoverendosi, sia dal punto di vista demografico sia da quello vitale e partecipativo. L’invecchiamento della popolazione, il pericolo della perdita d’identità, la necessità di ridare contesto alle poche attività produttive ancora presenti, restituire valore al territorio riqualificandolo, sono considerazioni e sfide che interrogano in modo serio chi amministra. Poi c’è l’aspetto politico: una visione tesa allo sviluppo del territorio, al potenziamento delle eccellenze locali all’ottimizzazione dei servizi, non può che passare attraverso la capacità di confronto e di progettazione del futuro. Questa forza vitale necessaria per guardare al domani sovente non può essere recuperata nel ristretto ambito locale, che non di rado soffre di particolarismi. Per questo è necessario e doveroso ricercarlo in ambiti più grandi dove è possibile l’interazione con problematiche di più ampio respiro. Si tratta anche di gettare un seme, di intraprendere una strada che possa garantire un armonico sviluppo delle comunità di Valle aprendo prospettive di prosperità. In terzo luogo, c’è il tema amministrativo: per Duno e Cuveglio si tratta di completare un processo di sinergia operativa che una buona pratica di gestione aveva già avviato. Dobbiamo ora considerare anche le opportunità previste dalla legge sulle fusioni tra comuni anche dal punto di vista dell’acquisizione di risorse aggiuntive. Dobbiamo infine notare che, per ora, le fusioni tra comuni sono attività consigliate e incentivate dalla vigente normativa Statale e Regionale ma, in futuro, potrebbero essere anche calate dall’alto.

E come cercherete di assemblare insieme l’aspetto sociale, quello politico e quello amministrativo?

Piccolo – Per far si che questi tre ordini di problemi possano far scattare la volontà di unirsi, occorre che si instauri tra gli attori della fusione un clima di fiducia, di stima e un’unità di intenti, sia a livello di istituzioni sia tra la popolazione. Tra Duno e Cuveglio, seppur nelle debite proporzioni, è ormai anni che sperimentiamo la condivisione di numerosi servizi, la ricerca di nuove prospettive politiche ed operative, la collaborazione tra enti, ed anche la valutazione dei bisogni concreti delle nostre comunità. Direi quindi che l’attività di fusione cui abbiamo messo mano si configura più come conclusione di un processo che come l’inizio di un’avventura. Potremmo infine affrontare questa problematica anche dal punto storico considerando i corsi e ricorsi, valutando pregi e difetti che nel tempo unioni e divisioni hanno generato; ma queste riflessioni, anche se sono da tenere in massimo conto in quanto incidono profondamente nel “sentire dei nostri concittadini”, ci porterebbero lontano dal vero cuore del problema che è quello di dare risposte pratiche, operative e perseguibili, non velleitarie, non piegate a interessi personali o partitici, ma volte al solo fine di operare per il bene e lo sviluppo delle nostre comunità.

Quali saranno gli obiettivi della fusione tra Cuveglio e Duno?

Paglia – Anzitutto quello di creare un nuovo comune all’interno del quale sia possibile dimostrare che l’integrazione sociale politica ed economica supportata da volontà e piani operativi comuni: è questa la via per sviluppare le specificità del territorio. Consegnare nelle mani della futura amministrazione uno strumento gestionale più adeguato alle sfide che il tempo presente pone. Convincere chi oggi è titubante, disorientato o contrario ad intraprendere la strada della condivisione, unica strada per lo sviluppo della nostra valle.

Quale l’iter che verrà seguito giuridicamente e porterà al referendum?

Piccolo – Oltre alle attività di carattere giuridico amministrativo relative all’allineamento delle procedure tra comuni, della corrispondenza dei regolamenti comunali alle disposizioni di legge, alla preparazione del documento relativo al profilo generale della fusione, l’aspetto indubbiamente più critico del processo è quello del referendum. Questa espressione popolare dovrà essere preceduta da una costante, adeguata e puntuale comunicazione motivazionale, riguardante in particolare la corretta interpretazione dei vantaggi e delle problematicità che la fusione porterà con sé. Tale comunicazione dovrà avvenire a tutti i livelli partecipativi, da quelli interni al Comune, maggioranza e minoranza, a quelli associativi e a tutta la popolazione.

Avete già in mente qualcosa?

Paglia – La scaletta delle attività di massima è iniziata in queste settimane con la delibera d’approvazione del progetto di fusione da parte dei comuni, mentre a gennaio 2018 sarà pubblicato il progetto con il conseguente avvio di procedura. Nei 60 giorni successivi si potranno presentare le osservazioni al progetto, che saranno valutate da una commissione paritetica istituita per l’occasione. Le valutazioni saranno restituite entro i successivi 45 giorni e se accolte saranno integrate nel progetto. A questo punto sarà possibile dar corso alle attività relative al Referendum. Si presume quindi di indire il Referendum entro il mese di maggio-giugno 2018.

Duno ha 130 abitanti circa, Cuveglio oltre 3300. Quanto inciderebbe la fusione in queste due comunità così piccole? Cosa cambierà concretamente?

Paglia – Sicuramente in modo notevole, si tratta certamente di un cambiamento di mentalità. Dobbiamo imparare da una parte a ragionare in ambiti sempre più vasti, cercando di comprendere ragioni sempre a più ampio respiro, e nello stesso tempo dobbiamo imparare a farci percepire in modo corretto, mettendo in campo progetti sorretti da valori e risorse sostenibili. Esiste infine anche una problematica tecnica/operativa che pur essendo di notevole complessità è, da un certo punto di vista, di minor impatto sulla comunità. In ogni caso entrambe le problematiche tecnica e politica necessitano di un’attenta preparazione e di un’accurata comunicazione.

Sul territorio vi è anche l’esperienza di Maccagno con Pino e Veddasca. Come reputate, ad oggi, quella realtà?

Piccolo – E’ sicuramente molto interessante. Gli stessi attori e fruitori giudicano questa esperienza positiva, sia dal punto di vista amministrativo sia da punto di vista sociale; la fusione ha dato origine anche ad una ripresa dell’identità.

Guardando alle Unioni di Comuni, e faccio riferimento a Dumenza, Agra, Curiglia e Tronzano, perché avete avviato il processo per la fusione? Quali sono le differenze che vi hanno portato a questa decisione?

Paglia – Alcuni sindaci, che hanno scelto l’unione anziché la fusione, si sono resi conto che poiché non si crea un organo di gestione unitario, vengono raddoppiate le strutture di governo con le incoerenze e le tensioni che inevitabilmente nascono. E’ quindi evidente che la strada dell’unione non è una soluzione valida. Rimane quindi, per noi, solo quella della fusione.

Tanti altri comuni piccoli come Mesenzana, Brissago Valtravaglia, Ferrera, Rancio e Masciago, si stanno muovendo nella stessa direzione vostra, con pareri diversi. Cosa significa per voi fondere un comune come Cuveglio a quello di Duno?

Piccolo: Non crediamo che sia utile discutere a lungo sui diversi pareri, daremmo il via a dispute senza fine ed ognuno avrebbe ottime motivazioni per essere pro o contro la fusione. Come si è detto, occorre innanzitutto un lungimirante pensiero politico e il profondo convincimento che questa sia la strada da percorrere. Da questa visione dobbiamo far emergere i nostri punti di forza sui quali poter costruire. Penso che trasmettere questa convinzione e stimolare questa riflessione sia compito delle amministrazioni ed è lavoro propedeutico e indispensabile all’azione. Tempi e modalità operative ne saranno la conseguenza.

Come vede la Valcuvia fra vent’anni in quest’ottica di fusioni?

Paglia – Mi sembra che la strada dei grandi raggruppamenti sia già stata tracciata, a noi spetta seguirla con intelligenza nei modi e nei tempi.

 

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