Luino | 24 Novembre 2017

La storia di Elena Travaini, una grande forza di volontà che porta al successo

“Ho imparato a guardarmi allo specchio con gli occhi dell'amore per me stessa. Con Blindly Dancing ho compreso che la mia storia può essere d'aiuto a molte persone"

La storia di Elena Travaini, la grande forza di volontà che porta al successo
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“Mi chiamo Elena Travaini, sono nata nel 1986 a Sondrio. Fin qui penserete voi tutto normale. E invece no. La mia vita è cambiata in un istante. A soli 20 giorni dalla mia nascita, infatti, mia madre ha notato in me qualcosa di strano, il mio sguardo cercava sempre luci molto forti, colori molto intesi. Preoccupata per questo comportamento inusuale ha deciso di portarmi dalla pediatra che, fortunatamente per noi, ha avuto subito il sospetto che la situazione fosse più grave di quello che si pensava. Trasferita nell’immediato dall’ospedale di Sondrio all’ospedale Niguarda di Milano le brutte notizie non sono tardate ad arrivare“. Inizia così la storia di Elena Travaina che vi raccontiamo. Una storia fatta di difficoltà, paure e sofferenze, ma che oggi sono arrivate ad un grande motivo di orgoglio, di felicità e anche di successo.

“Il mio strano comportamento era dovuto a un raro tumore alla retina denominato ‘Retinoblastoma Bilaterale non Familiare’ – continua a raccontare Elena -, che in realtà si stava mangiando tutte le cellule già da quando stavo nella pancia di mia mamma. L’hanno definita una gravità di quinto stadio, un tumore molto avanzato che vedeva in Italia un’unica soluzione: l’asportazione chirurgica di entrambi gli occhi per potermi salvare la vita. Ecco però il destino, un destino fatto di coincidenze meravigliose che mi hanno accompagnata nel mio cammino fino ad oggi”.

“Tuttavia un giovane stagista universitario, fortunatamente, ha indicato ai miei genitori un’altra via: ad Amsterdam un certo dottor Tam, grandissimo luminare nel campo dell’oncologia oculistica pediatrica, stava sperimentando una nuova cura. E così, grazie al supporto di un’amica che si è calata nei panni della traduttrice, siamo volati in Olanda, dove nei tre anni successivi sono stata sottoposta ad interventi chirurgici, radioterapia, laserterapia e chemioterapia. Entrambi i miei occhi stono stati salvati, ma col tempo la vista ad uno dei due si riduce a meno di un decimo e all’altro si consuma completamente. È stato molto difficile, soprattutto per i miei genitori, che non smetterò mai di ringraziare”.

Elena cresce e si abitua a convivere con questa disabilità. Come i suoi coetanei, frequenta l’asilo, le scuole elementari, medie e superiori, si iscrive persino all’università. La sua famiglia non sceglie scuole private o speciali, ma preferisce farla crescere nel mondo reale, affiancandola e sostenendola in qualsiasi momento. Ma i problemi per Elena sono altri. Il suo aspetto fisico, soprattutto quel volto che riporta tutti i segni della malattia con una malformazione agli occhi molto visibile, la turba e soffre nel sentirsi additata come “la diversa”, nonostante gli affetti e la vicinanza di amici e famigliari. Il rapporto con lo specchio e le fotografie è sempre più duro, commenti e battute di “idioti” non mancano.

Crescendo Elena cambia modo di pensare e di vedere la sua vita e la sua malattia. Comprende che a quelle persone che inveiscono crudelmente contro di lei, ci sono anche tante altre che l’apprezzano per quello che è, non per quello che appare. A vent’anni diventa mamma di Aurora, “la mia luce, la mia vita”.

“Da sei anni mi sono trasferita a Luino – continua Elena -, dove vivo con Anthony, il mio compagno. In questi anni, la danza, passione che condividiamo, ci ha portati lontano e ci ha ripagati dando loro tantissime soddisfazioni. La più grande, forse, lo scorso anno quando siamo saliti sul palco della trasmissione Rai ‘Ballando con le stelle’, ma solo dopo essere stati ospiti ai campionati del mondo di danza, aver girato un documentario sulla nostra storia ed essere stati protagonisti di un cortometraggio in gara, in tutti i festival cinematografici del mondo”.

Ai molti risultati raggiunti insieme (sia nella danza con diversi podi nelle competizioni agonistiche, sia nella televisione, nella radio e nel cinema), si è aggiunta la realizzazione di un progetto straordinario, denominato “Blindly Dancing” (ndr, danza al buio), al quale si sono avvicinate più di 100mila persona tra Italia, Svizzera ed Olanda. “L’idea ci è venuta per caso e abbiamo cominciato ad esibirci in show in cui entrambi eravamo bendati”. Elena ed Anthony hanno prima dimostrato cosa volesse dire ballare nell’oscurità, per poi farlo provare a chiunque volesse, attraverso corsi di ballo di coppia, stage e sessioni di coaching motivazionale all’interno di aziende. Il loro messaggio ha raggiunto anche le scuole, dove hanno cercato di insegnare ai più giovani il rispetto per la diversità.

Negli ultimi anni in Elena sta crescendo un nuova consapevolezza: il suo essere diversa e unica le ha permesso di imparare ad armarsi, a volersi bene, a vedersi bella. Ha iniziato a presentare eventi di moda, a sfilare per diversi stilisti e a posare per fotografi, per dar vita in ogni scatto a un’immagine dove potesse rappresentare il suo essere donna.

Oggi Elena rimane con due sogni nel cassetto: far conoscere a più persone possibili la danza al buio e la sua storia, per raccontare a tutti come si possa vincere contro il pregiudizio, la sofferenza e le difficoltà, e diventare un’immagine riconosciuta nel mondo della moda, rappresentando un brand importante per unire l’immagine estetica alle emozioni che lei tutti i giorni prova.

Elena ed Anthony la scorsa settimana sono stati protagonisti del “TEdxVarese”un evento che celebra l’innovazione e la curiosità ed ispira le persone dando voce a idee e progetti che vale la pena diffondere. Nei prossimi mesi, inoltre, saranno protagonisti di un evento molto particolare anche sul nostro territorio.

Per maggiori informazioni sul progetto “Blindly Dancing”, cliccare qui, mentre qui trovate tutti i dettagli sulla carriera artistica di entrambi.

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